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Pagni, “In cuor mio ho già scelto l’allenatore, è un giovane di prospettiva”

Il direttore sportivo rossoblu invita alla pazienza e fuga qualche dubbio: "Lavoriamo con ponderatezza. Feola? Bravo, ma non ho neanche il numero di telefono"

Un ritorno gradito ad undici anni dall’ultima “impresa” in riva allo Ionio, quando grazie al suo intervento il Taranto raggiunse una salvezza tranquilla in Serie C1, nonostante un avvio disastroso. Danilo Pagni torna a parlare da direttore sportivo rossoblu e sembra avere già le idee chiarissime sui temi caldi dell’estate: allenatore e calciomercato. Intervenuto ai nostri microfoni, nel classico appuntamento domenicale con TifoWeb, il direttore smentisce tanti nomi accostati alla panchina e ci spiega la sua filosofia in sede di mercato.

LA SCELTA – “Non ho mai scelto un progetto in base alla categoria e lo dimostra il fatto che me ne andai dal Chievo, quando ero capo degli osservatori, scendendo in Serie D alla Salernitana. Il mio approdo a Taranto nasce da una chiacchierata con Vittorio Galigani che in quel periodo storico era quasi convinto che avremmo fatto parte della Serie C d’èlite. Quando questa possibilità è praticamente sfumata, il presidente Giove è stato molto bravo a convincermi. Per portare un dirigente professionista in Serie D è sempre fondamentale che si creino le condizioni necessarie per una collaborazione proficua: i risultati sono la panacea per ogni squadra e su quello non ci piove, ma la società li può raggiungere solo confermando la resilienza degli ultimi anni, in cui si è investito tanto. In questo momento c’è un malessere della piazza, come è giusto che sia dopo tutte le delusioni di quest’anno, ma il Taranto nelle ultime stagioni ha lavorato bene, chiudendo alcuni contratti importanti. Non bisogna demonizzare tutto il lavoro della famiglia Giove, anzi. La ricerca spasmodica ed ossessionante della vittoria deve portare ad una riflessione che ci porterà a modificare innanzitutto il rapporto tra la piazza e la società, ma anche con le istituzioni e le forze economiche che devono fare la loro parte. Non vedo perchè a Bari tutte le aziende diano il loro contributo alla squadra di calcio mentre qui non avviene. Ho stimoli davvero importanti, al di là della categoria che penso non mi appartenga. Inizierò questa avventura da una pagina bianca e cercherò riscrivere la mia carriera, anche perchè ho solo quarantacinque anni”.

MERCATO – “Ho fatto le mie valutazioni ed in cuor mio ho già scelto l’allenatore. Ci sono state tante proposte anche per vie traverse, Taranto fa gola. I tempi per il mercato ovviamente si dilateranno un po’, siamo in una situazione surreale ed anche se nelle massime categorie si tornerà a giocare, già guardando in Serie C la situazione è più complicata. Ci sono squadre che torneranno a giocare ed altre che invece hanno rifiutato. Fare mercato in questo momento storico non è facile ma stiamo lavorando con ponderatezza, muovendoci in largo anticipo. Sicuramente negli ultimi anni ci sono state delle cifre “dopate” e dopo la crisi conseguenziale alla pandemia ci sarà un ridimensionamento degli ingaggi, soprattutto per i giocatori cosiddetti di prima fascia che hanno toccato cifre iperboliche. Nella mia carriera non sono mai andato a riempire d’oro giocatori che hanno fatto solo la Serie D e certamente non lo farò quest’anno. Non è questa la mia filosofia. Se capiteranno giocatori in grado di garantire determinate performance è normale investirci, ma con riguardo. Voglio giocatori che desiderino venire a Taranto e che non scelgano questa squadra solo per i soldi”.

NOMI PER LA PANCHINA – “Non ho mai sentito Feola e non ho neanche il suo numero di telefono. Lo conosco professionalmente ed è un ottimo allenatore per la categoria oltre ad essere anche un bravo professionista, lo stimo ma non l’ho mai contattato e non c’è neanche un incontro in programma. Ho letto di Giacomarro, vi dico solo che l’ho invitato al mio matrimonio, con Auteri ho un grande rapporto e l’ho avuto a Siracusa e Gallipoli come allenatore. Orlandi è stato giocatore di mio padre e poi lo chiamai per allenare. Anche con Calabro ho una bella amicizia. Ciò non significa che siano in lizza per la panchina del Taranto, non mi interessa fare casting e non mi presterò mai a questo tipo di trattative. Io ho scelto l’allenatore insieme alla proprietà e sarà quello, non possiamo chiamare tutti altrimenti perderemmo di credibilità. Ci sono decine di allenatori che fanno finta di niente e nel frattempo ci fanno contattare da terze parti, in ventuno anni di mia carriera ed in quaranta di mio padre, ho imparato tanti meccanismi del calcio. Si è innescato un tam tam mediatico sull’allenatore che in realtà non esiste. Ho parlato con un solo allenatore, preparatissimo, bravissimo e di grande prospettiva. Con lui non è stata presa alcuna decisione e ne riparleremo, ma nel mio cuore so che lui dev’essere il nostro condottiero quest’anno. Fra una settimana, massimo dieci giorni, ne riparlerò con la proprietà. C’è gente che attualmente ha una squadra e si sta proponendo ma non mi piace lavorare così, io ho due o tre profili adatti ma solo uno è il prescelto. Non abbiamo fretta. Voglio un uomo di personalità, perchè ci sono tanti allenatori che sbraitano e danno pugni sulla panchina ma poi sudano freddo e sbagliano le decisioni sotto pressione. La leadership di un allenatore si dimostra all’interno dello spogliatoio, non c’è bisogno di fare teatrini. Io valuto la persona, le motivazioni e la preparazione che ha, non sto con l’almanacco in mano per vedere quanto ha vinto in carriera”.

ROSA – “Quando un direttore vince, molto spesso dice che ha preso i giocatori più forti, ma questo è un mito da sfatare. Mi sono reso conto che in tutta la mia carriera le squadre con cui ho vinto erano composte da giocatori che l’anno prima non avevano fatto bene, venivano da un infortunio o da lunghi periodi di inattività. Posso tranquillizzare i tifosi perchè non sono mai stato un direttore che punta sui nomi altisonanti. Non sono un ds stereotipato, che prende l’almanacco e sceglie i giocatori. Ovviamente avere qualche giocatore importante mi fa piacere, non lo nego. Qualche giorno fa ho sentito Nicolas Bremec ed abbiamo ricordato che quando l’ho portato a Taranto era disoccupato. Il mio modus operandi è sempre stato questo: ho anche vinto campionati di Serie D con under che provenivano dall’Eccellenza”.

TIFOSERIA – “Ringrazio chi mi sta dando fiducia ma voglio precisare che io da solo non vado da nessuna parte. Senza una Curva piena che ci aiuta o che ci fischia quando giochiamo male, senza uno stadio stracolmo che ci sprona, non si vincono i campionati. Non sono un fenomeno nè un presuntuoso ed a differenza di tanti in questo settore, non sono un venditore di fumo. I tifosi lo sanno bene perchè l’anno che ho passato a Taranto fu molto travagliato. Anche a Terni perdemmo cinque partite di fila, derby compreso, e ci fu una forte contestazione. Io ci ho messo sempre la faccia, non mi tiro mai indietro. Poi sappiamo tutti com’è andata a finire: calcolando la classifica da marzo in poi avremmo vinto il campionato. Ho un grande rispetto per la tifoseria tarantina ed ho sempre desiderato lavorare qui. Nel 2008 penso di essermi fatto apprezzare come uomo perchè non racconto favole, pur difendendo sempre la proprietà. Ricordo che Blasi inizialmente seguiva le partite in Curva e cantava con i tifosi, quando arrivai io invece lo contestavano ferocemente. Bisogna fare un passo indietro, la famiglia Giove ama il Taranto ed è malata di calcio, non ha interessi e posso sottoscriverlo. Può aver fatto errori, ma tutti in buonafede e va sostenuto. La piazza di Taranto è una fra le più mature, ricordo che quando venni a giocare i playoff con l’Arezzo ci applaudirono dopo una sconfitta dolorosa. I miei giocatori erano esterrefatti, io no perchè conosco la piazza e so che è di un livello superiore. Adesso però bisogna sostenere la squadra, io posso essere determinante fino ad un certo punto, ho bisogno che la città remi nella nostra direzione. Vorrei valorizzare Taranto in tutta Italia e questo passa anche e soprattutto dai tifosi. Senza il calore del pubblico mi sento monco. Lo “Iacovone” deve tornare come una volta, negli spogliatoi si deve sentire la bolgia prima di entrare in campo. E’ quello che porta un giocatore a far bene e fa vincere i campionati”.

TECNICI BLASONATI MA FALLIMENTARI – “Braglia fu esonerato perchè non mi volle ascoltare. Mi diceva di lasciar perdere Blasi ma io sono un professionista. Quell’anno tra l’altro i papabili erano Giannini ed Auteri, con la scelta mia e del presidente che ricadde sul primo. Dopo aver chiuso l’accordo però il mister inizio a fare richieste particolari e decidemmo di cambiare rotta su Braglia. Allenare qui è la cosa più difficile che ci possa essere, è bello quanto complicato, poi questa è una categoria talmente difficile che non si può mai sapere come andrà una stagione. Per vincere la Serie D bisogna prendere non solo un allenatore bravo ma anche baciato dalla fortuna. Non esiste una regola esatta, quello che conta è l’atmosfera che si crea attorno alla società. Una volta instaurato un bel clima la strada è già in discesa”.

GIRONE – “Conosco il girone e da due settimane lo sto studiando ancor più scrupolosamente con i miei collaboratori. E’ il girone più difficile d’Italia per questioni ambientali ma anche tecniche. La gran parte delle squadre usa il 3-5-2 restando dietro la linea del pallone e molte squadre prima di giocare contro il nostro Taranto preparavano le partite sulle ripartenze, facendola spesso franca. Ho le idee chiare e sono sul pezzo ventiquattro ore al giorno”.

ORGANIZZAZIONE – “Ci dobbiamo strutturare nelle varie aree, ognuno con le proprie mansioni e le proprie regole, dal magazziniere alla segretaria fino al medico. Proprio a livello medico vorrei creare un pool professionale, snello ma operativo. Sono maniacale su questi aspetti e credo molto in questo, stiamo infatti cercando di portare un preparatore atletico abbastanza quotato e valuteremo come organizzare e valorizzare al meglio il lavoro sul campo B che sarà fondamentale. Quando ci si allenerà di mattina tutta la squadra dovrà fare colazione insieme, sono aspetti che fanno parte del mio modo di essere e mi farebbe piacere metterle in pratica insieme alla squadra. Chiunque abbia lavorato con me sa che vivo dentro allo stadio”.

SIRENE ARGENTINE – “Sto cercando di attuare una strategia, puntando sul calcio argentino che verosimilmente rimarrà fermo a lungo. Ho sguinzagliato qualche contatto che si trova lì e sto cercando un paio di profili di un certo tipo. Non è detto che ci riuscirò, non voglio illudere nessuno, però sono stato tanto in Argentina ed ho contattato un paio di elementi. Parlo nello specifico di una mezzala sinistra, dotata di un grande tiro, un giocatore che ha giocato nel massimo campionato nazionale ma non è assolutamente vecchio. E’ un’operazione difficile non solo per il lato economico”.

BLASI – “Sono un suo grande amico, lui ha le spalle larghe ed è un grande imprenditore. Posso dire che ha rapporti diretti sia con Giove che con Galigani, ma sono cose che non mi riguardano. Sicuramente ho un bellissimo ricordo di lui e penso che la stima sia reciproca. So che sta acquisendo Studio 100 e sappiamo tutti che per il Taranto è fondamentale, non esisterebbe Studio 100 senza il Taranto quindi…”

RICONFERME ED UNDER – “La gran parte della squadra di quest’anno ha reso al di sotto delle proprie reali possibilità. I ’99 non saranno più under quindi Ferrara è sul mercato, per me è un giovane molto forte ma ovviamente la società vuole monetizzare non poco sulla sua uscita. Per quanto riguarda gli over ripeto che avrebbero potuto dare di più: i vari Genchi, D’Agostino e Guaita in primis non hanno reso e lo sanno bene anche loro perchè vivono di calcio. Sono soprattutto delle belle persone che per problemi fisici o per altre difficoltà non hanno reso. Danilo Pagni non ha preclusioni nei confronti di nessuno, farò semplicemente delle valutazioni tecniche, personali e motivazionali. Preferirei giocare con l’under in porta anche perchè Sposito è un ottimo portiere scuola Empoli e so che è fidanzato con una Tarantina quindi ci sono dei buoni presupposti per riconfermarlo. E’ un portiere di buon livello e ricopre un ruolo particolare che ovviamente ci porterà a dover scegliere anche un altro ragazzo che gli faccia la concorrenza, un portiere di pari livello. Poi in fase di mercato può succedere di tutto, magari troviamo degli under fortissimi che ci permettono di usare un portiere over, ma in Serie D a me è capitato pochissime volte. Matute è un guerriero ed ha un altro anno di contratto però devo parlarci di persona. Discuterò con tutti, non ho problemi a confrontarmi ed a breve inizieranno i colloqui”.

RITIRO – “Probabilmente non sarà molto lungo ma va fatto fuori città. Dipenderà tanto dalla scelta dell’allenatore”.

Gabriele Campa

Tags: pagniTaranto
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