Il Taranto centra la terza vittoria consecutiva grazie ad una prestazione che porta in calce la firma di mister Panarelli.
Un cinque a zero divertente, soddisfacente e che riconcilia finalmente il Taranto al bel gioco, che tanto era mancato durante la gestione Ragno. Certo, l’Agropoli ha mostrato di avere un organico non all’altezza ed una società in netta difficoltà, ma è altrettanto vero che solo sette giorni prima sono riusciti a bloccare sul due a due il Fasano, rivelazione del torneo. E’ un successo che dunque non va minimizzato, anzi va esaltato.
Il match si mette in discesa dopo solo due minuti, quando capitan D’Agostino pesca dal cilindro l’ennesima magia. Ad ogni rete del fantasista genovese ci si ritrova di fronte ad un déjà vu, alla solita reazione di incredulità e goduria che solo le sue perle riescono a far scaturire.
Il suo è un lavoro raro da assistere in qualsiasi altro campo di qualunque altra categoria: riesce ad essere il perfetto raccordo tra centrocampo ed attacco, nonostante la sua andatura caracollante e compassata è sempre nel posto giusto al momento giusto, pronto a trafiggere la porta avversaria o ad imbeccare qualche compagno con i suoi lanci illuminanti. E’ l’anima ed il fulcro del gioco ionico che, non a caso, senza di lui non aveva identità nè piglio vincente.
Una volta acquisito il vantaggio i rossoblu si compiacciono, gestiscono e quasi sfidano l’Agropoli a scoprire le proprie carte.
L’unica occasione della partita per gli azzurri nasce dal solito errore in uscita di Sposito, che continua a dare sinistri segnali di insicurezza soprattutto in occasione dei corner. Avvisaglie da non nascondere come se fosse polvere sotto il tappeto, sappiamo per esperienza quanto questo ruolo possa essere determinante ai fini della classifica finale e non vorremmo ripetere un “Cavalli bis” che comprometterebbe irrimediabilmente il campionato.
Lo scossone sveglia i ragazzi di Panarelli che iniziano a macinare gioco dando il là alla goleada.
Il due a zero è opera di Oggiano che prima prende la mira colpendo il palo ed al trentanovesimo, in un’azione fotocopia rispetto alla precedente, trova finalmente la carambola vincente.
Secondo gol consecutivo per l’esterno sardo che può finalmente gioire, dopo aver tolto più di qualche sassolino dagli scarpini.
Al tris ci pensa il solito Ciro Favetta, che è sempre nel novero dei migliori in campo, figuriamoci quando timbra il cartellino. Destro secco dopo una progressione insistita di Genchi e nessuno scampo per l’estremo difensore campano.
La “vecchia guardia” ha ripreso in mano le sorti della squadra.
Panarelli ha rivitalizzato i suoi uomini nella psiche prima ancora che sul piano tattico ed il gioco rossoblu sta cogliendo tutti i frutti seminati dall’allenatore tarantino.
Sul tabellino c’è ancora spazio per la doppietta del figliol prodigo Peppe Genchi, che ancora non riesce a trovare la brillantezza nei novanta minuti di gioco ma quantomeno sembra aver risvegliato l’istinto del bomber che gli stava mancando. L’uno-due del barese arriva grazie al tiro mancino, specialità della casa, che gli permette di battere il portiere Sanchez sul primo palo nel recupero del primo tempo e ad incrociare, in un perfetto mix di potenza e precisione, ad inizio di ripresa .
E’ un tripudio offensivo. I quattro uomini più pericolosi vanno tutti a referto battezzando il Taranto come miglior attacco del girone, con diciannove gol all’attivo.
Il prossimo turno fa riemergere brutti ricordi, con i rossoblu che torneranno al “Fittipaldi” di Francavilla, proprio laddove l’anno scorso hanno perso tre punti sanguinolenti che hanno sancito l’addio ai sogni di promozione.
Il passato è però solo un brutto ricordo, mentre il presente parla di un Francavilla in difficoltà in terzultima piazza e di un Taranto che, ora più che mai, non deve badare troppo alle dirette concorrenti.
E’ fondamentale continuare il filotto di vittorie a testa bassa, con la consapevolezza che questo nuovo Taranto segna tanto, inizia a divertire ma soprattutto non deve temere nessuno.
Gabriele Campa












