E’ arrivata l’ufficialità, anche se i dubbi erano pochi. La gara pareggiata in extremis contro il Cerignola è stata giudicata invalida, a causa dell’ingresso in campo di Jevrem Kosnic, che non risultava ancora tesserato regolarmente.
Parliamoci chiaro, una notizia trapelata così velocemente ed in maniera tanto netta aveva poche possibilità di rivelarsi infondata. Il ricorso ofantino era senza dubbio un atto dovuto ma ha dato subito l’impressione di non essere solo una mossa preventiva, bensì un reclamo ben studiato, un gol a porta vuota.
Il dispositivo non ha lasciato troppo spazio alle interpretazioni, nonostante in questi giorni si parlasse di provvedimento contorto e difficile da prendere: il Taranto doveva semplicemente aspettare i tempi prestabiliti ed attendere il via libera per il tesseramento del serbo.
Un errore assurdo, soprattutto per una società blasonata e sempre sotto l’occhio della critica. Inutile entrare nel merito di pratiche burocratiche delle quali solo gli addetti ai lavori sono bene a conoscenza, ma il dubbio è lecito, anzi è obbligatorio. Non si riesce a capire come uno staff dirigenziale, che ha abbastanza anni d’esperienza sulle spalle da effettuare ad occhi chiusi tali operazioni, possa commettere un errore tanto banale quanto grave.
L’ennesima tegola di una stagione maledetta, che fa letteralmente piovere sul bagnato in casa Taranto.
A fare ancor più rabbia sono le dinamiche tragicomiche dell’accaduto. Sì, perchè in presenza del dubbio, che senza paure di smentita si era già insinuato nelle ore precedenti alla partita, non si riesce a comprendere il perchè si sia voluto correre questo inutile rischio, facendo perdere un punto in classifica pur di schierare il calciatore. “Dulcis” in fundo: l’atleta in questione è stato giustamente mandato in panchina, in quanto sbarcato in riva allo Ionio senza la necessaria condizione fisica, ed è stato utilizzato per soli dieci minuti. Insomma, se si fosse trattato di un film comico, sarebbe senza dubbio in lizza per gli Oscar.
Al di là degli scaricabarile, inutili e poco dignitosi, e dei contro-ricorsi che solo il tempo potrà dirci quanto saranno utili, questa sequela di scivoloni è ingiustificata ed ingiustificabile. Non ci voleva di certo un luminare del settore nel pensare di aspettare qualche giorno, per ricevere conferma circa la regolarità del tesseramento. Errori del genere, talmente sciocchi e banali, destabilizzano un ambiente già depresso e fanno perdere credibilità al sodalizio all’interno del panorama calcistico. La gravità tra l’altro aumenta, in presenza di una recidività inammissibile e ricorrente nel corso degli anni.
Concludere “a tarallucci e vino” questa straziante telenovela sarebbe poco corretto per l’intera piazza e per tutto l’organico rossoblu. I calciatori già bistrattati e carichi di responsabilità, si sono visti strappar via un punto che sicuramente vale ormai poco nell’economia della classifica, ma che non può essere sminuito. Se un giocatore commette una sciocchezza viene multato o peggio, allontanato. Qui non siamo in presenza di una semplice sbadataggine, bensì di una grave caduta di stile e professionalità che va giudicata e punita.
Gabriele Campa















