Nuovi elementi nel processo sulle presunte estorsioni ai danni dell’ex presidente del Foggia calcio Nicola Canonico. Come riferisce La Gazzetta del Mezzogiorno, nell’udienza celebrata al Tribunale di Foggia sono emerse le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Matteo Pettinicchio e Giuseppe Francavilla, citati dalla Procura per ricostruire il contesto criminale nel quale, secondo l’accusa, sarebbero maturati gli episodi intimidatori rivolti alla famiglia Canonico.
Sul banco degli imputati c’è Danilo Mustaccioli, 49 anni, foggiano, detenuto dal maggio 2025. L’uomo deve rispondere, secondo l’impianto accusatorio, di concorso in tentata estorsione aggravata dalla finalità mafiosa ai danni di Canonico, oltre che di contestazioni relative ad armi, incendi e danneggiamenti. Mustaccioli, assistito dall’avvocato Massimo Garruto, respinge le accuse.
Le dichiarazioni di Pettinicchio e Francavilla
Nel corso dell’udienza è stato ascoltato Matteo Pettinicchio, ex esponente di vertice del clan garganico Li Bergolis, collaboratore di giustizia dal gennaio 2025.
Pettinicchio ha raccontato di aver conosciuto Mustaccioli durante un periodo di detenzione, spiegando di non averlo mai conosciuto come una persona vicina ai clan. Nel suo racconto è comparso invece il nome di Marco Lombardi, indicato come persona appartenente al gruppo di Emiliano Francavilla.
Secondo quanto riferito dal collaboratore, Francavilla gli avrebbe parlato anche di Lombardi e di un presunto progetto per eliminarlo, chiedendo l’intervento di un esponente del clan Li Bergolis. Un tentativo che, sempre secondo la ricostruzione riportata in aula, non sarebbe poi andato a buon fine.
Anche Giuseppe Francavilla, già ai vertici del gruppo Sinesi-Francavilla e collaboratore di giustizia dal 2024, ha riferito di conoscere Lombardi, con il quale avrebbe condiviso la detenzione nel carcere di Bari tra il 2014 e il 2015.
Un elemento sottolineato dalla difesa è l’assenza di riferimenti a Mustaccioli nei racconti dei due collaboratori.
Le intimidazioni contro la famiglia Canonico
L’inchiesta ruota attorno a una serie di episodi che, secondo la Direzione distrettuale antimafia, avrebbero avuto l’obiettivo di esercitare pressioni su Nicola Canonico per indurlo a lasciare la guida del Foggia calcio.
La strategia contestata dagli investigatori avrebbe seguito due direttrici: da una parte una campagna di critiche attraverso i social nei confronti della gestione della società, dall’altra una serie di atti intimidatori.
Tra gli episodi finiti nell’inchiesta ci sono gli spari esplosi il 18 giugno 2023 contro l’automobile del calciatore Davide Di Pasquale e, il 9 gennaio 2024, l’esplosione di un ordigno davanti alla vettura di Emanuele Canonico, figlio di Nicola e vicepresidente del Foggia calcio.
Nel marzo dello stesso anno sarebbero inoltre stati compiuti incendi e tentativi di incendio ai danni delle automobili di un tifoso ultras e di due dirigenti della società, il segretario generale Giuseppe Severo e il direttore generale Vincenzo Milillo.
L’intercettazione del marzo 2024
Uno dei passaggi ritenuti centrali dall’accusa riguarda un colloquio intercettato l’11 marzo 2024 tra Mustaccioli e Fabio Delli Carri, durante alcuni sopralluoghi che, secondo la Procura, sarebbero stati effettuati in vista degli incendi.
Nel corso della conversazione Mustaccioli avrebbe fatto riferimento alla necessità di aumentare il compenso per l’azione da compiere. Per l’accusa, il dialogo rappresenterebbe un elemento a sostegno dell’ipotesi secondo cui l’imputato sarebbe stato coinvolto nel progetto.
La Dda sostiene inoltre che Mustaccioli sarebbe stato incaricato da Marco Lombardi di partecipare agli attentati contro le automobili.
La lettura della difesa
Di segno opposto la posizione dell’avvocato Massimo Garruto, difensore di Mustaccioli. La difesa attribuisce particolare rilievo proprio alle dichiarazioni dei due collaboratori di giustizia, sottolineando come nessuno dei due abbia indicato Mustaccioli come persona vicina ai gruppi mafiosi coinvolti nelle vicende.
Un altro elemento richiamato dalla difesa riguarda l’informativa della polizia giudiziaria acquisita agli atti del processo. Nel documento gli investigatori ricostruiscono anche la questione relativa al compenso richiesto per gli incendi.
Secondo la ricostruzione investigativa, Mustaccioli avrebbe manifestato la necessità di ricevere una somma maggiore rispetto a quella inizialmente prevista. Gli stessi investigatori avrebbero ipotizzato che, di fronte alle richieste economiche, Lombardi si sarebbe successivamente rivolto al cognato Massimiliano Russo.
Per la difesa, questo passaggio dimostrerebbe che Mustaccioli, anche qualora avesse inizialmente accettato di partecipare al progetto, avrebbe poi desistito dall’azione. Una circostanza che, secondo la tesi dell’avvocato Garruto, inciderebbe sulla configurabilità del reato contestato.
Gli altri imputati già condannati
La vicenda processuale coinvolge anche Marco Lombardi, Massimiliano Russo e Fabio Delli Carri. I tre hanno scelto il rito abbreviato e sono stati condannati lo scorso febbraio dal gup di Bari.
A Lombardi è stata inflitta una pena di 7 anni, 2 mesi e 20 giorni, mentre Russo è stato condannato a 5 anni e 6 mesi e Delli Carri a 5 anni e 10 mesi.
Il procedimento nei confronti di Mustaccioli prosegue invece con il dibattimento davanti al Tribunale di Foggia. Al centro delle prossime fasi processuali resteranno la ricostruzione dei rapporti tra gli imputati, il significato delle intercettazioni e degli episodi intimidatori e, soprattutto, il ruolo che la Procura attribuisce a Mustaccioli nella presunta strategia finalizzata a esercitare pressioni sull’allora presidente del Foggia calcio Nicola Canonico.















