di Luca Pietranelli
Quasi cento anni di storia, senza mai una partecipazione in Serie A. Tre fallimenti negli ultimi trentacinque anni e l’umiliazione, mai provata prima, di dover ripartire dall’Eccellenza, la massima categoria regionale. Come se non bastasse, tutto questo per il secondo anno consecutivo.
Forse è proprio questo il contesto che rende ancora più speciale la serata vissuta dai quasi tredicimila spettatori accorsi allo stadio per Taranto-Novoli, la prima gara ufficiale disputata nel rinnovato “Erasmo Iacovone”.
Un impianto tirato a lucido, finalmente riconsegnato alla sua gente dopo due anni di chiusura e una profonda ristrutturazione legata ai Giochi del Mediterraneo, da poco conclusi nel capoluogo ionico.
E forse è anche per questo che le immagini arrivate da Taranto hanno rapidamente superato i confini della Puglia, circolando sui social e alimentando una domanda quasi spontanea: ma si tratta davvero di Eccellenza?
Già. Perché osservando alcune fotografie e determinati filmati, la mente corre inevitabilmente verso scenari molto più prestigiosi, persino internazionali.
Sarà il nuovo look dello stadio del rione Salinella. Saranno le luci, il sound, l’atmosfera. O forse sarà semplicemente l’impatto visivo di quella Curva Nord, trasformata ancora una volta in un gigantesco muro rossoblù, sempre più simile a quelli che siamo abituati a vedere nei grandi campionati europei.
Qualunque sia la risposta, una cosa appare evidente: è davvero difficile pensare che tutto questo appartenga a un campionato regionale.
Una città che torna a sognare
Non è una sorpresa per chi conosce Taranto e sa bene cosa questa piazza sia capace di esprimere. Eppure, stavolta, sembra esserci qualcosa di diverso nell’aria.
Come se, almeno per una sera, una città abituata da decenni a inseguire il calcio che conta avesse finalmente potuto riassaporarne il gusto.
Certo, è facile lasciarsi andare ai voli pindarici. Ma è proprio nei momenti come questo che diventa inevitabile farlo.
Perché il calcio, prima ancora di essere classifiche, risultati e categorie, è anche emozione, appartenenza e capacità di far sognare.
E quella sera Taranto ha ricordato a tutti di averne ancora tantissima.
La strada, naturalmente, è ancora lunga. Il campionato sarà una battaglia fino all’ultima giornata e nessun risultato può essere dato per scontato. Ma se il Taranto riuscirà a conservare l’unità e l’entusiasmo mostrati in occasione del ritorno allo Iacovone, il nuovo impianto potrà diventare un autentico fortino per i ragazzi di Luca Tiozzo.
Il Novoli e la risposta del campo
Nulla da togliere al Novoli, che si è dimostrato un avversario degno, capace in più occasioni di mettere in difficoltà gli undici di casa.
I salentini hanno provato a restare dentro la partita, ma alla fine hanno dovuto arrendersi davanti a un Taranto apparso, forse per la prima volta in questa stagione, pienamente padrone della gara sotto ogni punto di vista.
La squadra rossoblù ha trovato equilibrio, intensità e soprattutto una maggiore consapevolezza nei propri mezzi.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti emersi dalla serata dello Iacovone: al di là del risultato, il Taranto ha mostrato una compattezza diversa, dando la sensazione di aver intrapreso un percorso nuovo.
L’abbraccio a Paola Raisi e la memoria di Iacovone
Un nuovo inizio reso ancora più suggestivo dall’abbraccio di tutto lo stadio a Paola Raisi, moglie del compianto Erasmo Iacovone.
La sua presenza ha rappresentato uno dei momenti più emozionanti della serata. Un’intera comunità si è stretta attorno alla famiglia del campione che dà il nome allo stadio, in un ideale passaggio di consegne tra la memoria del passato e il futuro di una struttura finalmente rinnovata.
Il nome Erasmo Iacovone è stato difeso con forza e orgoglio dalla città, che ha voluto continuare a identificare l’impianto con quello del numero 9 che ha scritto una delle pagine più importanti della storia del calcio tarantino.
Oggi quel nome campeggia su uno stadio moderno, rinnovato e restituito alla sua gente.
L’omaggio a Franco Selvaggi
E non è passato inosservato nemmeno l’omaggio della Curva Nord a Franco Selvaggi.
Il campione del mondo del 1982, nel prepartita, ha scelto di salutare i tifosi proprio sotto la curva, ricevendo in cambio tutto l’affetto di una piazza che non ha mai dimenticato i propri simboli.
Anche questo è Taranto: una città capace di custodire la memoria dei suoi protagonisti e di trasformare il calcio in un racconto collettivo che attraversa generazioni.
Adesso servono continuità e fatti
Per una sera, insomma, il calcio ha restituito qualcosa a una città che da oltre trent’anni vive di speranze, attraversando categorie che troppo spesso non hanno saputo rappresentare le potenzialità di questo territorio.
Adesso, però, bisogna continuare.
La società sembra aver compreso alcuni degli errori commessi e inizia a risultare evidente anche un cambio di rotta nella gestione della comunicazione, con l’intenzione di lasciare sempre più spazio ai fatti e sempre meno alle polemiche esterne al campo.
Il percorso intrapreso dal nuovo staff tecnico sembra già produrre i primi segnali. La squadra appare più compatta, più consapevole e soprattutto maggiormente concentrata sull’obiettivo che tutti, a Taranto, hanno in testa: lasciare questa categoria il prima possibile.
Perché una serata, per quanto straordinaria, non può bastare.
Il campionato è ancora lungo. Ci saranno difficoltà, partite complicate, momenti nei quali serviranno carattere e continuità.
Ma la notte dello “Iacovone” ha ricordato una cosa che Taranto non ha mai smesso di sapere.
Questa città, quando si stringe attorno alla propria squadra, può ancora fare rumore.
E forse, questa volta, l’Italia intera ha iniziato ad accorgersene.















