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Corbascio: «Il Taranto deve ritrovare equilibrio. In Eccellenza non bastano investimenti e blasone»

Foto Aurelio Castellaneta

Corbascio: «Il Taranto deve ritrovare equilibrio. In Eccellenza non bastano investimenti e blasone»

L’ex dirigente del Massafra analizza il momento dei rossoblù: «La pressione di dover vincere è enorme. Servono competenza, continuità e capacità di gestire lo stress»

di Francesco Raguso

Il campionato di Eccellenza è una categoria nella quale il blasone, da solo, non basta. A maggior ragione quando a confrontarsi con una realtà complessa è il Taranto, chiamato a vincere e a tornare rapidamente nel calcio nazionale. A fare il punto sul momento dei rossoblù è Sandro Corbascio, ex dirigente del Massafra, che conosce da vicino la categoria e che ha seguito anche il percorso del Taranto nella scorsa stagione.

«La difficoltà dell’Eccellenza – spiega Corbascio – l’abbiamo già sperimentata. Il Taranto ne ha assaggiato la difficoltà soprattutto perché deve calarsi in un contesto diverso rispetto al blasone che merita. Questa è probabilmente la difficoltà più importante: comprendere le caratteristiche della categoria, individuare i propri punti deboli e lavorare per limitare i rischi».

Secondo Corbascio, sul Taranto pesa inoltre una pressione particolare. «C’è l’obbligo e la pressione di dover vincere a tutti i costi. Per questo diventa fondamentale la capacità caratteriale di gestire lo stress e la pressione psicologica. Taranto, per come la vedo io, è una piazza che amplifica tutto. Dopo quattro vittorie consecutive c’era stata un’esaltazione enorme. Ho visto la partita con il Novoli allo Iacovone e sembrava quasi che il Taranto avesse vinto la Champions League. Una settimana dopo è arrivata la pesante sconfitta di Canosa e si è passati all’estremo opposto».

È proprio sull’equilibrio che l’ex dirigente individua uno dei principali problemi dell’ambiente. «Quando manca equilibrio nell’analisi delle situazioni, si tende a enfatizzare troppo le cose positive e a deprimersi eccessivamente quando arrivano quelle negative. A Taranto questo trasporto emotivo, secondo me, viene vissuto in maniera amplificata rispetto ad altre realtà. Bisogna imparare a stare dentro questa categoria e soprattutto a gestire le situazioni».

«Quest’anno non ci sono più alibi»

Corbascio torna poi sul percorso societario, distinguendo la stagione attuale da quella precedente.

«L’anno scorso qualche attenuante poteva esserci: la partenza in ritardo, la necessità di entrare in un ambiente nuovo, una piazza che non si conosceva. Si poteva anche mettere in preventivo di non raggiungere subito l’obiettivo. Quest’anno, invece, gli alibi sono molto meno. Si è partiti con largo anticipo, si sono potuti scegliere i giocatori, le figure tecniche e gestionali e c’è una forza economica che, a mio avviso, rappresenta un vantaggio enorme».

Il problema, secondo l’ex dirigente del Massafra, sarebbe stato trasformare gli investimenti in una programmazione stabile. «Quando hai una forza economica importante e contemporaneamente cambi continuamente direttori sportivi, allenatori e giocatori, significa che manca continuità. Parliamo di tre o quattro direttori sportivi, quattro o cinque tecnici e un continuo avvicendamento di calciatori. A mio giudizio c’è stata grande confusione. E ci sono anche dinamiche politiche che, secondo la mia percezione, possono condizionare il percorso».

Corbascio manifesta quindi il proprio scetticismo: «Io spero che questo sia soltanto un campanello d’allarme, ma al momento sono molto perplesso sulla possibilità del Taranto di fare bene».

«Gli investimenti ci sono stati, ma alcune scelte sono state sbagliate»

Sul tema degli investimenti, Corbascio riconosce l’impegno economico della proprietà, ma contesta la gestione delle risorse.

«È documentato che la proprietà Ladisa abbia investito tantissimo nel Taranto. Lo posso dire perché conosco il settore e so quanto è stato investito. Il problema è che quando investi molto e poi fai scelte che si rivelano sbagliate, non puoi continuare a rimettere in discussione ogni progetto sull’onda dell’emotività».

Il riferimento è soprattutto alla frequenza dei cambiamenti. «Parliamo di diversi progetti tecnici saltati in meno di due anni. Questo, per me, significa non dare il tempo alla programmazione. Bisogna evitare di farsi prendere dagli eventi e dai risultati. Quando le cose non vanno bene si rischia di perdere la bussola e di cambiare continuamente direzione».

«A Canosa mi ha preoccupato la difficoltà ad arrivare in zona gol»

Il passaggio più critico dell’analisi riguarda la sconfitta per 3-0 subita dal Taranto a Canosa.

«La cosa che mi ha preoccupato maggiormente non è stata soltanto la sconfitta, ma la difficoltà del Taranto ad arrivare in porta. Ho sentito il direttore Montervino dire che non è un problema di attaccanti, ma che la squadra non è arrivata proprio in zona conclusione. Se fossi al suo posto, questa considerazione mi preoccuperebbe ancora di più».

Corbascio spiega il perché: «Quando una squadra perde ma riesce comunque ad arrivare in porta e a creare occasioni, significa che esiste un’idea di gioco e che magari i giocatori sono funzionali al progetto. Se non segni oggi, puoi farlo domani. A Canosa, invece, ho visto una squadra incapace di arrivare in zona gol. È una carenza che non riguarda soltanto gli attaccanti, ma la produzione complessiva della squadra».

Nel mirino anche alcune scelte di mercato. «Lo scorso anno il Taranto aveva Aguilera, che ha fatto gol e che rappresentava una determinata tipologia di attaccante. È stato mandato via e, secondo me, non è stato rimpiazzato con un giocatore dalle stesse caratteristiche. Saraniti è un calciatore che rispetto, ma non lo considero un sostituto ideale di Aguilera. Poi ci sono Corvino, Losavio e Taurino, giocatori che hanno caratteristiche diverse e che non rappresentano una vera prima punta strutturata».

Anche il centrocampo e la difesa, secondo Corbascio, presenterebbero delle criticità. «Ho la sensazione di un centrocampo che non riesce sempre a cambiare passo e a cambiare ritmo. La difesa, inoltre, mi sembra avere un’età media importante e quando viene puntata può andare in difficoltà».

«Serve un gruppo e anche un lavoro mentale»

Per l’ex dirigente, quindi, il mercato potrebbe rappresentare una delle chiavi per provare a invertire la rotta, ma non sarebbe sufficiente.

«Bisogna mettere mano all’organico, ma contemporaneamente costruire un gruppo. Serve anche più umiltà nella gestione dello spogliatoio. Quando uno spogliatoio dà fiducia, anche nei momenti negativi può essere determinante dal punto di vista psicologico, perché è la mente che muove le gambe».

Da qui la proposta di intervenire anche sull’aspetto mentale. «Io vedrei bene una figura come un mental coach, qualcuno capace di infondere tranquillità, serenità e fiducia ai giocatori nei momenti difficili. L’ambiente deve essere normalizzato».

Corbascio guarda anche al comportamento della panchina e della dirigenza. «Tiozzo mi sembra un allenatore molto coinvolto emotivamente durante le partite, quasi come se volesse giocare lui. Anche questo può diventare un problema se l’ambiente è già sotto pressione. Bisogna mantenere i nervi saldi».

«Le vittorie vanno contestualizzate»

L’ex dirigente invita inoltre a leggere con maggiore attenzione i risultati ottenuti prima della sconfitta di Canosa.

«Il Taranto veniva da quattro o cinque vittorie, ma bisogna contestualizzare contro chi sono arrivate. Ha affrontato squadre che occupavano le zone basse della classifica e non sempre ha brillato. Poi ci sono stati i pareggi contro Cosmano Sport e Polimnia. Al primo vero banco di prova importante, secondo la mia lettura, è arrivata una sconfitta pesante».

Anche il percorso in Coppa Italia, secondo Corbascio, non dovrebbe alimentare facili entusiasmi. «Il passaggio del turno contro l’Ostuni deve essere analizzato per quello che è. All’andata, secondo me, l’Ostuni avrebbe potuto vincere se non fosse stato annullato un gol. Al ritorno il Taranto ha sfruttato anche gli errori degli avversari. È una vittoria, ma va contestualizzata».

Lo stesso discorso vale per il successo contro il Novoli nella prima partita allo Iacovone davanti a oltre 13 mila spettatori. «È normale che in una serata del genere ci sia entusiasmo. Ma bisogna ricordare l’avversario. Non si può utilizzare una singola partita per stabilire il valore complessivo di una squadra».

Per Corbascio, il distacco dalle prime posizioni rappresenta già un elemento da monitorare. «In questo momento vedo diverse squadre più strutturate del Taranto. La partita di Canosa ha fotografato, secondo la mia analisi, una squadra in seria difficoltà. Bisognerà capire se e come riuscirà a colmare questo divario».

La Coppa Italia, invece, potrebbe essere un obiettivo maggiormente alla portata. «È una competizione diversa e il Taranto può provare ad arrivare fino in fondo. In campionato, invece, se devo giudicare il percorso fatto finora, non lo vedo pronto come lo avevo percepito nella passata stagione».

«Il direttore sportivo deve avere competenza, autorevolezza e autonomia»

Nella parte finale dell’intervista Corbascio affronta il tema della figura del direttore sportivo, che considera centrale per la costruzione di una società calcistica.

«È il mio cavallo di battaglia. Il calcio italiano, a tutti i livelli, è oggi attraversato da dinamiche che, a mio avviso, hanno poco a che fare con la meritocrazia. Ci sono persone che diventano direttori perché conoscono qualcuno o perché vengono indicate da qualcun altro. Ma poi bisogna verificare la sostanza».

Il concetto è chiaro: «Per fare il direttore sportivo servono competenza, credibilità, autorevolezza e anche capacità caratteriali. È una figura che deve rappresentare un punto di riferimento per la squadra e per l’intera struttura».

Corbascio difende quindi il valore dell’autonomia professionale. «I presidenti devono affidarsi a uomini di calcio e lasciarli lavorare. Se scegli una persona competente, devi anche delegare. Non puoi continuamente dirle cosa fare. Devi avere fiducia nelle sue capacità».

Il riferimento alla situazione del Taranto torna inevitabilmente centrale. «La proprietà Ladisa ha dimostrato grande forza imprenditoriale nelle proprie aziende e per questo merita rispetto. Ma il calcio è un’altra cosa. Nel calcio bisogna affidarsi a persone che abbiano dimostrato sul campo di saper lavorare».

Infine, Corbascio rivendica il diritto alla critica: «Se sono critico nei confronti del Taranto e della proprietà, non significa che io sia un detrattore. A volte bisogna avere il coraggio di dire quello che si pensa, anche quando può non piacere. La verità, quando fa male, va comunque accettata».

E conclude con un principio che considera fondamentale per il futuro delle società calcistiche: «Bisogna scegliere le persone giuste, affidare loro responsabilità precise e permettere loro di lavorare. Quando vengono meno i ruoli, quando si scelgono persone soltanto perché non contraddicono il presidente e quando manca la capacità di delegare, aumenta la confusione. E alla fine si rischia di spendere molto senza raggiungere gli obiettivi».

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