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Ex Ilva, dieci offerte per l’acquisizione degli stabilimenti

Crisi ex Ilva, Confapi Taranto: «La diversificazione industriale cominci subito da eolico offshore e cantieristica navale»

Il presidente Fabio Greco sollecita interventi concreti per il futuro economico e occupazionale del territorio: «Taranto non si rassegna a diventare una città di cassintegrati». L’Associazione rilancia il proprio progetto per la riconversione produttiva e chiede risposte alle istituzioni, il coinvolgimento di Fincantieri e il rafforzamento delle filiere locali

Accelerare i tempi, trasformare i progetti in opportunità concrete e costruire alternative industriali capaci di garantire un futuro al territorio. È questo l’appello lanciato dal presidente di CONFAPI Taranto, l’ingegnere Fabio Greco, mentre la crisi dell’ex Ilva continua a rappresentare una delle principali incognite per il sistema economico e occupazionale ionico.

La mobilitazione dei lavoratori e le incertezze legate al futuro dello stabilimento siderurgico, secondo il rappresentante dell’associazione delle piccole e medie imprese, sono soltanto la manifestazione più evidente di una crisi che rischia di coinvolgere un sistema produttivo ben più ampio rispetto ai confini della fabbrica. L’indebolimento della siderurgia, infatti, potrebbe ripercuotersi sulle numerose imprese dell’indotto, mettendo a rischio competenze professionali, capacità produttive e un patrimonio di conoscenze costruito nel corso degli anni.

Da qui la necessità di affiancare alla gestione dell’emergenza una strategia di lungo periodo, fondata sulla diversificazione economica e industriale. Un percorso di cui si parla da tempo, ma che, secondo Greco, deve finalmente tradursi in iniziative operative, investimenti e nuove occasioni di lavoro.

«Taranto non si rassegna a diventare una città di cassintegrati», ribadisce il presidente di CONFAPI Taranto, indicando nella diversificazione produttiva la strada per superare la dipendenza del territorio dalla monocultura siderurgica.

Ex Ilva, salvaguardare le imprese e le competenze dell’indotto

Per CONFAPI Taranto, la costruzione di nuove prospettive industriali non può prescindere dalla tutela del tessuto imprenditoriale esistente. La transizione economica, infatti, rischia di diventare più difficile se, nel frattempo, le aziende del territorio saranno costrette a interrompere le proprie attività o a disperdere il patrimonio di competenze e professionalità accumulato negli anni.

Greco richiama l’attenzione sulla necessità di affrontare anche le questioni più urgenti, a partire dall’attuazione dei provvedimenti previsti e dal pagamento delle somme dovute alle imprese, in un contesto segnato dall’attesa per le decisioni relative all’area a caldo dello stabilimento.

«Questo processo risulterà inutile se, in attesa della decisione della Suprema Corte sull’area a caldo, non si salveranno le imprese, se non si attueranno i decreti, se non si procederà con i pagamenti», sottolinea.

Il rischio, secondo il presidente dell’associazione, è che le difficoltà finanziarie e operative compromettano la sopravvivenza di aziende che rappresentano una risorsa fondamentale per qualsiasi strategia di riconversione. La perdita di competenze tecniche e professionalità, infatti, renderebbe più complicato anche l’ingresso in nuovi settori produttivi.

La priorità è dunque duplice: sostenere le imprese che oggi operano nell’orbita della siderurgia e, contemporaneamente, creare le condizioni affinché possano diversificare le proprie attività, partecipando a nuove filiere industriali.

Eolico offshore, una possibilità da trasformare in realtà

Tra le opportunità individuate da CONFAPI Taranto figura l’eolico offshore, un comparto che potrebbe favorire lo sviluppo di nuove attività produttive e valorizzare le competenze industriali già presenti sul territorio.

Greco richiama, in particolare, l’articolo 8 del Decreto Energia, al quale fa riferimento per la creazione di un polo nazionale dedicato alla progettazione, alla produzione e all’assemblaggio di piattaforme eoliche galleggianti, delle relative infrastrutture elettriche e delle attività connesse alla cantieristica navale.

In questo quadro, Taranto viene indicata come uno dei porti strategici per lo sviluppo delle attività legate all’eolico offshore. Una prospettiva che, secondo CONFAPI, dovrebbe tradursi in un programma concreto, capace di attivare investimenti, coinvolgere le imprese locali e generare nuova occupazione.

«Quello che non ci risulta chiaro è perché non si dà seguito a quanto detta l’articolo 8 del Decreto Energia per l’eolico offshore», afferma Greco, evidenziando la contraddizione tra le potenzialità riconosciute al territorio e la lentezza con cui, a suo giudizio, si procede verso la loro realizzazione.

La questione assume un peso ancora maggiore alla luce delle difficoltà dell’ex Ilva. Per il presidente di CONFAPI, proprio in una fase così delicata sarebbe necessario accelerare l’attivazione di nuovi comparti industriali, evitando che il ridimensionamento della siderurgia lasci un vuoto produttivo e occupazionale difficile da colmare.

L’obiettivo è fare in modo che l’eolico offshore non rimanga una prospettiva teorica, ma diventi un’occasione per costruire nuove attività manifatturiere e servizi specializzati, valorizzando le capacità tecniche delle aziende tarantine.

Cantieristica navale, il rilancio di una tradizione industriale

Accanto all’eolico offshore, CONFAPI Taranto individua nella cantieristica navale un altro settore sul quale puntare per ampliare la base produttiva del territorio.

Taranto, ricorda Greco, vanta una tradizione industriale legata alla realizzazione delle navi che, secondo l’associazione, merita di essere recuperata e sviluppata. Il presidente pone quindi una domanda sul progressivo venir meno delle attività di costruzione navale in città, soprattutto se confrontate con quelle presenti in altri importanti poli portuali italiani, come Genova e La Spezia.

«La nostra città vanta una grandissima tradizione che non può essere limitata. Il riferimento è alla realizzazione di navi. Al contrario di quanto accade a Genova, a La Spezia, qui a Taranto non se ne costruiscono più. E nessuno sa fornire una giustificazione plausibile», osserva.

Il ragionamento parte da una considerazione precisa: sul territorio operano aziende che, per competenze ed esperienza, potrebbero contribuire allo sviluppo di nuove iniziative nel comparto navale. Un patrimonio che, secondo CONFAPI, dovrebbe essere messo nelle condizioni di esprimere tutto il proprio potenziale.

In questa prospettiva, la cantieristica non viene considerata un settore isolato, ma una componente di una strategia più ampia, capace di intrecciarsi con le attività legate all’eolico offshore e con le competenze industriali già presenti nell’area ionica.

Greco chiede pertanto che venga valutato il ruolo strategico di Taranto per la realizzazione di unità navali, con un coinvolgimento di Fincantieri e un contestuale rafforzamento delle attività di manutenzione delle navi.

«Riteniamo che si debba fare in modo che Fincantieri valuti Taranto come strategica per la realizzazione di unità navali rafforzando nel contempo le attività manutentive delle stesse», afferma il presidente di CONFAPI.

Una prospettiva che, nelle intenzioni dell’associazione, consentirebbe di ampliare le opportunità per le imprese locali, favorire l’impiego di professionalità specializzate e costruire un’alternativa produttiva in grado di contribuire alla tenuta occupazionale del territorio.

Il progetto di CONFAPI e la richiesta di risposte alle istituzioni

L’associazione delle piccole e medie imprese tarantine sostiene di aver già messo sul tavolo proposte per favorire il rilancio economico dell’area ionica. Greco richiama il «Progetto per Taranto» e la cordata di imprese costituita nelle settimane precedenti, iniziative attraverso le quali CONFAPI dichiara la propria disponibilità a contribuire concretamente alla transizione industriale.

Il passaggio decisivo, tuttavia, resta quello del confronto con le istituzioni e della traduzione delle proposte in provvedimenti, risorse e programmi attuativi.

«Come CONFAPI abbiamo fornito la nostra più ampia disponibilità per accelerare il processo di transizione industriale e diversificazione economica. Noi siamo pronti, come dimostra il nostro “Progetto per Taranto” e la cordata di imprese che abbiamo costituito da un paio di settimane. Ma è importante che ci siano dei riscontri da parte delle Istituzioni», dichiara Greco.

Il presidente esprime inoltre preoccupazione per le decisioni che possono rallentare gli investimenti nei settori individuati come strategici, richiamando il taglio temporaneo dei fondi destinati all’eolico offshore.

Per CONFAPI, la credibilità di una politica industriale si misura soprattutto nella capacità di garantire continuità agli interventi annunciati e di offrire alle imprese un quadro di riferimento chiaro. Senza certezze sulle risorse, sui tempi e sulle modalità di attuazione, anche le iniziative potenzialmente più promettenti rischiano di non produrre gli effetti attesi.

Il tema riguarda direttamente la capacità del sistema produttivo tarantino di affrontare una fase di trasformazione profonda senza perdere ulteriori opportunità di sviluppo.

Filiere territoriali e formazione per costruire il futuro

La diversificazione, nelle indicazioni di CONFAPI Taranto, non può limitarsi all’individuazione di nuovi settori. Occorre anche costruire una rete di imprese in grado di collaborare, partecipare a commesse di dimensione nazionale e internazionale e consolidare nel tempo la propria presenza nei mercati.

Per raggiungere questo obiettivo, Greco ritiene necessario rafforzare le filiere territoriali e fornire alle aziende strumenti operativi adeguati alle nuove sfide industriali.

Tra le priorità indicate figurano la formazione professionale, la digitalizzazione dei processi produttivi, l’accesso ai finanziamenti e la semplificazione amministrativa. Interventi che dovrebbero permettere alle piccole e medie imprese di migliorare la propria competitività e di cogliere le opportunità offerte dai nuovi comparti.

La disponibilità di competenze aggiornate e di strumenti adeguati, insieme alla possibilità di dialogare con i grandi operatori industriali, rappresenta infatti una condizione essenziale per trasformare le potenzialità del territorio in attività economiche effettive.

La sfida è quella di evitare che la crisi della siderurgia si traduca in una contrazione irreversibile del sistema produttivo e occupazionale, favorendo invece una trasformazione capace di mantenere a Taranto imprese, lavoratori e professionalità.

Taranto non può più aspettare

Il messaggio lanciato da Fabio Greco è dunque un richiamo alla responsabilità e alla tempestività delle decisioni. La crisi dell’ex Ilva impone di affrontare le emergenze immediate, ma rende ancora più urgente definire una prospettiva industriale alternativa, fondata su settori che possano garantire continuità produttiva e nuove opportunità di lavoro.

Eolico offshore e cantieristica navale sono, nella proposta di CONFAPI Taranto, due delle prime direttrici sulle quali avviare questo percorso. Non le uniche possibili, ma ambiti nei quali il territorio potrebbe mettere a frutto la propria posizione strategica, la tradizione industriale e le competenze delle imprese locali.

La richiesta alle istituzioni è quella di passare rapidamente dalle dichiarazioni agli interventi concreti, salvaguardando nel frattempo le aziende dell’indotto e assicurando che la transizione non comporti la dispersione di un patrimonio professionale difficilmente ricostruibile.

«Solo in questo modo Taranto può tornare ad essere artefice e protagonista del suo futuro», conclude Greco.

Una prospettiva che, per CONFAPI, richiede una strategia condivisa, risorse certe e tempi compatibili con l’urgenza della situazione. Perché la diversificazione economica non può essere soltanto una risposta da evocare quando la crisi si aggrava: deve diventare, fin da subito, una politica industriale concreta per il futuro di Taranto.

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