Dopo 41 anni, per il mondo dell’artigianato si apre una nuova fase. La svolta è arrivata a Roma, durante l’Assemblea nazionale organizzata per celebrare gli ottant’anni di Confartigianato. In quell’occasione la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato la riforma della legge quadro sull’artigianato, il cui impianto risale al 1985. Poche ore dopo, nel pomeriggio, il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro Adolfo Urso, ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo.
Una richiesta portata avanti per anni dalla Confederazione ha così compiuto un passaggio concreto nell’azione del Governo.
«Un artigiano, da solo, può costruire un’impresa straordinaria. Ma per cambiare le regole che condizionano il suo lavoro serve una voce collettiva, forte e ascoltata», ha dichiarato Giovanni Palmisano, presidente di Confartigianato Imprese Taranto. «Che l’annuncio della riforma sia arrivato proprio all’Assemblea dei nostri ottant’anni, seguito poche ore dopo dal via libera preliminare del Governo, dà alla giornata un valore particolare. Lo consideriamo anche un riconoscimento al ruolo dell’artigianato e all’autorevolezza conquistata da Confartigianato. Un motivo di orgoglio per ogni associato».
Il ruolo di Confartigianato e del presidente Granelli
Un ruolo centrale nel percorso è stato svolto dal presidente nazionale Marco Granelli. «Non ha chiesto un semplice ritocco a una vecchia legge: ha posto al centro del confronto con il Governo una questione che riguarda lo sviluppo dell’Italia», ha sottolineato Palmisano. «Ha sostenuto con determinazione che una parte vitale del sistema produttivo deve poter investire, assumere e competere senza essere penalizzata da regole superate. E dietro Granelli c’è tutta Confartigianato, con la forza delle strutture nazionali, regionali e provinciali, che alimentano ogni giorno quella rappresentanza».
L’Assemblea ha registrato una significativa partecipazione istituzionale. Oltre alla presidente del Consiglio e a numerosi esponenti del Governo, sono arrivati i messaggi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola.
Mattarella ha collegato gli ottant’anni di Confartigianato a quelli della Repubblica, ricordando la tutela costituzionale dell’artigianato e il suo contributo alla ricostruzione e alla coesione dei territori. Meloni ha definito gli artigiani «beni culturali viventi». L’annuncio della riforma è stato accolto da un lungo applauso.
Superare i vincoli del passato e favorire la crescita
Il cambiamento ha una rilevanza economica concreta. Dal 1985 sono profondamente mutati mercati, tecnologie, competenze e organizzazione del lavoro, mentre la qualifica artigiana è rimasta legata anche a limiti dimensionali. Un’impresa che cresce oltre determinate soglie può infatti rischiare di perdere tale qualifica, con conseguenze potenzialmente penalizzanti per investimenti e assunzioni.
«Abbiamo finito per proteggere la dimensione, anziché il mestiere», ha osservato Palmisano. «La piccola dimensione resta una ricchezza e per molti è una scelta. Ma non può diventare una prigione per chi ha capacità, commesse e volontà di crescere. Per anni, rispetto all’industria, le imprese artigiane hanno incontrato un ostacolo in più: il rischio di perdere la qualifica proprio mentre crescevano».
L’obiettivo della riforma è superare questo svantaggio, offrendo maggiore libertà alle imprese che investono e assumono senza costringerle a rinunciare alla propria identità. «Il saper fare non perde valore con nuove assunzioni o investimenti. Deve essere finalmente riconosciuto come una forza da liberare, non da contenere», ha aggiunto il presidente di Confartigianato Imprese Taranto.
Le novità previste dalla riforma
I provvedimenti annunciati seguono due percorsi distinti. Lo schema di decreto legislativo approvato in via preliminare prevede maggiore flessibilità negli assetti societari e nelle unità locali, semplificazioni e una valorizzazione della figura del maestro artigiano e della bottega-scuola.
Per la legge di bilancio, inoltre, Meloni ha annunciato una misura finalizzata a consentire alle imprese nate artigiane e rimaste tali per almeno sette anni di conservare la qualifica anche aumentando il numero dei collaboratori, nel rispetto di condizioni e limiti ancora da definire.
Gli iter dovranno completarsi, ma la direzione indicata è quella di permettere alle imprese di crescere senza dover rinunciare alla propria identità.
Per Taranto nuove opportunità di lavoro
La riforma assume un significato particolare per Taranto, in una fase segnata dalla crisi dell’ex Ilva e dalle incertezze sul futuro produttivo e occupazionale del territorio.
«Mentre ci interroghiamo sui posti di lavoro che rischiamo di perdere, dobbiamo chiederci anche quanti potremmo crearne», ha evidenziato Palmisano. «Penso a un’officina che assume tecnici, a un’impresa di manutenzione che affronta commesse più importanti, a una manifattura specializzata che entra in una nuova filiera. Non è un’alternativa alla grande industria: è una parte essenziale dell’economia che dobbiamo costruire».
Per il presidente di Confartigianato Imprese Taranto, la città ha bisogno di nuove realtà produttive e di imprese già esistenti messe nelle condizioni di rafforzarsi e ampliare le proprie attività. «Una città che rischia di perdere tanto lavoro non può permettersi di perdere anche le occasioni di crearne altro».
La conclusione di Palmisano guarda al significato più ampio del traguardo raggiunto: «Le nostre imprese non ci chiedono soltanto di difenderle oggi. Ci chiedono di aprire loro la strada per domani. Ottant’anni fa Confartigianato nasceva accanto agli artigiani che contribuivano a ricostruire il Paese. Ieri ha contribuito a mettere in moto il cambiamento delle regole con cui le imprese affronteranno il futuro. La storia di una grande Confederazione non si misura soltanto da quello che ha fatto, ma da ciò che riesce ancora a rendere possibile. È questa la Confartigianato di cui siamo fieri».















