di Domenico Ciquera
Il Taranto visto a Bisceglie è una squadra difficile da decifrare, priva di una vera identità e incapace di dare continuità alla propria prestazione. Si potrebbe sostenere che i rossoblù abbiano disputato un buon primo tempo, senza concedere praticamente nulla agli avversari. Un’analisi parzialmente corretta, ma che non racconta tutta la realtà: la squadra ha sì limitato i pericoli, ma non è mai riuscita a costruire qualcosa di realmente significativo in fase offensiva.
Nella ripresa, dopo aver trovato il vantaggio, il Taranto ha avuto anche l’opportunità di raddoppiare. Il contropiede capitato a Saraniti avrebbe potuto indirizzare definitivamente la partita, ma l’attaccante non è riuscito a sfruttare una ghiotta occasione. Da quel momento, però, la squadra ha progressivamente staccato la spina, consegnando il controllo della gara all’Unione Calcio Bisceglie e finendo per subire due reti.
Errori individuali e fragilità collettiva
Il pareggio dei padroni di casa nasce da una grave disattenzione difensiva: il regalo di Bonavolontà permette agli avversari di sviluppare l’azione, mentre Croce viene lasciato completamente solo nel cuore dell’area di rigore, con la possibilità di colpire indisturbato.
Ancora una volta il Taranto dimostra di non avere la capacità di mantenere concentrazione e attenzione per l’intero arco della partita. Una fragilità che non può essere liquidata come un semplice episodio.
Anche sul secondo gol, quello che ha definitivamente indirizzato la gara, emergono responsabilità individuali. Baietti, in particolare, è apparso tutt’altro che impeccabile nella circostanza, con una valutazione dell’azione che lascia più di qualche perplessità. Da un portiere esperto ci si aspetta maggiore lucidità e capacità di lettura in momenti così delicati.
Le scelte di formazione: Losavio, un’esclusione difficile da comprendere
Al di là degli errori commessi durante la partita, a far discutere sono soprattutto alcune decisioni relative alla formazione iniziale e alla gestione dei cambi.
La panchina di Losavio rappresenta uno degli aspetti più difficili da comprendere. Contro il Trani l’attaccante aveva dato risposte importanti, entrando con personalità e servendo anche l’assist per Rajkovic. A Bisceglie, invece, è stato utilizzato soltanto nei minuti conclusivi e per giunta in una posizione da esterno che sembra limitarne notevolmente le caratteristiche.
Una scelta che solleva interrogativi sulla gestione delle risorse offensive e sulla capacità di valorizzare quei calciatori che, nelle precedenti uscite, avevano dimostrato di poter incidere.
Centrocampo senza idee: mancano equilibrio e qualità
Il discorso riguarda anche il centrocampo. Sarebbe stato opportuno ripartire da alcune certezze, in particolare Di Paolantonio, Angiulli e Vukoja, un reparto potenzialmente capace di garantire equilibrio, quantità e qualità.
Le ultime prestazioni hanno invece evidenziato un centrocampo lento, prevedibile e incapace di leggere correttamente i movimenti dei compagni. Mancano idee, geometrie e quella capacità di accompagnare la manovra che dovrebbe rappresentare il punto di partenza di qualsiasi squadra ambiziosa.
Il Taranto appare inoltre eccessivamente dipendente dalle iniziative di Falzerano e Taurino. Quando i due non riescono a trovare spazio o a incidere individualmente, l’intera squadra finisce per perdere riferimenti e soluzioni offensive.
Gli uomini da rilanciare e quelli in difficoltà
Anche in attacco le scelte continuano a dividere. Oltre a Losavio, sarebbe stato opportuno dare maggiore continuità a Monetti, un altro elemento che per caratteristiche può offrire soluzioni differenti e cambiare il volto di una partita.
Al contrario, si continua a puntare su calciatori che attraversano un momento complicato. Saraniti appare in difficoltà sul piano fisico, Corvino non sembra ancora aver raggiunto una condizione accettabile, mentre Bonavolontà deve dimostrare di essersi realmente adattato alle caratteristiche di questa categoria.
Dubbi anche su Skoric: tanta corsa e recupero di palloni, ma un contributo complessivo che, almeno finora, appare insufficiente rispetto alle esigenze della squadra.
Discorso analogo per Hadžiosmanović, che potrebbe aver bisogno di un periodo di pausa. In determinate circostanze sarebbe forse più opportuno concedere spazio a un giovane in più, piuttosto che insistere su elementi che non stanno dimostrando la necessaria brillantezza e determinazione.
Perché in Eccellenza non bastano il curriculum, il nome o le esperienze passate: servono condizione atletica, disponibilità al sacrificio e soprattutto la volontà di lottare su ogni pallone.
Serve una scossa: il settore tecnico deve assumersi le responsabilità
Adesso il Taranto ha bisogno di una scossa vera. Non di interventi di facciata, né di ulteriori richiami destinati a perdere efficacia dopo pochi giorni. È necessario che tutto il settore tecnico si assuma le proprie responsabilità, analizzando con lucidità gli errori commessi e individuando soluzioni concrete.
I correttivi introdotti e le regole più stringenti non sembrano aver prodotto i risultati sperati. La situazione appare sempre più delicata e continuare a ignorare determinate criticità rischia soltanto di aggravare una stagione già complicata.
Le responsabilità non possono essere scaricate esclusivamente sui calciatori o sull’allenatore: anche chi ha costruito la rosa e chi è chiamato a gestirla deve interrogarsi sulle scelte effettuate.
Dallo Iacovone alla realtà dell’Eccellenza
C’è un ultimo aspetto che merita una riflessione. Giocare davanti a diecimila spettatori, respirare l’entusiasmo dello Iacovone e sentire il peso di una piazza come Taranto può rappresentare uno stimolo straordinario. Ma quando le luci dello stadio si spengono, resta la realtà del campionato di Eccellenza.
Una realtà fatta di campi stretti, contrasti, sacrificio, seconde palle e attributi. Una categoria nella quale spesso non bastano la tecnica individuale o il prestigio dei singoli. Bisogna saper soffrire, adattarsi alle difficoltà e dimostrare ogni domenica di meritare quella maglia.
Il Taranto, al momento, sembra aver smarrito proprio queste caratteristiche. E il tempo delle attenuanti sta finendo.
La società è chiamata a prendere decisioni, il settore tecnico a rispondere del proprio operato e i calciatori a dimostrare concretamente di essere all’altezza delle aspettative. Perché una piazza come Taranto non può accontentarsi di prestazioni senza identità e sconfitte che si ripetono sempre con lo stesso copione.
Adesso servono fatti, responsabilità e una svolta. Non ci sono più alibi.















