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Di Meo non si arrende: “È tutto aperto, al ritorno sarà battaglia”

Foto Aurelio Castellaneta

Taranto, terzo ribaltone e notte fonda: la città chiede rispetto, servono risposte e dignità

Dopo la sconfitta di Bisceglie arriva l'esonero di Luca Tiozzo. Pino Di Meo è pronto a raccoglierne l'eredità, ma la sua candidatura divide già la tifoseria. Montervino resta al momento al suo posto. Intanto, in via Atenisio, i sostenitori rossoblù hanno contestato civilmente la squadra, chiedendo impegno e rispetto per una maglia che rappresenta un'intera città

di Luca Chianura

Avevamo invocato continuità, carattere e reazione, tanto nelle prestazioni quanto nei risultati. Avevamo chiesto un ruolino di marcia differente e una concreta inversione di tendenza soprattutto in trasferta. Avevamo invocato rispetto e dignità per una città di 188mila abitanti, attanagliata da gravi conflitti sociali, ambientali, lavorativi e occupazionali, e per un popolo rossoblù costretto a sopportare il secondo campionato regionale consecutivo di Eccellenza.

Non siamo stati ascoltati. E lo affermiamo con profondo rammarico.

La terza sconfitta stagionale sul campo dell’Unione Calcio Bisceglie ha provocato l’ennesimo terremoto in casa Taranto, il terzo ribaltone di questa stagione. Nel pomeriggio la dirigenza rossoblù ha deciso di sollevare dall’incarico Luca Tiozzo, subentrato ad Alberto Giuliatto lo scorso 9 settembre. Una decisione che certifica il fallimento di un’altra gestione tecnica, incapace di imprimere quella svolta che l’ambiente attendeva.

Tiozzo esonerato, Montervino resta in bilico

A pagare, almeno per il momento, è soltanto l’allenatore. Francesco Montervino, direttore sportivo, ha evitato l’esonero, nonostante anche la sua posizione sia stata oggetto di valutazioni e interrogativi.

Una circostanza che lascia aperta una domanda: può davvero bastare cambiare nuovamente allenatore per risolvere problemi che sembrano riguardare l’intera struttura sportiva?

Dopo le esperienze di Pagni e Giuliatto, anche il tandem Tiozzo-Montervino non è riuscito a garantire stabilità, risultati e un’identità riconoscibile alla squadra. La società dovrà interrogarsi anche sulle responsabilità di chi ha costruito e gestito questa rosa.

Pino Di Meo, una scelta che divide la tifoseria

In attesa della comunicazione ufficiale della SS Taranto, il nome destinato a raccogliere l’eredità di Tiozzo è quello di Pino Di Meo, reduce dalla vittoria della Coppa Italia di Eccellenza con il Bisceglie nella passata stagione.

Per il tecnico si tratterebbe anche di un ritorno in rossoblù. Di Meo ha infatti indossato la maglia del Taranto nel campionato di Serie C1, girone B, nella stagione 2003-2004, conclusasi con la retrocessione in Serie C2 dopo il playout contro la Fermana.

La sua candidatura, tuttavia, non ha raccolto consensi unanimi. Sui social network e nei gruppi WhatsApp, diversi tifosi hanno manifestato perplessità e malumore, ricordando un gesto polemico compiuto dall’allenatore davanti alle telecamere nell’immediato dopopartita di Bisceglie-Taranto.

Una vicenda che inevitabilmente ha lasciato strascichi nell’ambiente rossoblù. Ci auguriamo che, al momento del suo eventuale insediamento sulla panchina ionica, Di Meo sappia trovare il modo di rivolgere pubblicamente le proprie scuse alla città e al popolo tarantino.

Da uomo esperto di calcio e conoscitore dell’ambiente, saprà certamente comprendere quanto sia importante ricucire immediatamente questo rapporto. Non abbiamo bisogno di ulteriori polemiche. Il nostro argomento preferito è e resterà sempre il calcio giocato.

La contestazione in via Atenisio: cori duri, nessuna intemperanza

La delusione della tifoseria si è manifestata anche al rientro della squadra da Bisceglie. Nei pressi della parrocchia Santa Rita, in via Atenisio, nella periferia orientale della città, un gruppo di sostenitori rossoblù ha atteso la squadra per manifestare il proprio dissenso.

Una contestazione civile, senza intemperanze, caratterizzata da cori duri e messaggi rivolti ai calciatori. La rabbia dei tifosi è il risultato di una stagione che continua a riservare delusioni e di un progetto sportivo che, almeno finora, non ha mantenuto le aspettative.

Non si tratta soltanto di una sconfitta o di una classifica da recuperare. In discussione c’è il rapporto tra una squadra, una società e una tifoseria che continua a chiedere rispetto per la propria storia e per i colori che rappresenta.

La fotografia impietosa della sconfitta di Bisceglie

Il tonfo del Gustavo Ventura ha certificato ancora una volta i limiti tecnici e caratteriali di una formazione apparsa priva di stimoli, grinta, motivazioni, spessore e personalità.

Una squadra che deve ritrovare immediatamente la capacità di lottare su ogni pallone e di mantenere la concentrazione per l’intera durata della partita.

Nel grigiore generale, soltanto Falzerano e Taurino sono riusciti a salvarsi, offrendo qualche spunto positivo. Il primo, in particolare, ha rappresentato uno dei pochi riferimenti in grado di dare qualità alla manovra rossoblù.

Tra i pali Baietti, preferito a Lombardo, non è apparso esente da responsabilità in occasione del gol partita di Ramos. Anche il reparto difensivo composto da Hadziosmanovic, Lanzolla, Guastamacchia e Lupo ha evidenziato responsabilità pesanti sulle marcature dell’ex Croce e dello stesso Ramos.

A centrocampo, Bonavolontà e l’olandese Eijngermann, subentrato all’esausto Falzerano, sono finiti sotto osservazione per errori banali in fase di possesso che hanno favorito le ripartenze avversarie e contribuito alle reti dei padroni di casa.

Skoric ha invece meritato la sufficienza piena, distinguendosi per applicazione e lavoro in mezzo al campo.

Falzerano e Taurino le poche note positive

Le indicazioni migliori sono arrivate dalla trequarti, dove Falzerano e Taurino hanno provato a dare qualità e imprevedibilità alla manovra, insieme a un Soldani apparso invece deludente.

Rajkovic, schierato come unica punta, si è sacrificato molto per la squadra, ma non è riuscito a incidere negli ultimi sedici metri.

Neppure gli ingressi di Corvino, Odia, Eijngermann, Losavio e Saraniti hanno prodotto gli effetti sperati. I cambi non hanno modificato l’inerzia della gara e il Taranto non è riuscito a costruire una reazione realmente convincente dopo aver subito la rimonta.

Un’altra prestazione che impone riflessioni profonde sulla composizione della rosa, sulle condizioni atletiche di alcuni elementi e sulle scelte effettuate durante la partita.

Adesso c’è lo Squinzano: vietato cercare alibi

Domani pomeriggio il Taranto tornerà ad allenarsi allo stadio Erasmo Iacovone per preparare la delicata sfida di domenica 8 novembre contro la capolista Squinzano.

Un appuntamento che arriva in un momento particolarmente complicato e che potrebbe rappresentare il primo banco di prova per il nuovo corso tecnico, qualora l’arrivo di Pino Di Meo venisse ufficializzato.

Il divieto di trasferta imposto ai tifosi rossoblù, in vigore fino al prossimo 1° marzo 2027, non deve e non può diventare un alibi. Chi scende in campo ha il dovere di onorare la maglia, sudarla e lottare pallone su pallone per tutti i cento minuti.

Non è accettabile che una squadra con le ambizioni e gli investimenti del Taranto continui a offrire prestazioni di questo genere.

La città merita molto di più

Il Taranto non è soltanto una squadra di calcio. È un patrimonio popolare, un’identità collettiva, un riferimento per migliaia di persone che, nonostante le difficoltà quotidiane della città, continuano a riconoscersi in quei colori.

Per questo non possiamo accettare che tutto venga ricondotto a un semplice cambio di allenatore. Servono competenza, programmazione, responsabilità e uomini capaci di comprendere il peso della maglia rossoblù.

La società deve fare le proprie valutazioni, i dirigenti assumersi le responsabilità e i calciatori dimostrare sul campo di meritare la fiducia ricevuta.

Avevamo chiesto continuità, carattere e rispetto. Continuiamo a chiederli.

That’s all folks! È tutto, popolo.

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