di Giuseppe Pio Romanazzi
Il Taranto non riesce a rialzarsi e incassa un’altra pesante sconfitta, questa volta davanti al proprio pubblico contro lo Squinzano. Una prestazione ancora una volta al di sotto delle aspettative, che certifica le difficoltà di una squadra incapace di trovare continuità e soprattutto di reagire alle avversità. La vetta della classifica dista adesso nove punti e il quadro generale comincia ad assumere contorni decisamente preoccupanti.
Non è soltanto il risultato a destare inquietudine, ma il modo in cui è maturato. Dopo il passo falso di Bisceglie, i rossoblù erano chiamati a una risposta immediata, soprattutto sotto il profilo caratteriale. Invece, lo Iacovone ha restituito l’immagine di una squadra fragile, confusa e incapace di sfruttare le occasioni per rimettere in discussione il risultato.
Il rigore dell’83’: Corvino sbaglia dal dischetto
Tra gli episodi che hanno caratterizzato la partita c’è sicuramente il calcio di rigore assegnato al Taranto all’83’. Una possibile occasione per riaprire l’incontro e provare a evitare una sconfitta che, con il passare dei minuti, sembrava ormai inevitabile.
Prima della battuta, però, si accendono gli animi. Il portiere dello Squinzano, Kolocsar, è protagonista di un episodio che genera una piccola rissa e provoca la reazione di Corvino. Il numero 10 rossoblù decide comunque di assumersi la responsabilità della trasformazione, ma la sua conclusione termina altissima, addirittura al secondo anello dello stadio.
Un errore pesantissimo, che chiude praticamente le speranze del Taranto. Resta anche qualche interrogativo sulla scelta del rigorista: dopo essere stato coinvolto nel parapiglia con l’estremo difensore avversario, Corvino avrebbe forse potuto lasciare l’incarico a un compagno più lucido in quel particolare momento della partita. Una valutazione che, con il senno di poi, appare quantomeno discutibile.
Morales, un’espulsione che complica ulteriormente tutto
A rendere ancora più amara la giornata rossoblù è stata l’espulsione di Morales. Il difensore, già ammonito, commette un fallo di trattenuta particolarmente evidente ai danni di un avversario, inducendo il direttore di gara a estrarre il secondo cartellino giallo e, di conseguenza, il rosso.
Un intervento che si poteva e si doveva evitare, soprattutto considerando il momento della partita e la necessità di mantenere tutti gli effettivi a disposizione per tentare una rimonta. L’episodio finisce per completare una domenica già estremamente negativa, privando il Taranto di un altro giocatore e aggiungendo ulteriori problemi a una situazione che appare sempre più complicata.
I numeri di un campionato lontano dalle aspettative
Il bilancio dopo dodici giornate racconta una realtà difficilmente conciliabile con le ambizioni di una società e di una piazza che puntano alla vittoria del campionato.
Il Taranto ha raccolto sei vittorie, due pareggi e quattro sconfitte. Numeri che evidenziano una mancanza di continuità e che, soprattutto, fotografano un rendimento decisamente insufficiente per una squadra costruita con l’obiettivo di recitare un ruolo da protagonista.
La situazione in classifica è ancora più eloquente: la zona play-out dista appena due punti, mentre quella play-off è distante tre lunghezze. Un dato che, da solo, rende perfettamente l’idea della dimensione della crisi. Il Taranto, anziché guardare alla vetta e alla promozione diretta, si ritrova a dover fare i conti con una posizione di classifica che impone ben altre preoccupazioni.
La distanza dal primo posto, arrivata a nove punti, rappresenta un ulteriore campanello d’allarme. A inizio stagione sarebbe stato difficile anche soltanto immaginare uno scenario del genere.
Le parole dello spogliatoio non bastano più
Dopo il triplice fischio, l’intero gruppo rossoblù ha scelto di presentarsi in sala stampa, assumendosi pubblicamente le responsabilità della sconfitta. Una decisione significativa, con il capitano Guastamacchia che ha ribadito la consapevolezza delle difficoltà attraversate dalla squadra e la volontà di uscirne.
Anche Falzerano ha provato a spiegare il momento, soffermandosi sul peso del clima ambientale e sulla pressione derivante dalla contestazione.
Il messaggio dello spogliatoio è stato chiaro: il gruppo vuole restare unito e lavorare per invertire la rotta. Tuttavia, in questo momento, le dichiarazioni rischiano di perdere significato se non accompagnate da una risposta concreta sul terreno di gioco.
La tifoseria ha bisogno di vedere una squadra capace di lottare, di reagire agli episodi negativi e di onorare una maglia che rappresenta una città intera. L’unità dichiarata in sala stampa dovrà necessariamente trovare conferma nei prossimi novanta minuti.
Acquaviva, la Coppa Italia diventa un crocevia della stagione
Adesso l’attenzione si sposta sulla sfida di mercoledì contro l’Acquaviva, valida per la Coppa Italia. Una partita che assume un’importanza enorme per il futuro della stagione rossoblù, con in palio la qualificazione alle semifinali e la possibilità di continuare a inseguire un trofeo che potrebbe rappresentare una strada alternativa verso la promozione.
In una situazione di classifica così delicata, la Coppa non può essere considerata un semplice impegno infrasettimanale. È un appuntamento da affrontare con la massima concentrazione, evitando altri passi falsi e ritrovando quelle caratteristiche che finora sono mancate troppo spesso.
Al Taranto servirà una prestazione di cuore, grinta e sacrificio per tutti i novanta minuti. Non basteranno le individualità, né le promesse di riscatto pronunciate davanti ai microfoni. Sarà necessario dimostrare di avere ancora la forza per reagire, di saper soffrire e di lottare su ogni pallone.
È il momento di cambiare passo
La sconfitta contro lo Squinzano potrebbe rappresentare uno dei passaggi più delicati dell’intera stagione. Quattro battute d’arresto in dodici giornate, nove punti di distanza dalla vetta e una zona play-out pericolosamente vicina sono numeri che non possono essere sottovalutati.
Il tempo per rimediare esiste ancora, ma non può diventare un alibi. Il Taranto deve ritrovare rapidamente identità, organizzazione e soprattutto carattere. La partita contro l’Acquaviva rappresenta la prima occasione per dimostrare che il gruppo ha realmente intenzione di uscire dal tunnel.
La piazza ha già dimostrato pazienza, attaccamento e sostegno. Ora pretende risposte. Perché inseguire la promozione significa prima di tutto dimostrare, ogni domenica, di essere all’altezza dell’obiettivo dichiarato. E oggi, purtroppo, il Taranto è ancora molto lontano da quella dimensione.















