Svuotati mentalmente, i ragazzi di Panarelli non vanno oltre il pareggio sul campo del Nardò. Ennesima conferma di un progetto tecnico morto e sepolto: pianificare il prossimo campionato adesso è l’unico imperativo.
A venire meno, come ampiamente concordato da addetti ai lavori e tifosi, sono proprio i big dai quali ci si aspettava quel quid in più, che avrebbe potuto valere la vittoria del campionato. Genchi e D’Agostino su tutti, aleggiano nel campo come fantasmi, senza incidere sul match ed entrando sul terreno di gioco solo per onore di firma. Oggiano, sempre positivo dal ritorno in panchina di Panarelli fino a qualche settimana fa, sembra aver perso la sua solita carica ed il suo sostituto naturale, Guaita, è utile solo a partita in corso, immaginiamo per una mancanza di minuti nelle gambe e per la possibilità di sfruttarlo solo quando la difesa avversaria ha ormai perso la lucidità.
Gli acquisti interessanti, forse gli unici azzeccati per questa stagione, riguardano solo il comparto under. La conferma di Ferrara e l’ingaggio di Cuccurullo, in una squadra attrezzata per vincere, avrebbero potuto fare la differenza. Sposito sembra in crescita lenta ma costante e ad ogni partita accumula esperienza e fiducia. Masi e Marino, per quel poco che hanno giocato, sono riusciti a far intravedere buone qualità, nonostante siano stati schierati perennemente fuori ruolo. Da menzionare anche il talentino della “cantera” ionica, Paolo Serafino, che domenica ha trovato il suo debutto in prima squadra e potrebbe rappresentare l’unica speranza autoctona per il futuro. Le pecche anche per quanto riguarda i virgulti, tuttavia, non mancano. De Caro non è riuscito a confermare le ottime voci estive nei suoi riguardi, mentre resta misteriosa la riconferma di Pelliccia, che è giunto al secondo campionato da censurare in rossoblu, dando sempre più certezze di poter ambire esclusivamente a categorie inferiori.
Nel primo tempo succede poco, anzi pochissimo. Nello specifico una svirgolata da “Mai dire gol” di Actis Goretta, uno dei rinforzi offensivi portati a Taranto da De Santis sul quale lasciamo i giudizi alla fantasia dei nostri lettori, ed una traversa di Manfrellotti per il Nardò su colpo di testa. Nella ripresa il Taranto sembra trovare qualche stimolo, nascosto in un cunicolo degli spogliatoi del “Giovanni Paolo II” e trova il vantaggio con una sventola di Cuccurullo, che si riscatta da un primo tempo da dimenticare e conferma l’ottimo potenziale in prospettiva. I rossoblu provano dunque a gestire questo vantaggio, cercando prudentemente il raddoppio prima con una botta dalla distanza dell’esordiente Van Ransbeeck, poi con un quasi autogol di Centonze che si salva per il rotto della cuffia.
Il vigore ionico tuttavia si affievolisce con il passare dei minuti, forse a causa della spasmodica ricerca di addormentare definitivamente il match. La sveglia è però puntuale ed impietosa e si presenta nelle vesti di Mengoli, che dalla lunghissima distanza trova il gol della domenica con una bordata terrificante che va ad insaccarsi sotto il sette, con Sposito battuto ma senza colpe.
Questa rete fa sgretolare le pochissime certezze rimaste alla truppa tarantina, che fino allo scadere non riuscirà ad imbastire neanche un’ulteriore occasione pericolosa.
Continua a piovere sul bagnato in casa ionica e, nonostante la squadra cerchi impulsi e stimoli per completare degnamente la fallimentare annata, gli episodi negativi sembrano non lasciare scampo facendo sprofondare Taranto e i Tarantini in un abbisso di disperazione ed autocommiserazione ormai inevitabili. Sette sono i punti da raggiungere in ottica salvezza, traguarda da tagliare quanto prima, per concludere al più presto questo maledetto ed inaspettato annus horribilis.
Gabriele Campa













