In questo periodo di sospensione dal calcio giocato a causa della Pandemia da Coronavirus, abbiamo voluto porre la nostra attenzione sul ruolo della APS TARAS 706 A.C all’interno della realtà calcistica tarantina, che ricopre un ruolo attivo come trust di tifosi nella società del Taranto.
Abbiamo intervistato Fabio Guarini, presidente dell’Associazione che a cavallo tra la fine del 2019 e l’inizio del nuovo anno ha cambiato denominazione passando da Fondazione Taras a APS TARAS 706 A.C. A lui abbiamo chiesto qualche chiarimento sul rapporto attuale tra l’associazione e il socio di maggioranza, il Presidente Massimo Giove.
Come mai avete deciso di cambiare la denominazione e quanti soci fanno parte attualmente della Taras 706 A.C.?
Abbiamo deciso di cambiare denominazione perché, nonostante la denominazione iniziale prendesse spunto dalla fondazione della nostra città, le Fondazioni a livello economico sono qualcos’altro da quello che rappresentiamo noi. Noi siamo un supporters trust senza fini di lucro. Era una cosa che volevamo fare da un po’ e lo abbiamo fatto affrontando anche diverse spese notarili. I soci, come si evince anche dal nostro sito sono più di duemilaseicento, c’è il rinnovo di una quota annuale. Qualcuno la rinnova negli anni successivi ma questo non è importante. Ogni anno più o meno contiamo trecentocinquanta rinnovi. Coloro che hanno scritto la tessera almeno una volta sono più di duemilaseicento supporters.
In merito alle dichiarazioni del presidente Massimo Giove sulla volontà che avreste palesato di cedere le vostre quote e sulla mancata presa visione da parte vostra del bilancio, hai da aggiungere qualcosa che non sia stato già detto nella vostra nota apparsa sul sito?
Quello che volevamo dire lo abbiamo detto nel comunicato e non vogliamo fare ulteriore polemica. Quello che è stato fatto non poteva essere fatto; noi abbiamo chiesto il bilancio via pec seguendo tutte le procedure e lui ha ritenuto di non inviarlo. Non bisognerebbe fare queste cose, si è esposto a un rischio legale che non abbiamo voluto perseguire per il bene del Taranto. Ma ripeto, la questione finisce qui, da parte nostra nessuna ulteriore polemica.
Ti senti anche di smentire quanto dichiarato sempre dal presidente e cioè che voi gli avreste proposto la cessione delle quote dell’associazione?
Assolutamente non è vero, lo abbiamo anche scritto. Al momento deteniamo il 7% delle quote ma potremmo avere anche il 49% però a livello di statuto le cose non cambierebbero, siamo sempre soci di minoranza ma va bene così.
Abbiamo letto anche della vostra disponibilità in qualsiasi momento a partecipare a una ricapitalizzazione, che però ricordiamolo deve sempre partire dai soci di maggioranza.
Certo, ci sarebbe la stessa disponibilità anche se dovesse subentrare un socio nuovo. Serve proprio per dare una base economica più solida alla società. Per quanto riguarda il bilancio del 30-06-2018 ci furono delle perdite che avevano richiesto di abbattere il capitale sociale. Il capitale sociale era di trecentomila euro perché venne effettuata una ricapitalizzazione sotto la presidenza Campitiello a cui l’associazione partecipò. Quindi anche quei soldi e quelli messi dai soci del passato sono serviti a coprire le perdite dello scorso anno. La ricapitalizzazione serve a questo. Nel momento in cui, l’attuale presidente oppure un nuovo proprietario volesse ricapitalizzare, cosa che ci auguriamo, l’associazione farà la sua parte. La ricapitalizzazione si avvia con tutti i soci.
Che idea ti sei fatto della situazione societaria? Un giorno il presidente dichiara di essere disposto ad ascoltare offerte serie e congrue, un altro afferma di voler continuare a guidare il Taranto con un piano alternativo. Nel frattempo sembra essere saltata la trattativa con imprenditori romani facente capo a Tillia. Il tifoso è un po’ confuso…
Per quanto riguarda l’offerta di Tillia diciamo che un milione di euro riguardava solo la copertura del debito. Secondo me al momento ci sono delle schermaglie tattiche legittime da parte del presidente. A mio avviso lui ha un piano A che preveda l’idea di andare avanti allestendo un Taranto giovane. Il piano B è probabilmente quello di cedere a un gruppo importante. Se ha ritenuto che il gruppo romano non fosse solido credo che sia una valutazione valida. Nessuno vuole avere a che fare con situazioni peggiori. Tutti quelli che invocano il cambiamento vogliono un cambiamento verso un imprenditore di valore. I nomi lasciano il tempo che trovano, bisogna vedere cosa ci sarà di concreto.
Forse una delle responsabilità della società di quest’anno sta nel non essere riuscita ad instaurare un dialogo costruttivo per ricucire gli strappi. Non può ad esempio l’associazione riunire tutti gli esponenti della tifoseria intorno a un tavolo per farla incontrare con la dirigenza per far si che un eventuale passaggio societario sia meno traumatico di quelli vissuti in passato?
Abbiamo dato tutti merito alla presidenza di essere partita costruendo una squadra importante, anzi due squadre. Poi però la società forse non è riuscita ad essere impermeabile ovattando i muri dello spogliatoio q questo ha portato a tanti episodi grotteschi. Il Taranto il campionato l’ha perso in vari frangenti. Anche lo stesso esonero prematuro di Ragno è stato un punto cruciale. Ogni anno tutti i presidenti che si sono succeduti negli ultimi anni hanno provato a giocarsi il tutto per tutto per vincere subito, ma quest’anno c’erano sei squadre forte. Ci voleva più realismo da parte di qualcuno della società. In questo momento i tifosi sono tutti sullo stesso piano e tutti innamorati. Secondo me la mano la deve comunque tendere la società che faccia delle scelte che almeno per qualche mese stabilizzino l’ambiente. Ci vuole una società ben strutturata con un allenatore che sia messo in grado di allenare serenamente. Se la società decidesse di andare avanti deve cambiare registro rispetto a quanto fatto vedere quest’anno.
Andrea Loiacono













