Il divorzio più traumatico tra i tifosi del Taranto e un suo calciatore degli ultimi anni. Separazione non consensuale tra colui che nelle ultime due stagioni e mezzo ha trascinato gli ionici a suon di tanti gol, 37 in 62 presenze e tanti assist. L’andamento della stagione che a gennaio vedeva il Taranto già distante dalla vetta e l’arrivo di un nuovo Direttore Sportivo come De Santis ha rovesciato le prospettive, facendo passare l’ex capitano rossoblù da elemento indiscutibile a calciatore sul mercato, per giunta quasi sul gong del calcio mercato.
Abbiamo contattato il fantasista genovese telefonicamente direttamente presso Malta, dove sta seguendo con attenzione le vicende italiane e maltesi relative al Coronavirus.
Campionato fermo: Anche il nostro campionato attualmente è fermo a causa dell’infezione da Coronavirus, anche se rispetto all’Italia le restrizioni sono leggermente di meno. Ci sono stati cento decessi in tutta Malta, i negozi sono chiusi ma si può ancora circolare per strada. Mancano sei giornate e siamo primi in classifica. Speriamo di riuscire a vincere il campionato e soffiarlo alla detentrice dello scorso anno, che è anche la nostra principale antagonista.
Calcio più europeo: Rispetto all’Italia e ai campionati in cui ho giocato, questo è un calcio più europeo, c’è meno tatticismo. C’è meno organizzazione ma più ritmo rispetto all’Italia. Rispetto al nostro campionato si gioca più con la palla tra i piedi. Ognuno ha i suoi punti di eccellenza; in Italia per esempio siamo bravi a preparare le partite e curare la fase difensiva mentre qui, essendo Malta una colonia inglese vengono giocatori da tutto il mondo e ci sono più azioni in contropiede senza troppi calcoli. Anche le perdite di tempo la gente non le concepisce e i giocatori giocano più velocemente. Con l’inglese un poco me la cavo, anche se il Presidente è italiano, e anche i compagni parlano fra loro in italiano. La lingua madre è l’Italiano.
Non volevo giocare con altra squadra in Italia: Dopo quello che è successo a Taranto, in virtù dell’amore e dell’affetto che provo verso il Taranto e preso anche dalla tanta delusione che ho provato anche a livello umano, non mi andava di indossare un’altra maglia diversa da quella rossoblu in Italia. Mi sono capitate offerte anche da categorie superiori come la Lega Pro e le ho rifiutate, anche da squadre pugliesi. Ma non avevo voglia e ho preferito staccare la spina per quattro mesi e andare in un luogo dove potessi non pensare a quello che era accaduto. In più sto vivendo un’esperienza nuova, stimolante, ho la possibilità di vincere un campionato, disputare i preliminari di Champions e poi aprirsi a nuovi scenari. In Italia ho fatto bene e mi voglio mettere in evidenza anche qui.
Addio al Taranto: Non so cosa sia stato detto a Taranto dopo che sono andato via. Io onestamente alla teoria che un giocatore più tecnico in serie D sia meno utile al progetto perché corre meno, non ci credo. Io rispetto la decisione di tutti, ma in questo caso parlano i fatti per me. Anche quest’anno, nonostante i problemi che ho avuto specie in partenza, ho realizzato 7 gol in 13 presenze. Non ce l’ ho con nessuno per come sono andate le cose. Io sono una persona molto tranquilla, da parte mia con il Presidente Giove non è successo assolutamente niente. La cosa che più mi è dispiaciuta è stata lasciare Taranto, il mio Taranto in un momento così brutto e difficile. Ho rinunciato senza problemi negli scorsi anni ad altre offerte e di sicuro in un periodo così difficile come quello che stavamo vivendo non avrei lasciato il Taranto. Io da capitano e per tutto quello che ho ricevuto in questi anni con la mia famiglia, non avrei mai preso una scelta del genere. Avevo ricevuto offerte anche a dicembre dalla serie D, ma tra l’altro mi hanno avvertito del mio allontanamento solo all’ultimo. Se me lo avessero detto il primo dicembre, ci sarei rimasto male ma avrei capito. Ci sono rimasto male per come sono stato trattato a livello umano. Questo è compensato dalla valanga di affetto e stima che ancora adesso ricevo con video provenienti da Taranto, messaggi, telefonate. Me lo aspettavo, ma non così. Sono ancora innamorato del Taranto.
Pubalgia: La pubalgia non è una cosa che non passa più. Qualche problema l’ho avuto a inizio anno, ma non sono stato in generale l’unico giocatore che si è allenato con la pubalgia. É una cosa che con degli allenamenti differenziati e trattamenti specifici ti consente comunque di scendere in campo la domenica, e poi svanisce a seconda dei casi. Magari non sei al 100% ma non sei zoppo. All’inizio mi sono curato. Ma se la scelta di mandarmi via è dipesa da quello avrebbero potuto mandarmi via subito. Ad Andria e a Brindisi quando ho segnato, non avevo la pubalgia?
Rapporto con Mister Ragno: A chi dice che io e alcuni miei ex compagni non andassimo d’accordo col mister anche per la posizione in campo dico che questa è un’enorme fesseria. Ho sentito queste storie troppo spesso, è il momento di dire che mai nessuno di noi ha giocato contro nessuno. Io giocavo per me e per il Taranto, non contro qualcun altro. Quella è stata una scelta di altri e chi dice queste cose si nasconde solamente. Io non giocavo né per Ragno, né per mister Panarelli o D’Agostino ma solo per il Taranto. Il mio sogno era vincere il campionato. E a chiunque mi avesse portato a vincere il campionato avrei steso tappeti rossi.
Cosa non è andato: Quello che è successo dopo che sono andato via, penso all’escalation di episodi intimidatori sono tutti da condannare. Penso che purtroppo questo sia il frutto dell’esasperazione. Dall’inizio non sono andati i risultati. Penso alla partita col Brindisi; se non hai il carattere per reagire alla mancanza di risultati vai nel pallone. Credi che un momento negativo sia il momento peggiore, ma se molli il peggio è ancora dietro l’angolo. Dopo aver perso la prima in casa e dopo 8 giornate ne avevamo perse 4, credi che all’ottava giornata sia finita il mondo ma devi andare avanti. E se non lo fai uniti e compatti è dura. Dispiace sia successo a Taranto.
Porte aperte al Taranto: Dissi che il mio era un arrivederci a Taranto. Nella vita bisogna lasciare tutte le porte aperte perché un domani tutto può succedere. Non posso dire Addio al Taranto dopo tutto quello che ho vissuto in questi anni. Essendomi lasciato bruscamente le cose sono ancora in sospese. Non ho ancora esaudito il mio sogno di vincere col Taranto.
Andrea Loiacono













