La stagione di serie 1980 – 81 fu una delle più travagliate di serie B, per il Taranto dell’allora patron Carelli, con Seghedoni, inizialmente, sulla panchina.
La partenza ad handicap (- 5 di penalizzazione, subita a seguito delle sentenze del Totonero, scorie dell’annata sportiva precedente) costrinse gli ionici ad un ritiro estivo con una preparazione, impostata in maniera differente per cercare di annullare il gap, nel più breve numero di giornate, pur nella consapevolezza delle difficoltà che si sarebbero incontrate, guardando il calendario stilato dalla FIGC.
Già dalla prima giornata, giocata il 14 settembre 1980, il Milan, big del campionato, (costituito per sette undicesimi dagli stessi elementi che due anni prima avevano colto lo scudetto della stella) ottenne una vittoria interna sul Bari, mentre la Lazio fu fermata, all’Olimpico, da un Palermo in cerca di punti per annullare la penalizzazione. Nella settimana successiva, nessuna squadra poteva vantare punteggio pieno, salvo la Spal che divenne la prima squadra a prendere il comando della graduatoria: nei turni successivi gli estensi guidarono la classifica assieme al Milan, ripresosi dopo le difficoltà iniziali, mentre sul fondo Palermo e Taranto avevano già annullato la loro partenza ad handicap.
I rossoblu, in effetti, nelle prime sei giornate conquistarono due vittorie interne (Foggia e Varese), tre pareggi (a Bergamo, con l’Atalanta, a Rimini e, in casa, con il Lane Rossi Vicenza) ed una sola sconfitta (a Genova, con la Sampdoria), per un totale di sette punti conquistati sul campo, ma due effettivamente contabilizzati (in virtù della penalizzazione).
Nella 7^ giornata, il 9 novembre 1980, i rossoblu scesero, allo Iacovone, per affrontare il Bari del presidente Antonio Matarrese e del tecnico, Antonio detto “Mimmo” Renna, formazione che giunse sullo Ionio, forte dei suoi sette punti (gli stessi realizzati dal Taranto al lordo della penalizzazione), per via di tre vittorie interne (Lecce, Lane Rossi Vicenza e Spal), un pareggio (a Palermo) e due sconfitte (a Milano, con il Milan e a Rimini).
In quella domenica, nello stadio ionico, ribollente di tifo, pieno di colori ed emozioni, in una “gara nella gara” (quella tra le due tifoserie note per passione, tradizione, attaccamento alla maglia e sana rivalità), le due squadre badarono a guardarsi dagli attacchi, forse confusi dei rossoblu, ma incessanti azioni, comunque, rette abbastanza bene dai bianco rossi.
La difesa ospite apparve puntuale nella chiusura sugli attacchi del Taranto ed anche il nuovo acquisto della formazione ospite, Canestrari, si districò egregiamente. Poi, quando si pensò che la partita si stesse incanalando sul binario dello 0 a 0, ad otto minuti dal termine, arrivò il goal dei rossoblu.
L’azione partì dalla destra, ci fu un lungo cross, la palla, corretta da una deviazione di testa di Serena, giunse a Cannata che tirò prontamente, il portiere Venturelli non riuscì ad intercettarla e respinse, ma Fagni (entrato dieci minuti prima in campo), anticipò due difensori baresi e mise in rete. il goal del successo tarantino.
Al triplice fischio, grande entusiasmo del pubblico dello Iacovone e sotto la pioggia scrosciante la torcida rossoblu, presente nella Nord, osannò i calciatori che ringraziarono per la vittoria e l’ulteriore passo in classifica che alimentò la speranza di poter arpionare la salvezza al termine della stagione.
Sappiamo che non fu così nonostante un’altra pagina di storia scritta, qualche domenica dopo quel derby con i bianco rossi, ovvero la storica vittoria sul Milan per 3 a 0 , ma nel successivo avvicendamento tra Seghedoni e Pinardi, segnale di una serie di risultati non arrivati e campanello d’allarme per un’annata travagliata già in partenza (per la penalizzazione subita), si ebbe poi il declino dei rossoblu.
In quell’annata, in effetti, molte cose non andarono per il verso giusto e la discesa nell’inferno della C1, segnò il primo step di rabbia, amarezza e delusione per la prima retrocessione subita dopo la promozione dalla C alla B, al termine della stagione 1968 – 69 (quella del caso Casertana) che aveva visto, la disputa di ben 12 campionati di serie B, a fasi alterne, ma sempre prodighe di gioie e dolori, per le vicende in campo ed extra calcistiche.
Speriamo di ritornare in quelle piazze storiche ed esibirci su palcoscenici prestigiosi, magari con un pizzico d’emozione iniziale ma siamo sicuri che i rossoblu potrebbero cominciare a dare quelle gioie e soddisfazioni lontane da anni dalla nostra Città.
Attendiamo con un pizzico di trepidazione la comunicazione della ripresa del campionato o dell’attività agonistica, perché vorrà dire battagliare contro tutto e tutti per la conquista di un posto al solo, successivamente, nell’epoca post Coronavirus, capiremo come e quando riprenderemo a respirare aria di sano calcio, a tutti i livelli.
Di Redazione














