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Borsci, “Il calcio a Taranto non è solo un fatto sportivo ma sociale: ritroviamo unità”

Borsci, “Il calcio a Taranto non è solo un fatto sportivo ma sociale: ritroviamo unità”

"In questo momento è fondamentale che società e tifoseria tornino a parlarsi facendo un passo indietro e riconoscendo i propri sbagli. Con il settore giovanile risultati importanti. Abbiamo sempre creduto nell'obiettivo della valorizzazione dei giovani"

Conoscenza, esperienza e passione sono tre componenti che non possono mancare per la buona riuscita di una ricetta, si pensi ad una pietanza da servire a tavola. Lo stesso discorso si può dire per il calcio, ancor di più quello giovanile dove se possibile le difficoltà con le quali ci si deve rapportare sono maggiori. Queste tre componenti hanno caratterizzato nelle due ultime stagioni il settore giovanile rossoblù, grazie soprattutto alla figura di una persona che ha profuso tanto impegno nella gestione del settore giovanile rossoblù. Parliamo di Tonino Borsci, già direttore sportivo di quel Taranto che sotto la gestione Papalia-Giove nell’annata 99′-2000 disputò un’annata da incorniciare il serie D, seconda solo al Campobasso ma che in estate fu ripescata nell’allora serie C2. Quest’anno le cose a tutte e tre le compagini del settore giovanile sono andate a gonfie vele, tanto che solo il Coronavirus ne ha potuto fermare l’ascesa.

Bilancio positivo, valorizzati molti giovani: Tirando le somme il bilancio è stato molto con tutte le nostre formazioni. Inoltre è importante anche il fatto che sino al momento dell’emergenza sanitaria alcuni nostri ragazzi si stessero allenando con la prima squadra, qualcuno ha addirittura esordito e altri sono andati in panchina. Questo era l’obiettivo che ci eravamo prefissati. La juniores dopo una lunga rincorsa e dopo aver superato il Casarano nello scontro diretto era in testa al girone; pensavamo di finire in testa. Gli allievi hanno vinto il loro girone con mister Passariello e dovevano proseguire alle fasi successive. Avevamo delle belle rappresentative, sono dispiaciuto non per me ma per il premio che stavano ricevendo i ragazzi che è un aspetto che conta nel calcio. Lo sport è fatto di motivazioni.

Sacrifici durante l’anno: Per tutto l’anno abbiamo compiuto sforzi enormi, siamo passati da Rocca durante la preparazione a Fragagnano. Questo anche per le famiglie è uno sforzo logistico ed economico. Purtroppo ancora non abbiamo la struttura da poter utilizzare. Credo che per quanto riguarda il campo B manchi l’omologazione, questa situazione di emergenza di certo non avrà facilitato le cose in tal senso.

Obiettivo valorizzazione: Gli esordi che ci sono stati in prima squadra me li aspettavo, io e il mio entourage abbiamo lavorato per questo. A inizio stagione dissi che non mi interessa vincere il girone. Vincere è bello sempre ma lo scopo del settore giovanile deve essere quello di valorizzare qualche elemento per la prima squadra. Altrimenti se non c’è una proiezione della prima squadra non ha motivo di esistere il settore giovanile. Con mister Panarelli ci siamo capiti al volo, lo conosco da anni e lui non ha avuto timore nel farli esordire e prenderne altri con se in prima squadra. Poi purtroppo questi ragazzi sono stati sfortunati; quando è arrivato il momento tanto atteso di calcare l’erba dello Iacovone è giunto questo problema che ci tiene fermi da due mesi. Anche i nostri ragazzi del settore giovanile stanno seguendo un programma in casa stilato dai noi preparatori atletici, i tecnici li seguono e siamo sempre in contatto. Abbandonarli sarebbe deleterio, mi è dispiaciuto molto per loro. Con la juniores avremmo puntato a vincere il girone e proseguire. Mister Latartara gli ha insegnato tante cose, il gruppo era solido e viaggiava a mille. Lo stesso vale per gli allievi che dovevano fare le fasi regionali. Sono dispiaciuto anche per tutti i miei collaboratori. Ho trovato collaboratori fantastici che si sono uniti a quelli già ottimi che avevo lo scorso anno. Sono stati sempre pronti e professionali, chiudere così lascia un amaro in bocca ma ripartiremo più forti.

Impiego maggiore di alcuni juniores: Anche questa era una cosa prevista in accordo con mister Panarelli. Nelle ultime giornate stavano cominciando a fare più minutaggio e ne avrebbero fatto ancora di più. Bisogna però considerare che nonostante il Taranto non avrebbe potuto raggiungere il primo posto bisognava concludere al meglio. Questo comunque sarebbe stato il momento adatto per vedere maggiormente all’opera Serafino, Giammarugo, Perrini, solo per dirne alcuni. Ormai si allenavano solo con lui. Sono tutti ragazzi con la testa a posto che vanno bene a scuola e non saltano mai un allenamento.

Futuro societario e tecnico: Adesso quello che succederà dipenda molto anche dalla situazione complessiva generale che purtroppo non riguarda solo il calcio. Il calcio ha avuto una bella botta perché si autofinanzia tramite le aziende che lo sponsorizzano. Gli stessi presidenti sono quasi tutti imprenditori che hanno una o più aziende in un settore in crisi. Credo che un cambiamento generale nel calcio ci sarà per tutti, non solo per il Taranto. Nello specifico per quanto concerne il Taranto, avendo un ottimo rapporto continuo con Giove che ringrazio per avermi dato sempre carta bianca sul settore giovanile, lui ha sempre sostenuto che se arrivasse un acquirente che ha capacità economiche e sia una persona affidabile lui sarebbe disponibile a cedere il Taranto, ma solo in mani sicure. Ma se questo non dovesse avvenire è chiaro che continuerà, con estremo sacrificio così come ha fatto quest’anno. Tutto quello che ha fatto è uscito fuori solo dalle sue risorse. Poi è chiaro, qualche errore è stato commesso, ma solo chi agisce sbaglia. Abbiamo avuto un’entrata di milleottocento abbonati che sono una grossa quota di tifosi che anche loro credevano come il presidente che si poteva realmente vincere il campionato. Il calcio poi si sa non è una scienza esatta. Poi sono giunte le critiche ma fanno parte del calcio; la maggior parte dei tifosi tarantini sono persone per bene.

Ripartire dai nostri giovani: Già noi abbiamo in rosa dei buoni under e se dovessero rimanere le stesse date di nascita per l’impiego degli under anche per il prossimo anno, noi avremmo un ottimo pacchetto under. In più il serbatoio dei giovani del settore giovanile rimpinguerebbe ancora di più questa batteria. Purtroppo, il problema di quest’anno del Taranto non sono stati gli under ma gli over. Per fare una società forte ci vuole una società che abbia risorse e passione. Poi ci vogliono degli over che devono sopportare una tradizione e una storia come quella del calcio tarantino. Spesso gli over sono bravi in piazze poco calde e poi si trasformano nelle piazze con tanto seguito. Essere bravi non significa avere la personalità forte per criticare critiche o insulti. Ci sono invece giocatori che al posto di abbattersi si esaltano in queste situazioni. Io quando feci la squadra nel 2000 al Taranto, facevamo in media diciottomila spettatori. Il primo acquisto che presi fu Antonio Dell’ Oglio, poi presi D’Anto e D’Isidoro. Erano giocatori che in campo comandavano e non avevano paura di nessuno. Riuscivano ad aiutare tutti, anche in quella formazione c’erano ragazzi sensibili ma loro li aiutavano.

Come riavvicinare la tifoseria: Si riparte sempre attraverso il dialogo. Si deve cercare sempre di avere un rapporto con tutti, anche con chi critica la società. Penso che parlare chiaramente alla piazza ed esporre, piani, difficoltà e programmi sia la cosa migliore. Quando si dice la verità non si sbaglia mai, però è anche vero che a Taranto non si può dichiarare di voler fare un campionato di assestamento. Noi non siamo da D ma viviamo in questa categoria da un ventennio a parte qualche apparizione in serie C che ci ha portato a perdere anche play-off per la B. Però è molto che manchiamo dal calcio che conta e la delusione della piazza è comprensibile. Ognuno deve ammettere i propri errori e avere pazienza, parlare con tutti con rapporti civili ma ammettendo gli errori, nessuno è infallibile. Nella storia del calcio a tutti capitano gli episodi negativi, arbitraggi contro ma bisogna cercare di essere razionali su ogni cosa. É importante che tutti si faccia un passo indietro perché bisogna riprendere a dialogare. Il calcio a Taranto non è solo un fatto sportivo ma sociale. Fra qualche tempo avremo anche i giochi del Mediterraneo e dovremo essere la capacità di essere più uniti. Mi auguro che il Taranto possa un giorno tornare ad essere tale e forse questo momento così triste per tutti può far ricredere molta gente sul fatto che il Taranto e lo sport possono fare molto più di quanto si pensi.

Andrea Loiacono

Tags: Interviste
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