Antonino Sparacio, con la maglia del Taranto nelle stagioni 95/96 e 96/97, ha collezionato 36 partite e 8 reti. Nella nostra intervista, ci ha raccontato la sua esperienza in riva allo Ionio, abbiamo provato ad analizzare la situazione Taranto ed anche quella calcistica ai tempi del Covid-19. Queste le sue dichiarazioni ai nostri microfoni:
Raccontaci la tua esperienza in rossoblu e i ricordi che hai di quelle due stagioni di C2.
“Il primo anno ricordo bene che fu la stagione del ritorno in Serie C dopo aver vinto il campionato di serie D. L’obiettivo era quello di fare i play-off, avevamo una buona squadra, ma ci piazzammo a metà classifica. Il pubblico era eccezionale, mi restano impresse nella mente partite con anche 20 mila spettatori come Taranto-Albanova. Personalmente partii benissimo, addirittura ero capocannoniere del girone dopo le prime partite. Durante il campionato ci fu un calo e poi mi ripresi verso la fine. È stata davvero una bella esperienza che porto sempre dentro di me.”
Ti capita di seguire ancora le sorti del Taranto?
“Si, lo seguo sempre come tutte le squadre con cui ho giocato. Negli ultimi anni vedo che punta sempre alla vittoria in Serie D ma purtroppo per pochi punti non riesce mai a stare primo, quest’anno la stagione invece non è andata bene.”
Hai giocato molti campionati di C e D e soprattutto avendo vissuto la piazza, conosci bene l’ambiente, con i suoi pregi ma anche le sue pretese ed ambizioni. Cosa non ha funzionato in questi anni? Credi che la pressione della vittoria influisca?
“Mi è capitato di vincere tanti campionati di Serie D nella mia carriera. Occorrevano sempre una grande società, una squadra forte, fatta di uomini, ma anche un importante affiatamento con la città. Queste variabili, insieme all’allenatore, sono le cose che se vanno di pari passo, ti portano ad ottenere dei risultati. Se qualcosa viene a mancare, significa che qualcosa non va e difficilmente si vince.”
Da ex calciatore ma anche da amante del calcio, cosa credi sia giusto fare in questo momento storico a livello sportivo e calcistico?
“Penso che questo è un discorso molto complesso ed ampio. Personalmente, ricomincerei gradualmente e poco alla volta. Il gioco del calcio è fatto di contatto, è praticamente impossibile mantenere le distanze. Prima o poi un passo si dovrà fare, anche per quelli che, come me, gestiscono dei centri sportivi e delle scuole calcio, dato che siamo in attesa di capire come muoverci. Questa situazione si dovrà smuovere e credo che con la massima sicurezza si potrà riprendere, anche per il benessere sportivo che è molto importante.”
Cosa fai da quando hai lasciato il calcio giocato?
“Sono circa 3 anni che ho smesso di giocare ed ho iniziato ad allenare. Ho allenato in prima categoria qui a Sapri, dove purtroppo ci sono davvero poche società e per salire di categoria bisogna spostarsi di parecchio. Lavoro molto con i ragazzi, con la mia scuola calcio che si chiama Barça Cilento. Diciamo che non ho mai abbandonato il calcio perché continuo a vivere tra i palloni.”
Simone Pulpito













