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Taranto-Bitonto 0-0, la fotogallery

Taurino, “In questo momento non ho sentito e incontrato nessuno”

"É chiaro che per me poter fare la Lega Pro è un'ambizione, a Bitonto abbiamo fatto un buon lavoro e mi vorrei godere i frutti"

Centro al terzo tentativo da allenatore per Roberto Taurino. Il responso del Consiglio Federale che a meno di colpi di scena si terrà domani decreterà la sospensione definitiva della serie D consegnando di fatto, a debita distanza, la palma delle vincitrici di tutti i gironi, compreso quello che seguiamo da vicino. Nel girone H il Bitonto del presidente Rossiello e di mister Roberto Taurino sarà campione con cinquantacinque punti, uno in più del Foggia secondo e cinque più del terzo che occuperà la piazza d’onore. Un responso che ha suscitato diverse polemiche, con ancora otto giornate da giocare, ma dovuto ad una situazione straordinaria che legata al Covid-19 di fronte al quale si è dovuta prendere una decisione destinata a rimanere nei annali del calcio nazionale e non solo.

A parlare ai nostri microfoni è l’artefice della cavalcata del Bitonto interrottasi per l’appunto per cause di forza maggiore, parliamo di mister Roberto Taurino che dopo essere stato accanto a mister Calabro nella sua prima annata da vice allenatore del Francavilla ha traghettato egregiamente lo scorso anno il Nardò mettendo in mostra bel gioco e giovani interessanti. La storia di quest’annata sarà tutta da ricordare, con i numeri che parlano della difesa meno battuta d’Italia, un attacco esplosivo composto dal tandem Patierno-Lattanzio e un centrocampo mobile e geometrico allo stesso tempo. Una squadra che ha dimostrato la propria forza anche nei rari momenti di sofferenza e soprattutto si è calata nella parte del leone utilizzando a fasi alterne la sciabola e il fioretto.

Pandemia e solidarietà: “Per fortuna sto bene, al Sud non abbiamo avuto grandissimi problemi e anche la mia famiglia sta bene. Temevamo un po’ tutti dopo quegli esodi dal nord che la situazione potesse aggravarsi e invece non è stato così. Devo fare i miei complimenti ai cittadini pugliesi che hanno rispettato le regole alla lettera. Anche le nostre tifoserie organizzate hanno dimostrato acora una volta maturità con gesti di solidarietà commuoventi. In un periodo così difficile è venuta a galla tutta l’umanità della gente.”

Consiglio federale, Bitonto promosso: “Da quelle che sono le ultime notizie in rassegna stampa saranno chiusi i campionati dilettantistici mentre quelli professionistici, dalla Lega Pro alla B vorrebbero provare anche loro a ripartire. In Lega Pro potrebbero fare direttamente i play-off per stabilire la quarta classificata in modo tale da evitare le polemiche tra il Bari, il Carpi e la Reggiana. Vedremo come si orienteranno. Che in serie D ci siano da giocare otto partite e ci sarebbero ancora ventiquattro punti a disposizione con i quali potrebbe succedere di tutto, questo è inevitabile. É indubbio che la cosa migliore sarebbe stata portare a termine la stagione perché in condizioni normali il campo è l’unico a sancire un verdetto; detto questo stiamo parlando di una situazione straordinaria e nella straordinarietà bisogna seguire un criterio. E quindi penso ce sia sacrosanto che la prima in classifica sino a quel momento meriti di vincere. Inoltre va aggiunto che la serie D non sarebbe mai stata in grado di rispettare i protocolli con strutture da sanificare, esiguità di spazi per allenamenti e mantenere le distanze di sicurezza. Parliamo di una condizione straordinaria di Pandemia. Nella storia dell’uomo non c’è mai stata una situazione con un contagio così alto. I nostri nipoti la studieranno nei libri di storia. Dobbiamo adesso puntare a far ripartire il calcio che è un gioco che manca a tanti italiani ma grazie al quale vivono tante famiglie. Il sistema deve ripartire, bisogna aiutare ragazzi che nelle serie minori vivono di questo e che soprattutto in serie D hanno dovuto rinunciare ad alcune mensilità. Bisogna salvaguardare il calcio e i diritti di tutti coloro che ci lavorano intorno.”

Festeggiamenti atipici: “Qualche campionato l’ho vinto e posso dire che al triplice fischio sul campo si rivivono sensazioni speciali, con le immagini della stagione che ti scorrono in mente. Sarò tutto diverso, bello allo stesso tempo ma senza poter festeggiare con i nostri tifosi non sarà la stessa cosa. Non ci potremo abbracciare con tutto lo staff e la società ma lo faremo in un secondo momento. Ci spiace perché questi sono i passaggi che ti restano per la vita.

Squadra totale con elementi funzionali: “Pur avendo un attacco e una difesa molto forti, non abbiamo mai impostato le nostre gare sulla difesa consci che poi avremmo sbloccato la contesa. La filosofia di costruzione della squadra era chiara sin dall’inizio, avevamo alcuni elementi cardine ai quali abbiamo aggiunto la funzionalità di altri elementi. Poi alle spalle c’era una società solida che non ci ha fatto mai mancare nulla e ci ha trasmesso serenità. Abbiamo creato un clima ideale in cui sviluppare anche le relazioni interne tra squadra, staff, società. Il presidente sin dall’inizio ha voluto dare una bella immagine del Bitonto. L’esasperazione alle volte nel calcio ti porta ad andare oltre le righe, ci vuole sempre etica e rispetto verso gli altri.”

Panchina rossoblù, nessun contatto: “In questo momento non ho sentito e incontrato nessuno. Devo ancora incontrare la società del Bitonto, sono ancora sotto contratto. Si tratta di una situazione in divenire. É inutile dire che essere accostati a una piazza come Taranto è sempre un piacere; lo Iacovone è sempre stato uno stadio che mi suscitava bellissime sensazioni quando ci ho giocato da avversario. La struttura, senza pista è il tipo di stadio che preferisco. In questo momento però il fatto che non ci siano dei verdetti veri e propri è limitante. La mia scelta non dipende solo dalla categoria, dalla serie C col Bitonto altra soluzione; credo che ogni persona abbia un’idea con progetti e programmi. Le valutazioni che si fanno sono più ampie. É chiaro che per me poter fare la Lega Pro è un’ambizione, a Bitonto abbiamo fatto un buon lavoro e mi vorrei godere i frutti. Però nel calcio ho visto accadere di tutto. Taranto è una piazza importante ed è peccato che non riesca a salire.”

Cultura del lavoro: “Il blasone della piazza può essere un’arma ma in tutta Italia, nella nostra cultura di sport i tifosi sono molto legati ai risultati, non è come in Inghilterra. Il tifoso giustamente vive di passioni e di vittorie ma spesso diventa un limite. Anche se ti chiami Taranto i risultati vanno conseguiti programmando, superando le difficoltà valutando il lavoro e non solo il fatto che si possa perdere 2- 3 partite. Anche noi all’inizio abbiamo perso due partite in maniera anomala, ma la società ci ha dato fiducia. Per giudicare l’annata del Taranto bisognerebbe starci dentro. Io dico che i presidenti e gli addetti ai lavori devono essere più sereni nelle valutazioni del lavoro che viene fatto. Poi è chiaro che il calcio è strano, non è per niente scontato che dominando si vinca una partita. É questo che lo rende probabilmente lo sport più affascinante. Conosco qualche giocatore del Taranto e credo che abbiano talmente esperienza da non capire che non bisogna sottovalutare nessuno. Bisogna però concentrarsi sul lavoro; alla fine anche se ci sono delle sconfitte il lavoro paga. Il tifoso può essere l’arma in più ma bisogna trovare un punto d’incontro. La tifoseria deve apprezzare l’impegno ma anche la squadra deve sempre dare il massimo con l’etica del lavoro quotidiano.”

Andrea Loiacono

Tags: Interviste
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