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Metamorfosi ed equilibrio: così il Taranto ha sorpreso il Foggia

Lettura, coraggio e velocità di pensiero: Laterza frena il maestro Zeman

RASSEGNA STAMPA DEL 26 OTTOBRE 2021 – TARANTO BUONA SERA – ALESSANDRA CARPINO

Entusiasmo, equilibrio e coraggio: un paradigma nitido, abbinato con successo all’evoluzione degli eventi inerenti al derby in Capitanata. La sensazione, alla luce del risultato di parità acquisito e, soprattutto, della qualità della prestazione offerta, è che Giuseppe Laterza abbia scelto la partita ideale per strutturare dall’inizio l’assetto tattico prediletto, già distintivo della scorsa stagione, ovvero quel 4-2-3-1 invocato dalla piazza rossoblu. Un sospetto intrigante poiché, alla vigilia, l’allenatore ionico aveva ammiccato con sottile orgoglio a quel “desiderio di cambiamento” percepito, coniugato con l’interesse esploso nei confronti del Taranto e suscitato dal potenziale insito nei giovani protagonisti di belle speranze. Come se la vittoria in rimonta contro l’Andria nella notturna di pochi giorni prima avesse chiarito definitivamente le idee in vista della gara di Foggia: probabilmente, non era stata ipotizzata una metamorfosi drastica ed immediata. Forse ci si attendeva un Taranto improntato al canonico 4-3-3 almeno nella fase inaugurale del match: le parole di mister Laterza erano apparse sibilline, in tema di condizione fisica di alcuni elementi imprescindibili per l’economia di gioco rossoblu, così come di “dubbi da dipanare” relativi alle scelte che non avrebbero escluso “l’effetto sorpresa”. Ed invece, la preparazione e la lettura dello storico derby in questione sono state praticamente perfette da parte di Giuseppe Laterza, anche in un arco cronologico compresso ed esiguo (energie mentali ed atletiche da gestire in un trittico di partite particolarmente eclettico ed impegnativo, come quello affrontato). “Lettura, dinamismo, velocità di pensiero e tanto coraggio”: requisiti essenziali, virtù catechizzate dal tecnico rossoblu nella continuità di dialogo, di nozioni e di confronto che ha arricchito squadra, operatori dell’informazione ed ambiente. Nella contestualizzazione dei suoi concetti tattici, Giuseppe Laterza, stratega della nuova generazione, ha superato con privilegio un maestro anticonformista e pionieristico dell’innovazione della filosofia calcistica italiana come Zdenek Zeman. Destabilizzando persino i principi del boemo che, fedele al suo dogma di manovra incessante ed offensiva, aggressiva nel fraseggio e nell’attacco alto dell’avversario, ha bacchettato i suoi circa una produttività in area limitata ed una rapidità da intensificare. Eppure il Foggia ha esercitato una supremazia territoriale non indifferente, non si è sottratto all’identità tipica impartita dal suo allenatore: i tempi sfavillanti di Zemanlandia sono lontani, ormai, e la genesi del pareggio nel derby appartiene ai meriti del Taranto. Taranto che ha saputo interpretare in modo intelligente la fase di non possesso, arginando la corsa ed il dialogo palla a terra dei satanelli, ripartendo in modo energico e sfruttando i varchi inevitabilmente concessi dal baricentro alto avversario, confidando al contempo nella sinergia sulle fasce. Le novità incastonate nell’originalità del modulo schiudono a soluzioni versatili e tempestive, anche a medio termine considerati alcuni giocatori propedeutici a rinnovati sviluppi tattici, purtroppo ancora bloccati nell’infermeria. Il binomio in mediana è piaciuto: sostanza e geometria raccomandate a Civilleri, autore di una prova maiuscola, identificata nella sua abilità a destreggiarsi a tutto campo, ad allargarsi sulle corsie, ad intercettare palloni, interrompere le scorribande avversarie e creare superiorità numerica, permettendo ai suoi compagni di ripartire ed impostare dalla nevralgica. Un ordine del quale ha beneficiato anche capitan Marsili. Per il trittico dei trequartisti, mister Laterza ha optato per la vitalità dei giovani Mastromonaco e Santarpia, quest’ultimo riscoperto nella pienezza delle sue qualità dopo le indagini costanti e riservate del suo allenatore: entrambi hanno tutelato sulle porzioni rispettivamente destra e sinistra Giovinco, ubicato nel ruolo che ritiene più idoneo alle sue caratteristiche, quindi a ridosso della punta effettiva Saraniti. Ed il centravanti palermitano ha garantito profondità ed occasioni in ripartenza, sfoderando freddezza d’esecuzione dal dischetto al cospetto dell’istrionico pubblico rossonero. Collaudo tenace ed efficace anche quello effettuato dalla retroguardia, nonostante defezioni e mutazioni in corso d’opera: cresce il giovane Granata, al fianco di un nuovo mentore come Zullo, puntuale e logico fra chiusure ed intercettazioni. Sicuramente gli studi di mister Laterza non si arresteranno, votati alla massima fruizione di entrambe le catene ed all’ispirazione degli esponenti in materia di sovrapposizione, supporto e contributo ai meccanismi offensivi. “Il Foggia è una squadra attrezzata, costruita da giocatori importanti. Dopo il vantaggio, ci siamo contratti nella nostra metà campo, poiché sapevamo che i rossoneri lavoravano bene in catena ed avrebbero potuto crearci difficoltà alle spalle della nostra seconda linea- ha dichiarato nel post gara Giuseppe Lentini, vice allenatore rossoblu (Laterza è partito alla volta di Coverciano per il corso Uefa A)- Eravamo altrettanto consapevoli di poter far male in contropiede. Avremmo potuto raddoppiare alla fine del primo tempo, con un pizzico di cattiveria e determinazione. Ci siamo risvegliati dopo il pareggio, creando tre, quattro situazioni favorevoli per ribaltare”. “E’ stata disputata una gara di grande sacrificio da parte di tutti- ha precisato- Avremmo dovuto essere più lucidi e meno frenetici palla al piede, merito anche del Foggia abile a privarci dei riferimenti in mezzo al campo. Alle spalle della loro difesa avremmo potuto trovare diversi spazi in contropiede”. “Abbiamo cambiato modulo in partenza- ha chiosato Lentini- Non avevamo il play, ma un uomo più avanzato per sorprendere nei varchi liberi un Foggia che sviluppava con baricentro alto”.

Tags: Rassegna Stampa
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