Abbiamo raggiunto telefonicamente l’ex centrocampista del Taranto, Sirio Silvestri, con la maglia rossoblu per due stagioni dal gennaio 2005 al gennaio 2007, durante i quali ha raggiunto la salvezza contro il Ragusa e la promozione ai play-off contro il Rende. Queste le sue dichiarazioni:
Parlaci della tua esperienza a Taranto…
“La mia esperienza a Taranto è stata ricca di emozioni e sentimenti, perchè tutt’ora mi legano dei rapporti importanti con la città di Taranto. È una piazza che mi ha fatto stare bene, nonostante anche le situazioni negative relative alla squalifica per doping. Purtroppo è stata un vicenda che ci ha visti penalizzati moralmente e mentalmente, poichè mi sono ritrovato senza far nulla a scontare una pena per non creare altri episodi del genere. Sono legato a Taranto perchè seguo molto le vicende, in particolare quest’anno. Speravo in una promozione ma non è andata come tutti speravamo.”
Qual è il ricordo più bello che hai della tua esperienza a Taranto?
“Il ricordo più bello è stata la salvezza a Ragusa, quando ci davano tutti per spacciati, con una squadra costruita a gennaio che fino a quel momento aveva giocato con la Berretti raccogliendo 5/6 goal a partita. Da quel momento in poi c’è stata una vera e propria svolta, un cambiamento con l’era Blasi e la direzione di Galigani. Quell’anno venivo da Andria dove ero capitano e mi sentivo insieme a Sergi, De Leonardis e gli altri, protagonista di quella salvezza. In poco tempo si creò una vera e propria famiglia con la quale siamo riusciti a salvare quello che per me era insalvabile. Eravamo tanti punti sotto, recuperandoli in maniera straordinaria con un girone di ritorno quasi da vertice. Quella di Ragusa è stata una festa liberatoria sia per noi calciatori che per la piazza, poichè il presidente e il direttore hanno puntato sulla riconferma, stravincendo meritatamente il campionato successivo.”
Con il Taranto hai vinto un play-off, cosa si prova e soprattutto qual è il trucco per vincere i play-off in questa piazza?
“I play-off sono una vera e propria lotteria, sono un campionato a sè. Gli episodi decidono questo tipo di partite, episodi legati strettamente al calcio come punizioni o palle inattive, legate anche alla fortuna. La fortuna però va cercata e creata con la determinazione, la furbizia e il carattere, perchè la fortuna aiuta gli audaci. Una piazza come Taranto che come Catania purtroppo deve fare i conti con i play-off, viene spinta dai tifosi perchè offre tantissimi emozioni e la gente vive di calcio. Queste partite sono comunque legate alla condizione fisica e questo aspetto influisce molto.
Come mai secondo te piazze così prestigiose come Taranto fanno fatica a risalire in categorie migliori, navigando tra Serie D e C?
“Io credo che innanzitutto sia cambiato il calcio e in particolare le gestioni societarie. Il tutto oggi viene improvvisato, illudendo una piazza che ha dietro storia e tradizioni. Se città come Taranto, Bari, Avellino, Catania, Palermo o Foggia, combattono per la serie B, arrancano e fanno fatica, io penso che la colpa è solo di una cattiva gestione. Troppo spesso vengono affidate alla gestione di gente che con il calcio non ha nulla a che fare, perchè hanno solo altri interessi, non pensando assolutamente alla passione e all’amore che la gente ha per questo sport. L’investimento deve essere fatto con il settore giovanile, la programmazione va fatta con gli investimenti che vengono fatti per costruire una strada che deve avere degli obiettivi. In Italia bisogna cambiare mentalità e prendere spunto dai modelli inglesi, applicando il tutto per ritornare come qualche tempo fa.”
Attualmente ti occupi di beach soccer, come mai questa scelta?
“Io comunque ho una scuola calcio e in totale ho circa 400 bambini. È una scuola calcio che insieme al Catania è la seconda realtà della città e sono fiero di aver creato questa struttura grazie alle mie idee che cerco di potere avanti. Ovviamente spero sempre di poter sposare un progetto societario anche nei dilettanti o in eccellenza, per la mia crescita personale. Il beach per me è un diversivo oltre che una passione, dato che a fine carriera ci ho giocato per 3 anni. Per il secondo anno di fila parteciperò al campionato di Serie A di beach soccer. È uno sport che diverte e che sta crescendo molto.”
Simone Pulpito















