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Amarcord, la salvezza di Ragusa dai piedi di Malagnino

Taranto, estate 2004. Una delle estati più tristi e sofferte della storia del calcio tarantino. Tutto inizia un anno prima. Nel 2003 il Taranto Calcio s.r.l. di Ermanno Pieroni, quello che aveva fatto sognare i tifosi con una bella promozione in C1 nel 2001 e lo stesso che li aveva illusi l’anno dopo con la incommentabile finale play-off per la promozione in B, è agli sgoccioli. Nella stagione appena conclusa se ne sono viste di tutti i colori: dal disinteresse di Pieroni che dichiara di non avere i fondi necessari alla fideiussione, alla commovente colletta popolare per salvare la squadra con il successivo ripensamento del patron che a quel punto ammette di poter pagare tasse e fideiussione, passando da una rosa allestita nel peggiore dei modi ed addirittura indebolita nel calciomercato invernale con ben cinque avvicendamenti in panchina di cui quattro durati una sola gara. 
La situazione è palesemente disperata ed i tifosi iniziano ad assaporare il gusto amaro della retrocessione e chissà cos’altro. L’Aquila, in condizioni addirittura peggiori, chiude il campionato all’ultimo posto collezionando solo tredici punti ma il Taranto è una sola posizione più in alto a quota trenta e la salvezza è utopia. Ai play-out il Taranto viene infatti sconfitto nel computo generale impattando in entrambi i match: andata allo “Iacovone” conclusa sull’1-1, ritorno a Fermo che termina con il risultato di 0-0. Dopo aver ingoiato il boccone indigesto della retrocessione, le querelle societarie tornano a mettere a dura prova le coronarie dei supporters rossoblu. Pieroni non vuole ricapitalizzare e lo spettro Eccellenza sembra ogni giorno più reale. 
Con un colpo di coda (e con la Lega che decide di chiudere un occhio), Pieroni effettua una fideiussione ai limiti del regolamento che viene accettata, poco dopo però l’imprenditore marchigiano verrà arrestato lasciando orfano il morente Taranto Calcio. I rossoblu iniziano la stagione 2004/2005 schierando la formazione Berretti che nelle prime quattro giornate perdono subendo quindici gol e segnandone uno solo (4-0 contro Juve Stabia, Ragusa e Vigor Lamezia, 3-1 a Castel di Sangro). La prima vittoria arriverà dopo otto giornate contro il Latina in uno “Iacovone” deserto a causa della squalifica per gli scontri avvenuti due giornate prima a Cava de’ Tirreni. La classifica è impietosa, il Taranto si trova nettamente all’ultimo posto e la seconda retrocessione che sembra cosa fatta ma uno spiraglio di luce giunge inaspettato in riva allo Ionio. 
Il 16 dicembre 2004 Vito Luigi Blasi fonda la Taranto Sport s.r.l. che due settimane dopo acquisirà il titolo sportivo del Taranto Calcio s.r.l. L’imprenditore di Manduria sembra essere determinato nel salvare la stagione evitando la retrocessione per poi progettare un futuro molto importante. Ricostruisce la squadra nel mercato invernale affidando la panchina a Carlo Florimbj che subentra al duo Toma-Nemo. La squadra con qualche difficoltà riesce a reagire risalendo la classifica e guadagnandosi un posto nei play-out. L’avversario sarà il Ragusa, classificatosi una posizione sopra al Taranto con sette punti di vantaggio. Una squadra da non sottovalutare che annovera tra le proprie fila il bomber Gianvito Plasmati, che qualche anno dopo avrebbe fatto le fortune del Taranto sfiorando la Serie B. L’andata dello Iacovone si gioca il 29 maggio davanti ad una spettacolare cornice di pubblico. L’ingresso in campo viene accompagnato dal solito ruggito della Curva gremita, che incoraggia la squadra con cori ed abbondanti fumogeni rossoblu. 
Il Taranto passa in vantaggio alla mezzora grazie ad una discesa di Pupita che trova Antonino La Cava smarcato e ben posizionato. Un vantaggio atteso, che carica giocatori e pubblico creando un clima molto favorevole al prosieguo dell’incontro. Il primo tempo si chiude con il vantaggio di misura, che sembra però star stretto ai rossoblu. Nella ripresa gli ionici riprendono a giocare allo stesso ritmo della prima frazione ed al nono minuto uno scatenato La Cava supera in velocità due avversari e scarica un violento destro che gli consente di realizzare una fantastica doppietta. Deleonardis e Pupita mancano di poco il colpo del tris: si compie così la classica regola del gol sbagliato, gol subìto. Bonaffini scende velocemente sulla fascia riuscendo a crossare in maniera precisa, Plasmati come un rapace si avventa sul pallone ed insacca il 2-1 che è un vero fulmine a ciel sereno per il Taranto. Con un risultato favorevole ma non troppo, i ragazzi di Florimbj si presentano a Ragusa per chiudere i conti. 
Il settore ospiti è affollato da oltre cinquecento tarantini giunti per festeggiare la salvezza e per dare la carica ai propri beniamini. Compito svolto con grande merito perchè il Taranto al sesto minuto è già in vantaggio. Cross di Niscemi che riesce ad imbeccare il giovanissimo Giovanni Malagnino che compe il tap-in vincente. Il Taranto non concede il diritto di replica ai padroni di casa e solo mezzora più tardi un contropiede fulmineo di La Cava riesce a penetrare la difesa biancazzurra: il cross del goleador dell’andata sembrerebbe indirizzaro verso Pupita che però scivola e lascia involontariamente la sfera all’eroe di giornata. E’ ancora il talentino della provincia, di quella Manduria che ha dato i natali al nuovo presidente rossoblu, che da città del vino si stava trasformando in città del calcio. Esplode lo stadio “Aldo Campo” invaso dal pubblico tarantino conscio di avere un’insperata salvezza ad un passo. Il numero sette dopo aver segnato dalla parte opposta del campo corre, forse più velocemente di quanto farà in tutta la sua vita, ad abbracciare i propri tifosi pazzo di gioia. 
Nella ripresa il rigore realizzato a dieci dalla fine, neanche a dirlo, da Gianvito Plasmati non riesce a raddrizzare le sorti dei siciliani che cadono sotto i colpi di un Taranto dotato di poca tecnica ma di un grandissimo cuore. Un magro successo se pensiamo al blasone e alla storia del Taranto ma, dopo tante sofferenze, per la piazza rossoblu è il risveglio da un brutto incubo. Si può tornare a parlare di calcio. Quello vero, quello giocato da ventidue ragazzi con un pallone in un prato verde, quello che ha fatto innamorare miliardi di persone. Finalmente non c’è più spazio per fideiussioni, tasse, aule di tribunale e libri contabili. Finalmente si può tornare a sognare. 
Gabriele Campa
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