A tre giorni di distanza dalla conferenza stampa sul progetto di riqualificazione dello Stadio “Iacovone”, organizzata dal Gruppo Gabetti e da Esperia Investor, è maturato il tempo delle considerazioni lucide su un tema caro alla comunità ionica.
Il concept è stato presentato a due settimane dall’appuntamento elettorale, alla presenza di amministratori regionali in carica ed ex omologhi locali: una tempistica che non sorprende, dal momento in cui il fascicolo-stadio era sul tavolo dell’ultimo governo cittadino, che in vista dei Giochi del Mediterraneo 2026 aveva indetto nel 2021 un bando andato poi deserto.
Una scelta di tempo lecita, non casuale, ma sicuramente discutibile. Gli attori in causa, da Gabetti ad Esperia, che si occuperà del progetto finanziario, fino al governatore regionale Emiliano, hanno precisato che si tratta di un concept. Nulla di definitivo e stabilito, come prassi giuridica richiede: quando verrà indetto un nuovo bando, il gruppo Gabetti presenterà la manifestazione d’interesse tramite l’invio del progetto di fattibilità e del piano economico-finanziario.
In regime di libera concorrenza, dunque, anche terzi potranno presentare i propri progetti e, qualora dovessero essere migliori in termini di economicità, l’ente comunale dovrà obbligatoriamente tenerne conto. Il Gruppo Gabetti ha lanciato il guanto di sfida, forte di una squadra di investitori evidentemente solida e di un progetto d’impianto, realizzato dallo studio Gau Arena dell’architetto Zavanella, di fama internazionale. Ma siamo solo nel riscaldamento pre-gara e Taranto non ha ancora scelto il proprio governo.
La vera sfida che deve riguardare la comunità e la tifoseria ionica non sarà quella finanziaria. Lo stadio dev’essere profittevole per chi investe e per chi lo gestirà e, per questi motivi, verrà costruito secondo logiche che potrebbero, seppur solo in parte, discostarsi da quelle legate alla passione e alla partecipazione.
In passato, questa città e questa tifoseria hanno concesso linee di credito con troppa facilità, poca attenzione e ancor meno rispetto di loro stesse: ben venga il cambiamento, ma affinché “nuovo” diventi “meglio” davvero si deve incidere nel processo e ragionare in una prospettiva di lungo termine.
Gli stakeholder più preziosi sono gli abitanti del quartiere e i tifosi, che vivono dentro e fuori l’ultimo spazio di aggregazione rimasto in città nell’era dei personalismi e delle interazioni mediate. Per di più, in un’area che necessità di profondi interventi per mitigare il rischio idrogeologico. Gli investitori e l’ente pubblico dovranno tenerne conto, dialogando con gli osservatori, i comitati e le associazioni di tifosi.
Carmine Greco













