Abbiamo contattato telefonicamente l’ex difensore centrale del Taranto Ivan Pastore, attualmente nell’entourage del settore giovanile del Milan. A lui abbiamo rivolto qualche domanda sul Taranto e sul campionato di Serie D.
Stai seguendo le sorti del Taranto? Domenica scorsa è tornato alla vittoria contro l’Altamura, dopo la sconfitta contro il Gravina che potrebbe aver compromesso la corsa verso il primo posto. Ora mancano 7 giornate e il Taranto si trova a 8 punti dal Picerno con il Cerignola al secondo posto. Secondo te il campionato è chiuso o il Taranto può ancora sperare?
Il campionato non è chiuso perché già un’altra volta nel corso del campionato il Taranto ha recuperato 6-7 punti ai lucani; restano 7 partite in cui il Taranto deve fare quanti più punti è possibile. Non va dimenticato che di mezzo c’è anche il Cerignola che comunque è una squadra costruita per vincere e che mi pare abbia un calendario abbastanza agevole. La corsa va fatta quindi su due squadre; non è semplice ma il Taranto ci deve provare.
Come giudichi, al di là di come andrà a finire, l’operato di mister Panarelli che in questa stagione ha dimostrato di saper integrare diversi giovani promettenti in una rosa composta da giocatori di esperienza?
Già ad Altamura Gigi aveva conquistato una promozione ottenendo la conferma in Serie D. Quando lo ha chiamato il Taranto da vero tarantino non ha saputo dire di no e penso che abbia dimostrato che la squadra ha una filosofia di gioco e segue le idee dell’allenatore. Poi purtroppo ci sono anche gli avversari e va dato atto al Picerno di Giacomarro che sta facendo un grande campionato; nessuno si aspettava un torneo simile da parte del Picerno. Se dobbiamo valutare il lavoro di mister Panarelli, oggettivamente credo stia facendo un ottimo lavoro.
A proposito di Picerno, questa squadra non perde da metà ottobre. Quali sono le componenti che portano a risultati simili? Incide di più l’esperienza dell’allenatore o la solidità della società?
Quando uno fa tanti risultati utili consecutivi ci devono essere per forza delle qualità e dei meriti della squadra. Si può sottovalutare un organico nel girone di andata, ma quando non si perde da metà ottobre i meriti sono altri. Gli ingredienti sono sicuramente una società senza pressione, un allenatore che non è costretto a vincere, ma che ha sempre fatto giocare bene la sua squadra. In ultimo ci metto il fattore dell’entusiasmo; quando una squadra non è pensata per vincere e poi si ritrova a lottare per il primo posto, si galvanizza ancora di più.
A proposito di giovani, le scelte oculate del Taranto fatte in autonomia senza la figura del Direttore Sportivo hanno portato dei risultati soddisfacenti. Credi tuttavia che si possa fare a meno di questa figura, come succede ormai da qualche tempo a Taranto?
Parto dal presupposto che quando la società investe è libera di fare le sue scelte. Se il direttore sportivo viene preso per scegliere i giocatori, allora non serve a niente. Invece, il suo compito a mio avviso è quello di fare da intermediario tra squadra e società, tra squadra e stampa, tra squadra e allenatore. La squadra la possono costruire tutti. Se il Direttore Sportivo è stato inserito tanti anni fa in una struttura societaria un motivo ci sarà.
Tu appartieni a quel Taranto che riuscì per l’ultima volta a vincere un campionato sul campo con i play-off vinti contro il Rende. Vuoi lasciare un messaggio e un augurio ai tifosi del Taranto?
Il Taranto è la squadra in cui ho giocato per 5 anni, mi informo sempre sul Taranto, è la piazza dove ho giocato di più. So quello che i tifosi possono dare in termini di apporto alla squadra e alla società; alle volte però sono il male di se stessi. Non si può criticare una squadra alla prima sconfitta dopo 15 risultati utili. Bisogna stare vicini alla squadra sempre. I giovani vanno incitati, anche perché non ci sono più i calciatori di personalità di una volta.
Andrea Loiacono













