Nella conferenza stampa settimanale che porterà all’esordio dei biancoverdi, domenica 4 settembre alle ore 20.30 contro il Taranto, è stato ascoltato Mattia Montini.
Buongiorno Mattia. Quante volte ti sei fermato a pensare a quella mezza stagione con il Monopoli e poi al seguito? Ci sono più rimpianti o soddisfazioni? E rispetto ad allora il Monopoli che motivi in più trova?
“Sicuramente la mia esperienza passata a Monopoli è stata un’esperienza molto positiva, come in realtà nel calcio, ogni percorso che ognuno fa comunque aiuta nel percorso di crescita. Poi avendo fatto bene nella prima parte della stagione, poi nella seconda parte c’è stato un blackout totale in generale della squadra e anche io ho risentito di questa cosa. Poi nel corso della mia carriera aver avuto questo problema, aver avuto questo deficit, mi ha aiutato nel crescere, è stata una cosa importante per la mia crescita. Quindi sicuramente troverete un Mattia motivato, che ha insistito per tornare in Italia, perché volevo tornare qui a Monopoli, e sicuramente con più costanza. Non posso promettere grandi cose perchè non mi piace far promesse, però gli alti e bassi di un ragazzo giovane a 30 anni ce ne saranno di meno.”
Come stai fisicamente e come procede l’affiatamento con Simeri? Dal punto di vista tattico, sei stagioni fa realizzasti tanti gol partendo da sinistra con Zanin, è un ruolo che puoi ancora fare o ti senti un attaccante centrale a tutti gli effetti?
“Fisicamente, in realtà in Polonia abbiamo iniziato l’8 di giugno, quindi sono pronto, sono in condizione di poter giocare. E’ normale che ci sia una fase di adattamento quando si cambia squadra, quando c’è un cambiamento così importante. Non è mai semplice, soprattutto a livello di temperature, di campi, di strutture e anche di nuovi compagni di squadra. Con Simone parliamo la stessa lingua, giochiamo a calcio quindi credo che alla lunga la cosa andrà solo a migliorare. Ma non esiste solo Simone, come non esiste solo Mattia, ci sono altri componenti, c’è Niccolò, c’è Matteo Ametai, c’è Ernesto che sicuramente nel corso del campionato potrà esserci utile come attaccante. Quindi credo che la nostra forza alla lunga dovrà essere la compattezza del gruppo. In realtà negli ultimi anni, andato via da Monopoli, ho giocato spesso come centravanti, non sono il classico numero 9 che fa la guerra a sportellate e tutto. Mi piace giocare a calcio, mi piace venire incontro, mi piace scambiare le posizioni, quindi sono a disposizione dell’allenatore. Dove l’allenatore reputa che io possa essere utile giocherò.”
Che similitudini e che differenze hai notato nell’ambiente biancoverde rispetto alla tua prima volta qui e se rispetto ad allora ti senti un attaccante più forte e completo dopo questa esperienza all’estero?
“Sicuramente Monopoli è cambiata. E’ cambiata come città in primis, ma quello che interessa a noi è a livello sportivo. Quando lasciai Monopoli e quando arrivai, era una società con poche ambizioni, una società che doveva galleggiare in categoria. Ora invece negli ultimi anni parlano i fatti che hanno dimostrato ampiamente di poter lottare per obiettivi più importanti. Quindi trovo un ambiente totalmente cambiato, sicuramente nel corso dell’anno andranno fatte delle migliorie perchè per raggiungere determinati obiettivi bisogna migliorare tante cose. Venendo dall’estero ti dico che ho giocato in campionati di massima divisione, dove l’intensità era un pò diversa da quella che c’è in serie C, qui è un gioco un po più fisico, mentre lì era sì un gioco fisico ma con molta più intensità. Quindi sicuramente mi ha aiutato tanto a crescere sia come calciatore che come uomo. Mi sento un Mattia migliore rispetto a quello che avete visto qui a Monopoli.”
Le tue importanti esperienze all’estero possono essere un apporto maggiore anche al servizio del Monopoli per una stagione, perchè no, al vertice?
“Come ho detto nella domanda precedente, i fatti parlano. Il Monopoli lo scorso anno ha fatto un campionato di vertice, negli anni addietro anche. L’obiettivo è inutile negarcelo, noi punteremo a fare più punti possibile, a pensare partita per partita, però è ovvio non si può pensare di poter vincere il campionato, di puntare a vincere a vincerlo, perchè bisogna essere anche realisti. Ci sono realtà che sicuramente hanno investito più del Monopoli, che sono più organizzate, che hanno più storia e tutto, però non voglio neanche definirci una outsider, perché comunque negli ultimi anni il Monopoli ha dimostrato di poter stare li.”
Nelle amichevoli pre-campionato spesso non si assiste a molti gol, anche se il calcio d’agosto lascia il tempo che trova. A che punto è l’amalgama con i compagni e se con gli ultimi arrivati avete affidato le armi in vista del derby di domenica sera.
“Siamo una buona squadra, il calcio è una lingua universale.E’ normale che ci vuole del tempo, è normale che comunque è arrivato un nuovo staff, un nuovo allenatore, che da quello che ho capito ha stravolto anche la tattica e l’idea di gioco che il Monopoli ha adottato negli anni scorsi. Quindi sicuramente nelle amichevoli non c’è stata questa fluidità di gioco, anche se poi abbiamo analizzato, ad esempio, l’ultima amichevole in settimana e abbiamo avuto tantissime occasioni da gol, abbiamo creato, stiamo cominciando pian piano a fare quello che ci chiede l’allenatore. Credo che siamo pronti per affrontare la prima di campionato, dove oltre all’aspetto tecnico-tattico, ci sarà tanto a livello di cuore, perché è una partita molto sentita.”
Torni dopo 5 anni e tanta esperienza all’estero, soprattutto in Romania. Quali sono gli aspetti sia positivi che negativi dell’aver fatto 4 stagioni consecutive nell’Est Europa.
“Innanzitutto gli aspetti negativi a livello sportivo professionale ce ne sono pochi. L’unico aspetto negativo è il fatto che sei tanto lontano dalla tua famiglia, ed essere lontano dalla tua famiglia alla lunga può pesare anche a livello lavorativo,perchè comunque se si è felici e si è a proprio agio con ciò che ci circonda alla fine poi il lavoro diventa una passione, diventa un divertimento. L’est europa mi ha dato tanto a livello professionale, ho giocato davanti a cinquantamila spettatori, mi sono allenato in strutture che forse solo nel settore giovanile della Roma avevo trovato, e mi son sentito calciatore a tutti gli effetti e son cresciuto dal punto di vista umano. Ho imparato le lingue, ho imparato nuove culture. Però dal lato di feeling con le persone, con l’ambiente, non sono stato in Spagna oppure in Francia che sono realtà molto simili alle nostre, quindi questo è uno dei motivi che con la mia famiglia, con la mia compagna, si è deciso di riavvicinarsi un pò a casa perchè stava diventando un peso star lontano da casa. Professionalmente non c’è niente di negativo, solo un pò a livello umano è stato un pò difficile, però mi aiuterà.”
Torni a Monopoli dopo 5 anni dalla tua prima esperienza in biancoverde. Cosa ti ha spinto realmente a tornare e che sensazioni hai provato quando sei arrivato in città?
“Cosa mi ha spinto fondamentalmente è stato quello che ho detto prima, nel senso che avevo questa esigenza di tornare in Italia per motivi familiari e per una questione mia insomma. Sentivo di aver toccato quello che volevo toccare, visto quello che dovevo vedere. Ora ho bisogno di tornare a divertirmi, di tornare a stare più vicino alla famiglia. Sensazioni incredibili, una girandola di emozioni, a partire dal ritiro di Cascia, perchè nonostante ancora non avessi firmato, sono voluto andare lì per stare a contatto con la squadra, avevo proprio voglia di sentirmi già parte dell’ambiente Monopoli. Poi dopo ferragosto che ho preso la macchina, già fare le mie tre ore da Frosinone e vedere lo scenario, la strada che avevo fatto 5 anni fa, mi ha trasmesso tanto, mi ha dato tanto. Sono sicuro che Monopoli in generale, non solo a me, anche ai ragazzi nuovi, anche a quelli che ci sono già, darà tanto e quel tanto che ci serve per portare in campo come nostra forza una forza in più per ottenere gli obiettivi.”
Francesca Raguso













