Ottima prestazione, ma con l’amaro in bocca. Il Life Bar tra le mura dello Iacovone B, confeziona una prestazione eccellente, capace di mettere seriamente alle corde una delle squadre partite con i favori dei pronostici ai nastri di partenza, ovvero lo Iacovone Turbato che in passato in panchina aveva proprio Antonio Quarto, attuale trainer del team di Via Calamandrei.
Il risultato però non premia i leoni ionici, che escono sconfitti di misura per via di un rigore del tutto inventato concesso nel corso della prima frazione di gioco, esattamente al 17′, un minuto fatale per Lemma e compagni. Chirico entra in area e cade, c’è l’intervento di Nicola Calabrese, ma non il contatto. L’arbitro però irremovibile concede il penalty che poi deciderà l’incontro. Restano dubbi, forti, sull’arbitraggio e vittoria per la formazione con la maglia bianca, ma anche una prova mastodontica della squadra messa in piedi da Antonio Quarto.
Classico 4-4-2 quello del Life Bar, con Pepe tra i pali, Aperno, Nico Calabrese, Greco e Leo Calabrese in difesa, Lemma, Adriano Ventimiglia, Carmine Ventimiglia e Marco Cellammare a centrocampo, con Marinaro ed Emanuele Cellammare in attacco. Assenti Rocca, Spagnulo e Solfrizzi.
L’inizio di gara vede lo Iacovone Turbato più intento al possesso palla, con il Life Bar abile sulle ripartenze, che col passare dei minuti guadagna sempre più metri. La rete di Chirico su rigore non muta il ritmo della gara, che vede la squadra di Quarto sfiorare anche il pareggio con una staffilata di Carmine Ventimiglia terminata di un niente al lato.
Nella ripresa il copione non muta, Traore subentra a Lemma ed il Life Bar guadagna in incisività, tanto da sfiorare la rete in più circostanze. Clamorosa l’occasione di Emanuele Cellammare terminata di pochi millimetri al lato. Finale incandescente, resta l’ottima prova del Life Bar e la vittoria dello Iacovone Turbato, ma anche tanto rammarico per una direzione arbitrale che non è affatto piaciuta, nonostante l’atteggiamento corretto e gentile del direttore di gara.
Onore ai vincitori, ma la vittoria l’avrebbero meritata i vinti, il che deve indurre tutti a riflettere.
Maurizio Mazzarella














