La 6^ giornata, turno di sabato, è stata interlocutoria, pur con delle soprese, negative e positive per alcune formazioni che vanno per la maggiore. Il Catanzaro, cocapolista con il Crotone, nella trasferta a Torre del Greco, ha travolto, al Liguori, una Turris, impotente allo straripante ritmo impostato dai calabresi di Vivarini. Il perentorio 4 a 0, non ammette recriminazioni per i corallini, contro un avversario micidiale tanto in casa che in trasferta. Il Crotone, ancora una volta vittorioso, deve accontentarsi di un successo di misura, su una Juve Stabia, attenta, coriacea che, nell’unica occasione sfavorevole subiva il goal della sconfitta, quasi immeritata. Il Pescara, primo immediato inseguitore della coppia calabrese, Vetta sempre vicina ( tre punti), ma posizione (terzo posto), ancora mantenuta nei confronti del Monopoli di Laterza, corsaro a Picerno, contro i melandrini lucani. Successo di misura che poteva trasformarsi in un pareggio, forse anche meritato, ma tre punti utilissimi a restare a quattro punti dai competitors in testa. Alla Nuova Arredo Arena, la Virtus Francavilla, in rimonta superava la Fidelis Andria, formazione, quella di Cudini con cliché classico. Passata in vantaggio veniva raggiunta nella ripresa e nelle battute finali subiva le reti che la condannava alla sconfitta che l’ancorava nelle scomode posizioni di coda. Il sorprendente latina, intanto, nel derby laziale, al Rocchi di Viterbo, superava la Viterbese, passando alla grande sula formazione padrona di casa. Fino a pochi minuti dal termine l’eloquente 5 a 0, attestava la netta difficoltà della formazione di Filippi ( ora a rischio la sua panchina), soprattutto la preoccupante “non reazione” ad un campionato che sta facendo scivolare i viterbesi verso il baratro della serie D, se manterranno questo trend. Il Giugliano, una delle sorprese positive i questo avvio stagionale, recatosi sullo Stretto, contro il “derelitto” Messina, non riusciva a spuntarla sui peloritani che, proprio con i partenopei, sia pure di misura riusciva a spuntarla e conquistare la prima vittoria stagionale. La matricola Gelbison, dopo la prima vittoria assoluta ottenuta proprio con il Taranto, in trasferta a Cerignola, a sorpresa e da sfavorito, otteneva i primi tre punti fuori casa, e si rilanciava in classifica, ai danni della formazione ofantina apparsa in condizione opaca, con l’attestazione della seconda sconfitta consecutiva rimediata (dopo il k.o di Monopoli). Nelle zone , ai limiti della zona play off, comunque fuori dalla griglia play out, l’enigmatico Avellino, in uno scontro diretta per la permanenza otteneva, con il classico punteggio “all’inglese” (2 a 0), il Potenza di Siviglia, ancora alla ricerca del primo cin cin d’annata. Nulla da fare per i lucani che si vedevano , sulla via del ritorno, ancora a corto di punti (ed una posizione di classifica, sempre precaria), ma soprattutto, consapevoli che con i pareggi, intervallati da sconfitte, il cammino rimarrà tortuoso, salvo inversioni di tendenza. Il match più delicato , nella zona calda della classifica, era in scena a Taranto, allo Iacovone, dove si confrontavano il rossoblù di Capuano e i rossoneri foggiani, affidati per l’occasione, a Gentile, collaboratore del settore tecnico, orfano di Boscaglia, nella settimana, esonerato. In uno Iacovone quasi deserto, per una forma di protesta dei “gruppi”, cosiddetti organizzati, i ragazzi ionici, incerottati per le assenze di alcuni uomini importanti, gettando il cuore oltre l’ostacolo, riuscivano, grazie alla bravura di Vannucchi e la freddezza di Infantino a battere, di rigore, gli ospiti, evanescenti e parsi scollati, nonché sfiduciati, tanto da fallire , un generoso rigore, con Vuthaj, che avrebbe portato i satanelli al pareggio e forse alla conquista di un punto. E, se per i dauni la gara sanciva che la notte era fonda, gli ionici, si rilanciavano in classifica, allontanandosi dall’ultimo posto ed uscendo anche dalla zona play out, ovviamente trend da confermare, già dalla successiva trasferta nell’Agro Pontino, a Latina, nel prossimo turno di campionato.
TURRIS – CATANZARO: un Catanzaro straripante conquista tutto ciò che si può conquistare a Torre del Greco facendo il pieno di applausi, di gol e di punti contro una Turris sostanzialmente messa all’angolo già dopo quarantacinque minuti di gioco. La prova del nove sul piano della mentalità può dirsi superata e pure la cabala sconfitta; prossima tappa: Andria. Sorprese da una parte e dall’altra all’avvio con Vivarini che preferiva Pontisso a Ghion nel mezzo – con la chiara intenzione di andare a prendere alta la squadra avversaria – e Padalino che nonostante le assenze lasciava invariato il modulo facendo esordire Invernizzi e ripartendo dal 3-4-3 con Leonetti, Giannone e Maniero davanti. Prima dell’avvio gli applausi al tecnico del Catanzaro da parte della tifoseria di casa: testimonianza d’affetto ad un ex indimenticato dall’ambiente corallino. Se nei primi venti minuti il risultato non si sbloccava, il merito era tutto di Perina che da solo faceva muro all’arrembaggio giallorosso opponendosi mani, piedi e corpo tra i pali. D’istinto la risposta al dodicesimo su Vandeputte – un tiro ravvicinato che il belga sferrava dopo aver aggirato Boccia – ed al quindicesimo su Iemmello – un’incornata a botta sicura della punta che l’arbitro aveva comunque fermato per offside; aveva invece i contorni dell’intervento disperato il tuffo nella mischia al diciannovesimo con il quale il portiere riesce a chiudere l’angolo di tiro a Biasci al termine di un batti e ribatti furioso. Quando però le aquile innestavano la quarta anche l’estremo difensore doveva arrendersi punito al ventesimo da una maldestra deviazione di Di Nunzio che sporcava nella propria rete un cross al centro di Sounas. Il greco era una spina nel fianco per i campani ed al trentacinquesimo affondava ancora calciando di controbalzo un pallone vagante fuori area che insaccava alle spalle di Perina. Da quel momento in poi la già evanescente Turris di fatto spariva. E valeva come un tappeto rosso srotolato sui piedi per le aquile che al trentasettesimo calavano il tris al termine di un’azione disegnata da Pontisso, spinta da Scongnamillo e finalizzata dal piattone di Biasci. Nel segno di Iemmello e del nuovo entrato Cinelli – fuori Pontisso – si apriva invece la ripresa: la punta prima sprecava un contropiede che avrebbe potuto essere mortifero per i padroni di casa, poi lanciato centralmente dall’ex Cagliari si faceva perdonare battendo di prima intenzione e spedendo la sfera all’angolino alto alle spalle di Perina per il quattro a zero. Nulla era più da chiedere alla gara eppure si era ancora al cinquantacinquesimo, davanti c’era un’eternità. Vivarini allora varava i cambi per distribuire la fatica – fuori Martinelli, Iemmello, Sounas e Biasci dentro Gatti, Curcio, Bombagi e Cianci – la Turris invece andava di rabbia e scaldava i guantoni di Fulignati con una botta da fuori di Leonetti indirizzata al sette e deviata in corner. Era l’ultima emozione del match con i calabresi, padroni, finora del campionati, corallini, che subivano una severa lezione da una formazione di caratura che, per l’ennesima volta, dimostrava di essere nettamente superiore per il campionato di serie C.
CROTONE – JUVE STABIA: il Crotone Calcio tornava sul manto erboso dello “Scida” per disputare la sesta giornata di campionato contro un avversario di tutto rispetto: la Juve Stabia che sino ad oggi era stata capace di inanellare ben tre vittorie (di cui due fuori casa), un pareggio e due sconfitte. I diretti avversari verso la corsa promozione corrono e, il Crotone – con in panchina mister Lerda – conoscono bene l’importanza della posta in palio da maturare tra le mura dello stadio di casa che, quest’anno, doveva essere un fortino per i pitagorici in corsa verso il ritorno in cadetteria. Il tecnico rossoblù per il delicato match aveva deciso di mandare in campo il suo credo calcistico, ovvero un 4-3-3 schierando: Branduani tra i pali; in difesa Giron, Bove (che sostituiva Golemic), Cuomo (capitano) e Calapai; a centrocampo Vitale, Petriccione in posizione di play e Awua decentrato sulla fascia destra del terreno di gioco; in attacco il tridente composto da Tribuzzi e Chiricò a supporto del terminale offensivo Guido Gomez. Mister Leonardo Colucci, non era certo venuto in terra calabra per perdere il treno di testa e, sulla scia dell’entusiasmo del suo gruppo, ben sapendo di affrontare una delle favorite del torneo, decideva di tenere testa alla compagine calabrese “con umiltà e rispetto” mandando in campo uno speculare 4-3-3: in porta Davide Barosi; a seguire con il n. 5 Gerbo, con il n. 6 Tonucci (capitano); n. 7 Pandolfi, n. 8 Maselli, n. 10 Bentivenga, n. 19, Mignanelli, n. 23 Scaccabarozzi, n. 24 Caldore, n. 25 Altobelli e n. 96 Maggioni. Iniziava il match e a toccare la prima sfera dell’incontro era il n. 7 ospite Pandolfi che con un retropassaggio provava ad impostare la manovra da dietro senza però che questo impensierisse più di tanto l’attenta retrovia rossoblù che conquistava la sfera e provava a spingere in avanti. Partita maschia sin dai primi minuti con gli avversari della Juve Stabia pronti a mordere le caviglie degli avversari crotoniati i quali provavano a fare la partita e macinare gioco soprattutto con Tribuzzi che, dalla fascia sinistra offensiva, seminava spesso il panico in area avversaria. La difesa ospite soffriva la pressione ma il Crotone realizzava solo qualche calcio d’angolo di rilievo. Le due squadre si studiavano prevalentemente a centrocampo e, arrivati al 20° minuto del primo tempo, il risultato ancora non si sbloccava con le “vespe” campane pronte ad arroccarsi in difesa, dietro le innumerevoli incursioni pitagoriche, per tentare di sfruttare le ripartenze e sorprendere gli squali in contropiede, che si disimpegnavano con sufficienza. Dopo due minuti di recupero terminava clean sheet la prima frazione di gioco tra Crotone e Juve Stabia. Incontro senza infamia né lode per entrambe le formazioni: il Crotone aveva provato ripetutamente a fare la partita senza però sfruttare le molte palle gol create; la Juve Stabia, dal canto suo, era riuscita a resistere alle incursioni pitagoriche vedendo la porta difesa da Branduani negli ultimi cinque minuti regolamentari, creando non poche apprensioni nella tifoseria di casa. Iniziava la ripresa senza sostituzioni per entrambe le compagini e stavolta ed era il Crotone che provava ad impostare la manovra; la musica però non cambiava, con lo Stabia attento a non soffrire le incursioni pitagoriche. I calabresi continuavano a macinare gioco e dominare la gara senza però riuscire a sorprendere le vespe che, come nella prima frazione di gioco, controllavano il match. Al 14’ della ripresa Lerda effettuava i primi correttivi in campo inserendo forze fresche nel tentativo di portare a casa l’intera posta in palio: il mister crotoniate sostituiva Awua con Carraro e Tribuzzi per Kargbo il quale, appena entrato, colpiva un palo infiammando i 4.509 tifosi presenti allo Scida. Al 23’ un’incursione degli ospiti creava qualche problema alla difesa rossoblù che solo grazie ad un provvidenziale intervento di Branduani salvava il risultato. Lo scacchiere pitagorico reagisva e dopo due minuti provava a sorprendere la difesa ospite con un’incursione di uno scatenato Kargbo che procurava una punizione capitalizzata al massimo da Guido Gomez che, al 71’, di forza e di giustezza batteva l’estremo difensore Barosi portando il risultato sull’1-0 e sbloccando la gara. Il Crotone andava in fiducia dei propri mezzi e tentava di chiudere anzitempo la gara senza però riuscirci. Dopo 5 minuti di recupero il direttore di gara fischiava la fine delle ostilità tra Crotone e Juve Stabia. Il Crotone si aggiudicava l’incontro dello Scida riuscendo a portare a casa punti pesanti in chiave promozione senza perdere così la vetta della classifica che condivideva con il Catanzaro.
PESCARA – MONTEROSI TUSCIA: all’Adriatico di Pescara, la formazione di Colombo affrontava i laziali del Monterosi Tuscia, mina vagante del campionato. I favori del pronostico, ovviamente, pendevano, nettamente a favore degli abruzzesi, in grande spolvero, nelle ultime esibizioni, soprattutto quella mostrata a Foggia, con il sonoro capotto ai pugliesi. Aka presenza del folto pubblico, caloroso, amico, la formazione di Colombo iniziava alla grande e dopo 22 minuti, trovava lo spiraglio giusto per superare l’attento estremo laziale, Alia. Era il capitano abruzzese, Mora, che, dopo un cross dalla destra, smanacciata la palla dal portiere laziale in uscita aerea, la stessa veniva raccolta dal calciatore pescarese e, a porta vuota, realizzava il vantaggio dei bianco azzurri. Ospiti che nei restanti minuti del primo tempo, subito il colpo, non si rendevano pericolosi e il verdetto era rimandato alla ripresa. Nel secondo tempo, dopo un’abbondante fase di stallo, un colpo di testa, pericoloso, di un attaccante viterbese veniva deviato plasticamente dal portiere pescarese Plizzari in angolo, poi, allo scoccare dell’ora di gioco, si aveva l’episodio stravolgente il match. Il bianco azzurro Gyabuaa commetteva un ingenuo fallo che gli costava il secondo giallo e veniva espulso, lasciando la sua squadra in dieci e questo risultava il primo campanello d’allarme per i padroni di casa. Il Monterosi, rinvigorito dalla superiorità numerica, attaccava e si rendeva pericoloso, poi al 74°, un euro goal di Cancellotti portava sul 2 a 0 , i padroni di casa e la partita sembrava chiusa, pur con sedici minuti rimanenti, oltre il canonico recupero. il raddoppio galvanizzava gli abruzzesi e gli ospiti mostravano un atteggiamento, tipico di chi subisce un trauma, quasi remissivo. All’89°, i laziali, dopo aver rischiato di subire il tris, avevano a favore una punizione sui trenta metri dalla porta e la battuta, con parabola infida, di Di Paoloantonio, trafiggeva il portiere Plizzari, impotente nell’evitare la rete. Galvanizzati dalla rete realizzata, i laziali facevano pressing sulla difesa abruzzese e si rendevano pericolosi in un paio di circostanze, poi a due minuti dal 90°, lo sforzo era ampiamente premiato. Da calcio d’angolo battuto da Santarpia, la palla smistata fuori area a cancellieri che, dalla lunetta d’area, sferrava una bordata che Plizzari respingeva, poi nell’area piccola, il più lesto era Carlini che di destro, trovava l’angolo più lontano, alla sinistra dell’estremo difensore locale e la sfera si insaccava per il 2 a 2. Padroni di casa che, in inferiorità, nel recupero, non riuscivano più ad essere lucidi e la gara finiva in parità. Amarezza, nel post natch, per Colombo ed i suoi ragazzi, per aver dilapidato due punti (con conseguente aumento del gap dalla coppia di testa, Catanzaro e Crotone), causa anche un rilassamento mentale, sia pure con la certezza della non influenza della inferiorità numerica, mentre i laziali, quasi increduli, avevano realizzato un’impresa nel rimontare, in trasferta il doppio svantaggio e aver guadagnato un utilissimo punto in ottica classifica.
AZ PICERNO – MONOPOLI: il Monopoli si sblocca anche fuori casa. La formazione guidata dal tecnico Giuseppe Laterza ha ottenuto il primo successo in trasferta allo stadio Curcio, contro il Picerno, dopo le due sconfitte esterne consecutive contro Crotone e Juve Stabia. Ad aprire le danze al 32′ era Montini, abile a realizzare il terzo centro in questa stagione; il raddoppio invece lo firmava al 69′ il subentrato Piccinni. Nel finale ininfluente la rete dei padroni di casa ad opera di Diop (85′). Da sottolineare anche il contributo del portiere Nocchi, che parava un rigore ad Esposito: a seguito di questa vittoria il Monopoli toccava quota 12 punti in classifica.
VIRTUS FRANCAVILLA – FIDELIS ANDRIA: momento sempre più difficile per la Fidelis Andria che in questo avvio di stagione non riesce a conquistare il bottino pieno in classifica. Ancora una volta, i biancazzurri sprecano il vantaggio e si lasciano rimontare: alla “Nuova Arredo Arena” finiva 2-1 per la Virtus Francavilla che si conferma infallibile tra le mura amiche, con tre vittorie, in altrettante gare, di questo campionato. I federiciani mancano ancora il primo successo e scivolano al penultimo posto. Il primo squillo era della squadra ospite dopo due minuti: Hadziosmanovic rientrava sul destro e calciava da fuori area, conclusione poco potente che terminava tra le braccia del portiere. Meglio la Virtus nei primi minuti, ma al 19′ i federiciani sfruttavano con cinismo una situazione da palla inattiva per sbloccare il match: stacco perfetto di Dalmazzi su calcio d’angolo e pallone all’angolino. Il gol dava coraggio alla Fidelis che al 24′ sfiorava addirittura il raddoppio: bella parabola di Arrigoni su calcio di punizione ma Avella faceva una grande parata. Dall’altra parte ci provava anche Murilo al 29′ direttamente su punizione, pallone fuori di poco. La gara si accendeva nel finale di primo tempo: al 38′ iniziativa personale di Patierno che proteggeva il pallone spalle alla porta e calciava all’improvviso, Zamarion parava a terra; due minuti dopo ripartenza della Fidelis con l’inserimento di Delvino che, tutto solo davanti al portiere, non riusciva a toccare la sfera sull’assist di Candellori. Biancazzurri (oggi in maglia arancione) costretti a difendersi dall’assalto dei padroni di casa che cercavano il pareggio e ci andavano vicini al 42′ con un tiro-cross di Idda che rischiava di beffare Zamarion: pallone che colpiva il palo. Passavano tre minuti e c’era l’occasione anche per Cisco che calciava di prima intenzione da fuori area sugli sviluppi di un corner, sfera alta di poco. Nel secondo tempo partiva forte la squadra di casa che al 50′ sfiorava il pareggio con una bordata di Maiorino su calcio di punizione, pallone alto di pochissimo. Immediato capovolgimento di fronte e la Fidelis che andava a un passo dal raddoppio: Urso serviva Sipos che provava a piazzare la sfera all’angolino sul secondo palo ma Avella si distendeva con un grande intervento. Il Francavilla rispondeva quattro minuti più tardi con Patierno che sfruttava un errore di Dalmazzi e calciava sul primo palo, ma Zamarion copriva bene la porta e respingeva. Passavano due minuti e arrivava un’altra chance per i padroni di casa con Maiorino che tutto solo a centro area colpiva male il pallone graziando l’estremo difensore ospite. Il Francavilla giocava a trazione anteriore e lasciava più spazi alle ripartenze dei federiciani, che sprecavano due buone opportunità. La squadra di casa, però, insisteva e raggiungeva meritatamente il pareggio al 70′: giocata di Ekuban sulla destra, assist per Murilo che calciava a centro area e infilava la sfera in rete. Passava un minuto e la Virtus andava addirittura a un passo dalla rimonta con Ekuban che incrociava sul secondo palo: pallone a lato di un soffio. Anche la squadra di Cudini era protagonista di una grande occasione, costruita con due subentrati: Bolsius serviva Djibril che calciava subito, tiro deviato sul quale interveniva l’ottimo Avella con una grande parata in allungo. Il derby non lasciava un attimo di tregua da entrambe le parti: all’84’ Virtus era a centimetri dal vantaggio con uno splendido destro a giro di Murilo deviato in maniera decisiva sul palo da Zamarion. All’87’ il Francavilla completava il sorpasso grazie al suo bomber: i federiciani si lasciano sorprendere su uno schema da calcio d’angolo lasciando Patierno libero di colpire a porta vuota sul secondo palo. Finiva con la festa della Virtus Francavilla, che saliva a quota 10 punti mentre la Fidelis era penultima con 3 punti alla pari con la Viterbese, fanalino di coda. Non un risultato positivo per arrivare nel migliore dei modi alla sfida contro il fortissimo Catanzaro, in programma sabato prossimo al “Degli Ulivi”.
VITERBESE – LATINA: un travolgente Latina Calcio 1932 domina sul campo della Viterbese nella sesta giornata de campionato di serie C. Allo stadio Rocchi sono bastati i primi minuti per capire che il match volgeva a favore dei nerazzurri e al termine del primo tempo la squadra di mister Daniele Di Donato aveva totalizzato già quattro reti e ha poi chiuso la partita con il risultato di 1-5. Ad aprire le danze un goal di Luca Fabrizi a cinque minuti dal fischio d’inizio, seguito al 25′ da Di Livio. Neanche cinque minuti e andava in rete Carissoni al 30° del primo tempo e poco dopo, al 34°, Andrea Tessitore. Nella ripresa, al 78′, la rete di Francesco Margiotta. Al 90′ la risposta del gialloblu con Marotta. Una partita dominata dal primo all’ultimo istante dai ragazzi di Daniele Di Donato, che tornavano a casa con un risultato molto importante. Il Latina ci metteva pochissimo a sbloccare la sfida. Al 5’ il falco Fabrizi si avventava su un pallone proveniente dalla destra e di testa insaccava per la rete del vantaggio nerazzurro. Quinta rete in sei partite per l’attaccante pontino. La Viterbese, dopo un inizio difficile, riusciva a reagire soltanto al 20’, ma Cardinali era bravo a evitare ogni pericolo. Al 25’ il Latina trovava il raddoppio. Grande percussione centrale di Lorenzo Di Livio, che arrivato ai venti metri lasciava partire un sinistro imparabile per Fumagalli, anche grazie a una deviazione della difesa. Alla mezz’ora arrivava anche il tris dei nerazzurri. Dopo un’azione insistita la sfera arrivava sui piedi di Carissoni, che lasciava partire un destro imparabile per il portiere della Viterbese. Altro gol dell’esterno pontino contro la formazione gialloblù dopo quello nell’amichevole estiva al Francioni. Minuto 34 e il Latina calava il poker. Questa volta era Tessiore a gonfiare la rete con un preciso destro a giro che si infilava sul palo lontano. Goal nel giorno del compleanno per il centrocampista nerazzurro. Nella ripresa la partita iniziava con un ritmo più lento rispetto alla prima frazione. Spazio anche a forze fresche nella squadra nerazzurra, con gli ingressi di Celli, Bordin, Riccardi, Margiotta e Rosseti. Spazio quindi nuovi innesti soprattutto nella fase offensiva del Latina. I nerazzurri aveva qualche altra buona occasione in contropiede sfruttando gli spazi lasciati dalla Viterbese. La quinta rete del Latina arrivava al 77’ con Margiotta. L’attaccante trovava in questo modo la prima marcatura con la maglia nerazzurra. Al 90’ la Viterbese trovava la rete della bandiera grazie al rigore trasformato da Marotta. Arrivava così il fischio finale di una partita mai davvero in discussione. Il Latina aveva dominato per tutti i novanta minuti, non concedendo nessuna azione degna di nota alla Viterbese. Il punteggio era il premio per una squadra che aveva giocato una partita praticamente perfetta.
ACR MESSINA – GIUGLIANO: il Messina ha conquistato l’attesa prima vittoria stagionale, battendo, allo stadio “Franco Scoglio”, il Giugliano per 1-0 nell’anticipo della 6^ giornata del campionato di serie C (girone C). La squadra peloritana si presentava in campo con diverse novità rispetto alle previsioni, a cominciare dalla difesa a quattro e non a tre, con in attacco Curiale sostenuto da Balde e Catania. Abituale 3-5-2, invece, per l’undici avversario, nel quale figuravano tanti ex biancoscudati. Propositivo avvio di gara dei padroni di casa. Al 2’ verticalizzazione di Marino per Balde, che non riusciva ad arrivare sulla sfera anche per la pressione alle spalle di un difensore. Cinque minuti dopo, il palo negava il gol alla “zampata” di Curiale. Sull’altro fronte, occasionissima (21’) per Piovaccari, che scartava pure il portiere, ma il suo tiro veniva intercettato, nei pressi della linea, da Konate. Poco dopo, Fofana sfiorava l’autogol su un cross dei rivali respinto da Daga; lo salvava il “legno”. Durante l’intervallo, il tecnico Gaetano Auteri faceva entrare Grillo per Konate e dopo appena 40” proprio il neo-entrato si involava sulla destra e serviva sulla testa di Curiale il pallone del vantaggio, deviato da Berman. Piovaccari era potenzialmente pericoloso al 9’, quando non finalizzava una triangolazione. Ci provava poi al volo Zullo, ma Daga bloccava a terra la battuta. Messina vicino al raddoppio (24’) con Iannone, la cui conclusione ravvicinata veniva intercettata da Viscovo in uscita. Nel finale, Giugliano proiettato in attacco e prodigioso intervento di Daga sulla stoccata sottomisura di Nocciolini, mentre Balde falliva in contropiede la rete della sicurezza. Al triplice fischio, Fiorani e compagni potevano esultare per un successo che li rilancia in classifica.
AUDACE CERIGNOLA – GELBISON: sconfitta amara per l’Audace Cerignola, battuta con un gol di scarto dalla Gelbison di Fabio De Sanzo. La reazione degli ofantini alla rete di Gilli (68′) non basta, le due squadre colpiscono un legno a testa. Si tratta della seconda sconfitta consecutiva dopo il 2-1 della scorsa settimana a Monopoli. Per la sesta giornata della serie C (girone C) la Gelbison arrivava al Monterisi con la formazione tipo: 3-5-2 e attacco affidato a De Sena e Faella. I padroni di casa optavano per il classico 4-3-3 con Malcore dal primo minuto e Russo tra i quattro del reparto arretrato. Il primo brivido era di marca campana: cross dalla trequarti al 8′ con Faella e aggancio mancato di De Sena in area. A seguire una bella incursione sull’out di sinistra di Russo (12′) e a seguire di Tascone dalla destra (15′): in entrambi i casi il portiere usciva senza sbavature. Minuto 20, capovolgimento di fronte e Tascone verticalizzava verso Malcore, anticipato all’ultimo dall’estremo difensore ospite. Fase spezzettata di gioco, diversi i falli da entrambe le parti. Al 40′ Correnti se ne andava a sinistra e tentava un cross facile preda di Saracco. Al 43′ il capitano dei rossoblù Fornito tentava un tiro da fuori che termina a lato. Si chiudeva sullo 0-0 la prima frazione di gioco. Partiva in attacco il Cerignola dopo la pausa: minuto 47 D’Andrea non trovava lo specchio dopo un interessante scambio in attacco. Sei minuti più tardi sempre il numero 17 ofantino colpiva male di testa sul secondo palo. Al 56′ bell’imbeccata da calcio da fermo per Nunziante, Malcore metteva una pezza appoggiando palla a Saracco. Ancora Nunziante sul secondo palo la mandava fuori di testa (58′). Al 68′ Matteo Gilli sfruttava al massimo un servizio calcio d’angolo e l’incertezza del difensore di casa: il numero 6 ne approfittava e appoggiava in rete da pochi passi. Era vantaggio 0-1 per i campani. Al 75′ ancora la Gelbison in avanti: Nunziante calciava in porta deviato in angolo. Il Cerignola provava a reagire, i cilentani sfruttavano le ripartenze. Pazienza manda forze fresche in campo: triplo cambio all’83’ con l’ingresso di Ruggiero, Achik e Olivera. All’85’ D’Ausilio si metteva in proprio, palla per Ruggiero che calciava in porta senza impensierire troppo D’Agostino. Un minuto più tardi traversa del Cerignola centrata da Michele D’Ausilio. I gialloblù spingevano al massimo. Al 90′ Malcore la mancava di testa, recuperava D’Ausilio che calciava fuori. In pieno recupero al 93′ sinistro di Sane che centrava in pieno il palo. Terminava 0-1 la gara tra Audace Cerignola e Gelbison vinta dai campani grazie alla rete di Gilli. Per il Cerignola era la seconda sconfitta consecutiva, dopo Monopoli, la prima casalinga in C. Tra le mura amiche i gialloblù non perdevano dal 10 ottobre del 2021. Nel prossimo turno il Cerignola affronterà il Messina, sempre al Monterisi.
AVELLINO – POTENZA: sotto una pioggia battente l’Avellino regola il Potenza, non senza qualche difficoltà, e ottiene la seconda vittoria stagionale: allo Stadio “Partenio-Lombardi”, nel match valevole per la sesta giornata del campionato di Serie C, girone C, gli irpini superano i lucani con il punteggio di 2-0. La prima occasione del match era di marca irpina: al 5′, dalla bandierina, Antonio Matera faceva partire un traversone che si dirigeva verso l’area e trovava l’inzuccata di Lorenzo Moretti, facile preda di Manuel Gasparini che bloccava la sfera. Una manciata di secondi più tardi, replicavano i lucani con un diagonale dalla sinistra di Michele Emmausso, sul quale Richard Marcone si accartocciava e faceva sua la palla. Al minuto 10, ecco il vantaggio dei Lupi: Federico Casarini riceveva palla, dalla sinistra, da un funambolico Tommaso Ceccarelli e, con una conclusione di controbalzo dai venti metri, spiazzava Gasparini, aprendo le marcature della gara. La rete dell’1-0 ammorbidiva la pressione biancoverde che, nei restanti 35 minuti, si faceva sopraffare, sul piano del gioco, dalla spinta degli uomini di mister Siviglia. Al 18′. Angelo Talia serviva, con un assist di pregevole fattura, Ferdinando Del Sole in area di rigore: il numero 10 del Potenza batteva Marcone alla sua sinistra, ma la sua posizione veniva giudicata irregolare dal guardalinee, ragion per cui il signor Bordin di Bassano del Grappa provvedeva ad annullare la rete del potenziale pari. Quattro minuti più tardi, era ancora il fantasista del Potenza a involarsi centralmente e a concludere dalla distanza con un sinistro violentissimo che, per poco, non andava all’incrocio. Al 27′, si rivedeva l’Avellino: Federico Casarini serviva Tommaso Ceccarelli che faceva scorrere la palla, entrava in area e concludeva forte di sinistro, costringendo l’estremo difensore rossoblù a respingere di pugni. Al 46′, i calciatori biancoverdi protestavano per una sospetta trattenuta di Manuel Gasparini su Ceccarelli, trovatosi a tu per tu con l’estremo difensore sugli sviluppi di un retropassaggio grossolano di Domenico Girasole: il signor Bordin, tuttavia, lasciava proseguire, con il tempo che scorreva fino alla fine della prima frazione. Nella ripresa, l’Avellino riusciva a controllare meglio le incursioni dei Leoni lucani e si rendeva pericoloso verso il quarto d’ora: Manuel Ricciardi sgusciava sulla destra e metteva la sfera in area, dove irrompeva Federico Casarini che calciava di prima, trovando l’opposizione di un difensore dei lucani. Protestavano i calciatori biancoverdi per un possibile tocco di braccio, ma il signor Bordin lasciava continuare il gioco. Al 17′, arrivava la rete del raddoppio: Antonio Matera pescava sulla linea di fondo Tommaso Ceccarelli, il quale serviva con uno scavetto Manuel Ricciardi che stoppava la sfera e la scodellava in mezzo verso Raffaele Russo: il numero 10 si coordinava magistralmente e, con una poderosa semirovesciata, batteva Gasparini per il 2-0 di marca biancoverde. I Lupi acquisivano il pallino del gioco e sfioravano la terza rete con un ispiratissimo Tommaso Ceccarelli: al 19′, il numero 18 in maglia biancoverde scappava con il turbo sulla sinistra e, con un diagonale, spaventava Gasparini, mandando di poco al lato. Due minuti più tardi, era sempre l’esterno di attacco ex Catania a sfoderare una conclusione dalla distanza che sfiorava il palo destro. Un minuto più tardi, tuttavia, era il Potenza a divorarsi la rete del possibile 2-1: Francesco Di Grazia tentava la conclusione che si tramutava in un cross per Salvatore Caturano, ma il centravanti rossoblù sprecava clamorosamente, calciando al lato da posizione invitante. I lucani non mollavano e, al 46′, si regalavano per la seconda volta l’illusione del gol: Michele Emmausso regalava una palla su un piatto d’argento per il neoentrato Francesco Di Grazia, bravo a insaccare alle spalle di Marcone, ma in posizione irregolare, segnalata dall’assistente di linea. Gli ospiti si sbilanciavano e l’Avellino poteva approfittarne, a una manciata di secondi dalla fine della gara: ma prima Diego Gambale, e poi Claudiu Micovschi, sprecavano la palla del possibile terzo gol, calciando addosso a Gasparini. Finiva, così, con il punteggio di 2-0 per gli uomini di mister Roberto Taurino che conquistavano la seconda vittoria stagionale, salendo a quota 7 punti in classifica.
TARANTO – FOGGIA: il match allo Iacovone, vedeva schierate due formazioni, attraversanti un periodo nero, con tanti problemi tra infortuni, squalifiche ed indisponibilità. A questo andava aggiunto la contestazione della Curva Nord le scarse presenze sui gradoni contro l’attuale compagine societaria. Tanti fattori che comunque non scoraggiavano o abbattevano Capuano e i suoi ragazzi e la gara si apriva con un paio di conclusioni ioniche ben neutralizzate dalle parate di Nobile, estremo dauno. Ospiti che tentavano di portarsi in avanti, ma il portiere Vannucchi si opponeva discretamente, tra i migliori del pomeriggio, poi al 38° un lancio dalla metà campo ionica innescava la fuga di Antonio Romano (omonimo di “Chapi” Romano, assente nell’occasione), strattonato fuori area, ma bravo a resistere, prima di venire affondato da Malomo, che faceva decretare il rigore in favore dei rossoblù ed la conseguente espulsione di Malomo. Un freddo e cinico Infantino (specialista dagli 11 metri), spiazzando Nobile, portava il Taranto in vantaggio. nei minuti finale del tempo, colpo di coda del Foggia che si rendeva pericoloso, colpendo anche una traversa grazie all’abilità di Vannucchi, abile a chiudere lo spazio all’attaccante foggiano, comunque uscita salva risultato, per la prima frazione di gioco. La ripresa vedeva il Foggia riversarsi in area ed il Taranto, con attenzione coprire la propria difesa, fino a quando un cross, dalla sinistra vedeva, Vannucchi uscire di pugno, ma Ferrara, in modo veniale, spingere leggermente l’albanese Vuthaj che accentuando la caduta condizionava il fischio arbitrale del buon Tremolada, nella concessione del calcio di rigore. Il nervosismo latente dei dauni, faceva abboccare Costa che volendosi fare giustizia contro un calciatore ionico, sferrava una manata e veniva espulso. La tensione, il clima leggermente arroventato, portava sul dischetto Vuthaj che con una rincorsa indecifrabile, spara la palla centrale che il buon Vannucchi, sia pure spiazzato, allontanava con un piede e, in quel momento, il Taranto con un doppio svantaggio numerico, rischiava qualcosa da parte di un Foggia, ferito mortalmente ma in avanti più per orgoglio che per convinzione. Finiva con la vittoria de Taranto e la grande amarezza, e contestazione della tifoseria rossonera, presente allo Iacovone, per una squadra che era priva del tecnico (Boscaglia esonerato e Gentile, un collaboratore del settore tecnico presente, in panchina) era apparsa spaesata, priva di un gioco fluido, soprattutto mancante di tranquillità, nonostante nomi, alcuni anche di categoria e serie superiori, ma la crisi, nera, di risultati e lo scivolamento ad un passo dalla posizione di retrocessione diretta, imporrà a Canonico, serie riflessioni e decisioni, a partire dall’individuazione del nuovo tecnico che dovrà cercare di risollevare le sorti dell’antico club dauno.
Fabrizio Di Leo














