Il Taranto non ha vinto ad Andria. E’ vero. E’ però riuscito a pareggiare a tempo scaduto. Un segno del destino? Si certamente. Perché riuscire in più circostanze, nei minuti finali soprattutto, a vincere o agguantare un risultato diventato insperato, è sintomo di carattere e determinazione. In questo alla squadra va dato il giusto plauso, perché ha nel cuore valori morali importanti. Ma va dato anche alla società il giusto merito, perché qualcuno questo gruppo l’ha creato. Perché qualcuno questo gruppo lo ha rinforzato e corretto. Perché è sempre la testa che domanda il corpo, non dimentichiamolo. Eppure c’è sempre qualcosa che non va. Ci sono sempre i soliti scontenti pronti a trovare il pelo nell’uovo. Difficile da comprendere a rigor di logica, eppure questi elementi inqualificabili ci sono.
Il Taranto ha pareggiato quindi dicevamo. Ha rallentato. Le concorrenti no. Picerno e Cerignola vincono ancora. La distanza dal primo posto è quindi quattro punti. Una differenza incolmabile per chi probabilmente spera nella disfatta di questa squadra per poter poi attaccare la società, per chieder loro di mettersi da parte in favore di qualcuno che magari desta maggiore simpatia, o che magari possa far entrare nel proprio organico, una serie di persone che con questa società non troverebbero mai posto. Questo genera odio nei confronti del Taranto ed è cosa ampiamente nota.
Come si può parlare di campionato finito quando mancano a maggio ancora dieci giornate con trenta punti a disposizione. Quando ci sono ancora degli scontri diretti importanti. Partite che metteranno di fronte il Picerno al Cerignola ed allo stesso al Taranto. Non siamo dei geni in matematica, ma con una vittoria a Picerno ed un ipotetico pareggio dei lucani a Cerignola, probabilmente qualcosa in favore del Taranto potrebbe anche succedere.
No. Questa ipotesi non viene mai presa in considerazione. Si pensa solo a dire che in estate la squadra è stata costruita male, che si è perso tempo, che ci vuole un direttore sportivo e altre blaterazioni atte a sputare fango su chi, che piaccia o no, ad oggi ha salvato il calcio a Taranto. Degli errori tutti li abbiamo commessi nella vita e certamente anche questa società non è stata esente. Certamente dei punti nel girone di andata sono andati persi. Ma non si comprende purtroppo quanto questo momento sia delicato. Perché alimentare polemiche e pettegolezzi, mettendo in piazza situazione a volte anche private, nuoce ad un ambiente che prova a compattarsi, ma che non riesce nell’intento proprio per colpa di coloro che dicono di amare il Taranto contestando costantemente questa società.
E di esempi ne possiamo fare tanti. Come si fa a supportare questo Taranto, a sperare nella vittoria del campionato, sperando che Giove a fine stagione tolga il disturbo. Ci dispiace, ma per noi questo resta un controsenso. Come si fa nel momento in cui circa 1000 tifosi abbracciano i propri beniamini a pensare con quale mezzo i giocatori siano giunti al Palafiom. Oppure a pensare al debito lasciato dalle precedenti società mentre si giocano match importanti come quello contro il Cerignola ad esempio. Come si fa ancora a sostenere che questo sia un torneo mediocre quando in testa persiste un equilibrio totale dalla prima giornata, con società che hanno fatto forti investimenti. Come si fa a contestare un calciatore come D’Agostino paragonandolo a Icardi?
Nella vita bisogna avere anche il coraggio di schierarsi. E noi siamo dalla parte del Taranto, perché nulla va lasciato intentato per poter vincere il campionato. E consapevoli del buon lavoro di questa società, la sosterremo, senza mai tralasciare la corretta informazione che va fatta con equilibrio e non per colpire qualcuno o qualcosa. Ci dispiace perché continueremo a sostenere che ci sono tifosi veri e tifosi falsi, anche se questo concetto a qualcuno non piace. Perché non è la carta d’identità che fa il tifoso, ma i sentimenti che si hanno nel cuore e le emozioni che si provano. E chi ama il Taranto va allo stadio, se la sua condizione socio economica lo permette e non diserta in un momento delicato come questo che vale la stagione. Ed ora buon divertimento ai disfattisti.
Maurizio Mazzarella













