Nicola Di Bitonto, ex portiere classe ’66 ed attualmente preparatore dei portieri del Foggia. Per lui tre anni con la maglia del Taranto, dal 2001 al 2004 e quattro ad Andria. In biancazzurro nel 1996/1997 ha conquistato una promozione in B, trasferendosi al termine della stagione ad Ascoli. Il suo ritorno, alla metà degli anni Duemila, gli permette di chiudere la carriera da calciatore ed iniziare quella da preparatore.
Quali sono le tue impressioni sul girone H?
Il Taranto a mio parere sta rispettando le aspettative, ad inizio anno avevo pronosticato un testa a testa tra i rossoblu ed il Cerignola vedendo gli organici a disposizione delle due compagini. I rossoblu hanno una squadra da categoria superiore che ha trovato la giusta amalgama e sta infilando una vittoria dopo l’altra. Sono rimasto sorpreso dall’andamento del Picerno, un outsider che si sta facendo valere a dispetto delle aspettative e che ora è in vetta con due punti di vantaggio. Ovviamente spero che il Taranto possa colmare questo gap conquistando la vittoria finale, anche con l’aiuto del pubblico che man mano sta tornando sempre più numeroso allo “Iacovone” per trascinare la squadra al trionfo.
Come sono stati i tuoi anni in riva allo Ionio?
Sono stati tre anni che ricordo in maniera positiva, nonostante la retrocessione nell’ultima stagione. Arrivai in un Taranto altamente competitivo che giocava un bel calcio meritando la promozione e purtroppo sappiamo tutti come andò a finire. Nelle due stagioni successive fummo penalizzati da problemi societari, ma nonostante ciò le reputo comunque importanti e a loro modo belle. Giocare a Taranto, indipendentemente dal risultato, resta un orgoglio.
E’ inevitabile pensare alla maledetta finale contro il Catania.
E’ normale che sia così, ma ogni anno la mia risposta non può essere diversa. E’ stata una partita sfortunata che non ha lasciato scorie solo nei tifosi, ma anche in noi giocatori. Abbiamo fatto un campionato stupendo, giocavamo bene e la vittoria sarebbe stata più che meritata, ma purtroppo non andò così. Pensarci a distanza di anni fa ancora male, quindi è inutile tornarci.
Domenica il Taranto affronterà il derby ad Andria che è stata una piazza importante per te, parlacene.
Nella mia carriera posso vantarmi di avere solo bei ricordi delle piazze in cui ho giocato. Anche ad Andria sono rimasto molto legato, una piazza calorosa che mi ha fatto vivere bei momenti. Nella prima parentesi, nella stagione ’96/’97, arrivammo primi conquistando la Serie B. Tornai in biancazzurro a fine carriera, giocando per tre stagioni dopo il fallimento della società ed il nuovo inizio in C2. Non fu importante solo per la mia carriera di giocatore, ma mi diede la possibilità di diventare preparatore dei portieri immediatamente dopo essermi ritirato, ruolo che svolgo tutt’ora.
Varie vicissitudini delle ultime ore hanno portato ad un match che vedrà il “Degli Ulivi” affollato dai soli tifosi di casa. In che modo pensi che ciò possa influenzare la partita?
Quando ad Andria ci sono momenti di entusiasmo, con lo stadio che si riempie, la squadra può solo beneficiarne. Nonostante siano inferiori a livello numerico rispetto ai Tarantini, gli Andriesi in match importanti come questo riescono ad infiammare gli spalti. Da uomo di sport non posso che essere rammaricato per la trasferta vietata, che sarà una mancanza non solo per i giocatori del Taranto, ma anche per lo spettacolo che la tifoseria rossoblu poteva regalare. Un derby senza una fazione non fa bene al calcio, soprattutto al sud, in cui questo sport è una vera e propria ragione di vita. Non sono informato sul motivo di questo divieto, ma ci saranno sicuramente delle ragioni valide e vanno rispettate.
Gabriele Campa














