La 12^ giornata era incentrata tutto sul big match del Ceravolo di Catanzaro, tra i giallorossi di Vivarini ed il Crotone di Lerda. La gara inizialmente era molto tattica e gli attacchi erano alquanto imprecisi nelle conclusioni, poi, quando sembrava che il primo tempo stesse terminando in parità, la fiammata di Iemmello, portava in vantaggio i padroni di casa e gelava gli ospiti, chiamati ad un recupero arduo, in casa di una macchina schiacciasassi, capace di vincere, prima della gara, dieci vittorie e terminare in parità nella ripresa un Catanzaro deciso, imbastiva una serie di azioni, alcune delle quali giacevano presagire solo due confronti con il portiere locale. nella ripresa il Catanzaro, nonostante il Crotone cercasse la rete del pari, manteneva alta la pressione sui pitagorici e la rete di Curcio, a venti minuti dal termine, chiudeva la pratica e consentiva ai giallorossi di allungare sugli ospiti in classifica. Il Pescara, nel match contro la Gelbison, con le orecchie a Catanzaro, aveva l’obbligo di conquistare i tre punti e mantenere il passo della capolista. Il compito era piuttosto complicato, infatti ci volevano 85 minuti, per abbattere il muro difensivo dei vallesi, con un rigore di Cancellotti, poi sul gong del 90, il raddoppio, certificava la vittoria, definita dalla marcatura della bandiera al 5° minuto di recupero dei campani che comunque uscivano a testa alta e gli abruzzesi, gongolanti, per aver ottenuto, con la concomitante sconfitta di crotonesi, il secondo posto, a tre punti dai giallorossi di Vivarini. Alle spalle del terzetto “terribile”, Monopoli e latina, si riproponevano, al termine delle trasferte che le vedevano impegnate ad Andria e Tore del Greco. nei due match, mentre i monopolitani, nel derby in terra federiciana, dopo essere passati in vantaggio, venivano raggiunti dai padroni di casa che poi blindavano il pareggio, sotto la guida transitoria di Doudou, conquistando un punto prezioso, mentre gli ospiti si dovevano accontentare del punto, utile solo a mantenere la quarta posizione. Il Latina di Di Donato, invece, in riva al Golfo di Napoli, dopo essere passati in svantaggio con Maniero e recupearto il risultato, nel primo tempo con il solito Carletti, nella ripresa avevano l’occasione con Di Livio, di passare in vantaggio e probabilmente di vincere la gara, ma il sogno sfumava , al 5° minuto di recupero, con Leonetti, che liberava l’entusiasmo del Liguori, ormai rassegnato all’ennesimo flop casalingo. Ad Avellino, Giugliano e Juve Stabia, si giocavano un posto migliore nella griglia play off, soprattutto, nonché il primato per la Campania nel girone. Match equilibrato che però, una volta sbloccato il risultato dagli stabiesi, con Gomez e deviazione di un vallese gli ospiti blindavano il risultato e portavano a Castellammare tre punti preziosissimi per un sesto posto, comunque gratificante, nella griglia play off. Monterosi e Gelbison, sconfitti, i laziali inaspettatamente a Messina e i salernitani a Pescara, venivano raggiunti dal Cerignola che a Francavilla, in uno dei due derby pugliesi di giornata, si fermava nell’ultimo step di gara, contro un avversario che, fino a quel momento, viveva il dramma sportiva di scivolare, ulteriormente verso la griglia play out. Distante, al termine dell’incontro, a due punti, dalla miglior posizione dello spettro retrocessione, comunque un pannicello caldo per un malto che cerca la via della guarigione. Intanto il Foggia, nel posticipo serale del lunedì, dopo 180 secondi i rossoneri passavano in vantaggio con un rigore di Petermann, poi dopo altri 300 secondi l’Avellino, con Russo, pareggiava e da quel momento in poi, la paura di soccombere, sommata all’imprecisione degli attacchi, non portava ad altri goal e il finale, salomonicamente consegnava un punto a ciascuna formazione. Nella zona play out, area permanenza tranquilla, i match importanti erano in programma a Viterbo, di scena il Potenza e a Picerno dove il Taranto, altamente rabberciato, affrontava un avversario ed il valore dei punti era doppio. Nel capoluogo laziale, la formazione laziale di Filippi, quasi fosse su un ottovolante ingaggiava una battaglia contro i lucani che ml vedeva protagonista positivo per tre quarti di gara tanto da arrivare sul 3 a 1, quasi a suggellare una supremazia fino a quel momento mostrata, poi dalla mezzora del secondo tempo, la disperazione dei rossoblù potentini portava prima a ridurre il passivo e, ad un minuto dal 90°, la rete di Caturano, permetteva ai lucani di conquistare un punto preziosissimo in uno scontro diretto per la miglior posizione, in ottica griglia play out.
CATANZARO – CROTONE: al “Ceravolo” il derby era una festa. Le due Regine del girone C di Serie C (prima contro seconda distanziate da un punto) si affrontavano davanti a 13 mila spettatori e a spuntarla era la squadra di casa, che vinceva per 2-0 e andava a +4 dagli stessi rossoblu (+3 dalla seconda, il Pescara). L’inizio era pazzesco: tanta intensità, ritmi altissimi, nervi tesi, bella atmosfera e… due pali, entrambi del Catanzaro: erano di Vandeputte e di Biasci, ed era solo passato un quarto d’ora. Poi meno emozioni, un eurogol sfiorato da Mogos e il vantaggio di Iemmello a ridosso dell’intervallo: Biasci cambiava a destra per Vandeputte, il quale metteva in mezzo per la zampata del bomber. Si chiudeva così il primo tempo. Nella ripresa era il Crotone a colpire il palo, ma a gioco fermo. E il gol lo segnava pure, ma con tanto di offside. L’impressione era che gli ospiti potessero raddrizzare il match da un momento all’altro, in virtù di una nuova verve nel secondo tempo, ma a segnare in realtà era il Catanzaro, che faceva 2-0 nel momento migliore dei pitagorici e gli spezzava le gambe. Ancora Vandeputte a servire, ma questa volta da sinistra. In area c’era Curcio, entrato da poco al posto di Biasci: la sua zampata era vincente, spiazzata Branduani e faceva esplodere il “Ceravolo”. Finisce così, tra il tripudio del pubblico giallorosso e la mestizia, frammista a rabbia della tifoseria ospite, tanto che si registravano dei tafferugli e a farne le spese era un poliziotto, ferito nel dopo gara, al momento del deflusso della tifoseria ospite.
PESCARA – GELBISON: il Pescara lotta, soffre, rischia, ma alla fine si prende con merito altri tre punti pesanti. E, approfittando del ko del Crotone a Catanzaro, è secondo alle spalle della capolista. Il primo tempo scorreva via a senso unico, ma senza clamorosi sussulti. Il Pescara faceva la partita con tutte le sue energie, la Gelbison si difendeva restando compatta nella propria metà campo, affollando la zona in cui si muoveva il pallone e entrando con grinta in ogni contrasto e sulle seconde palle. L’atteggiamento dei campani creava non poche difficoltà alla squadra di Colombo, che tentava di aggirare la muraglia delle maglie ospiti in ogni modo. Creare la superiorità in attacco restava un’impresa, contro un avversario che raramente perdeva le posizioni in campo per tentare sortite offensive. Anche la direzione arbitrale di Calzavara sembrava agevolare la missione della matricola cilentana: fischi a ripetizione e gioco continuamente interrotto, così alzare i ritmi diventava ancora più difficile in una partita in cui una delle due squadre in sostanza rinunciava a giocarsela (legittimamente, vista la sua mission – fare punti ad ogni costo – e le condizioni di partenza – sei assenze pesanti). Il film seguiva lo stesso copione anche nel secondo tempo, con il Pescara che cercava di alzare i giri del motore e la Gelbison che continuava a resistere chiudendo ogni linea di passaggio. Ma anche provando a pizzicare Plizzari. Al 16’, mischia nell’area piccola biancazzurra con l’ultimo tocco di Sorrentino che usciva di poco a lato, facendo tremare l’Adriatico. Ora la formazione campana sembrava volersi allungare per giocarsi il finale alla pari. La squadra di Colombo intuiva e creava subito il primo grande pericolo, con Lescano che imbucava per Cuppone, strattonato prima d’involarsi verso la porta da un difensore avversario. Il tecnico cercava qualità e freschezza in panchina: dentro Kolaj, fuori Desogus. Era un assedio del Delfino, ma sorprendeva la capacità di restare compatti, con nove uomini, senza concedere mai occasioni e imbrigliando, anche psicologicamente, Cuppone e compagni. Nei minuti finali, Colombo cambiava anche il sistema di gioco: passaggio al 4-2-3-1 con Aloi-Kraja mediani e Delle Monache-Cuppone-Kolaj a supporto di Vergani. Il pericolo maggiore, però, lo correva proprio il Pescara: la Gelbison trovava il gol, ma Sorrentino colpiva di testa da chiara posizione di fuorigioco. L’episodio era una scarica d’adrenalina sul match e sulla testa dei giocatori del Pescara, che caricavano adesso a testa bassa per sbloccare la partita. Prima con una ripartenza velocissima, non concretizzata dall’eccesso di generosità di Aloi in area. Ma era un campanello d’allarme per De Sanzo. I suoi avevano ormai il fiato corto e le sgasate degli attaccanti pescaresi mandavano in tilt il sistema quasi perfetto della formazione campana. Quando sbucava in area Delle Monache, l’unico modo per fermarlo era fare fallo. Rigore ineccepibile, Cancelotti dal dischetto era glaciale: l’Adriatico poteva liberare il suo urlo di gioia. La Gelbison era in ginocchio e Kolaj sguazzava in area: s’incuneava da sinistra, saltava un uomo e poi calciava sotto le braccia di D’Agostino la palla del 2-0 e della vittoria, che però restava in bilico fino alla fine: al 5’ di recupero Kyeremateng sporcava un tocco di Uliano e bucava Plizzari per il 2-1. Ma non c’era più tempo, il Pescara esultava: era secondo.
FIDELIS ANDRIA – MONOPOLI: derby sentito ed importante quello tra i federiciani di Doudou (neo tecnico provvisorio, al posto dell’esonerato Cudini) e il Cerignola di Pazienza, impegnato in un ottimo campionato, disputato da neo promossa. Gara iniziata, con grande lena da parte dei bianco azzurri, impegnati nella rincorsa ad un posto , almeno nei play out, mentre gli ospiti, in atteggiamento d’attesa, aspettavano le occasioni propizie per colpire. Infatti, al 34°, un’azione, alla man o dei cerignolani, portava Falbo ad infilare il portiere dei bianco azzurri e al degli Ulivi scendeva il gelo dello sconforto. I p0adroni ido casa cercavano dio rialzarsi, ma all’intervallo erano gli ospiti in vantaggio. L’inizio della ripresa, affrontato con un piglio differente dai ragazzi di Doudou, si apriva con al rete di Bolsisus dopo sei minuti.. Una rete che rendeva prudente il Cerignola, mentre la Fidelis, pur non scoprendosi eccessivamente, non riusciva a trovare la rete del k.o. e, al termine del match, il punto accontentava il Cerignola, ma anche i padroni id casa che avevano mostrato spirito di sacrificio ed attaccamento ai colori andriesi, pur tra i tanti limiti tecnici, di qualità ed esperienza mostrati, certificanti il mortificante ultimo posto in classica a due punti dal Picerno e Messina, per la bagarre play out.
TURRIS – LATINA: c’era bisogno di una svolta in campo. Dopo il cambio di allenatore, con l’arrivo di David Di Michele in panchina, la Turris era chiamata a una reazione decisa per riscattare le tre sconfitte di fila. Allo Stadio Amerigo Liguori approdava il Latina, squadra con tre punti di vantaggio sui Corallini e reduce da due ko consecutivi. La fiammata d’apertura era dei padroni di casa dopo una buona combinazione tra Manzi ed Ercolano sulla destra: il traversone successivo pescava Leonetti in posizione di fuorigioco. All’8’ conclusione di Frascatore ribattuta da Cardinali, sulla respinta Haoudi mandava alto. La reazione degli ospiti arrivava con una zampata di Fabrizi che obbligava Fasolino ad intervenire per evitare guai. Dopo una fase di stallo, con i biancorossi che faticavano a trovare l’idea per far male ai nerazzurri, ci pensava Haoudi a scuotere il match: diagonale verso la porta e intervento di Cardinali. Al 33’ si sbloccava la sfida. Traversone di Frascatore, Maniero c’era ma Cardinali si opponeva: sulla respinta, ancora il centravanti timbrava di testa. Al 42’ pareggiava il Latina, sfruttando l’indecisione della retroguardia della Turris: era Carletti a timbrare il cartellino. Terminava in parità il primo tempo. Ad avvio ripresa, i padroni di casa cercavano di restare proiettati in attacco ma gli ospiti controllavano e non rischiavano. Al 54’ conclusione di Tessiore su palla persa in uscita da Di Nunzio: parabola calibrata male. Al 58’ si rivedevano in fase avanzata gli uomini di Di Dato, ma la giocata di Giorgini era alta. Esito analogo per Frascatore sul versante opposto. Al 64’ il Latina trovava la via del secondo gol con un tiro dal limite di Di Livio che bucava un non impeccabile Fasolino. Qualche secondo più tardi, Fabrizi andava vicino al tris. Al 72’ rete annullata a Leonetti su segnalazione dell’assistente. All’81’ il subentrato Ardizzone non imprimeva forza con la testa al suggerimento di Contessa. Nel finale altro gol annullato alla Turris con Longo che depositava, ma l’arbitro fischiava fallo in attacco. In pieno recupero, una perla di Leonetti valeva il pareggio insperato dei Corallini: terminava 2-2 il confronto del Liguori.
GIUGLIANO – JUVE STABIA: entrambe in zona alta di classifica e distanti appena tre punti. Il Giugliano viveva un momento positivo in termini di prestazioni e risultati, erano cinque i punteggi utili di fila. La Juve Stabia, dal canto suo, era reduce da due sconfitte e cercava riscatto allo Stadio Partenio-Lombardi di Avellino. Tornava il derby napoletano tra le due formazioni, disposte ad alimentare gli obiettivi d’inizio stagione. Buon avvio per la formazione di Raffaele Di Napoli che si affacciava in avanti con una conclusione di Ceparano che si spegneva di poco sul fondo. Stesso esito per la brigata di Leonardo Colucci con Ricci sul ribaltamento di fronte. All’8’ ci provava Zullo al volo sugli sviluppi di un piazzato, ancora imprecisione nel tentativo. Al 9’ Rondinella serviva De Rosa che si aggiustava la sfera e calciava col mancino: iniziativa larga di un nulla. Al quarto d’ora, ancora Ricci si portava in zona offensiva con un’idea imperfetta. Al 16’, però, le Vespe trovavano il varco giusto e sbloccavano la disputa con lo sfortunato tocco di Gomez, nell’intenzione di anticipare Santos. Al 25’ D’Agostino col sinistro non riusciva ad inquadrare il bersaglio. Al 28’ Pandolfi sfiorava il raddoppio, bravo Viscovo ad uscire sui piedi dell’attaccante. Passavano dieci minuti ed era Barosi il protagonista su un tiro di Rizzo, agevolato da un rimpallo in seguito a un cross di Gomez. All’intervallo, la Juve Stabia chiudeva avanti sul Giugliano. All’inizio secondo tempo si rinnovava il confronto tra Pandolfi e Viscovo: azione personale dell’attaccante, grande risposta del portiere. Al 52’, sugli sviluppi di un piazzato dalla bandierina, Caldore staccava ma non era preciso. Al 56’ Rizzo scaricava un mancino dalla distanza, il pallone faceva la barba al palo. La pressione dei Tigrotti era costante, ma anche Gladestony non riusciva a bucare Barosi. Al 67’ il subentrato Vimercati cercava di impensierire Viscovo senza successo. Al 72’ era Pandolfi a impegnare, con pochi problemi, l’estremo difensore di casa. Nel finale Nocciolini sprecava due occasioni per il pareggio: al triplice fischio la Juve Stabia esultava, mentre il Giugliano usciva sconfitto dal derby.
ACR MESSINA – MONTEROSI TUSCIA: successo prezioso per i messinesi che chiudevano la pratica già nel primo tempo, a segno anche il portiere Lewandowski. Al 2′ Santarpia si aggiusta il pallone e calciava dal limite, Lewandowski era attento e manda in angolo. Al 10′ ancora ospiti con Santarpia che girava di prima intenzione, in rovesciata, un pallone vagante e palla che si stampava sul palo. Al 20′ il Messina passava al primo tiro in porta, Curiale in area serviva Fazzi che si liberava del proprio marcato e insaccava il vantaggio biancoscudato. Al 30′ ancora Messina in azione personale con Grillo, rientrava e calciava invece di servire Curiale, difesa del Monterosi che chiudeva. Al 33′ aveva dell’incredibile quel che succedeva, rinvio di Lewandowski che spioveva direttamente in area avversaria, rimbalzo che coglieva totalmente impreparato Alia che si faceva scavalcare ed era gol del portiere biancoscudato. Risposta Monterosi al 39′ con Di Paolantonio, dal vertice dell’area provava un destro a giro, palla che finiva di poco alta. Un minuto dopo ed arrivava la frittata che riapriva il match, Lewandowski cercava la parata in due tempi, palla che però gli sfuggiva e Lipani poteva insaccare a porta vuota la rete che riapriva il match. Concedeva il bis Alia in quanto a frittate due minuti dopo, punizione da posizione angolatissima battuta da Grillo, cross in mezzo che Alia trasformava in un tiro in porta smanacciando il pallone ed insaccandolo all’incrocio dei pali della sua stessa porta. In chiusura c’era spazio per un altro gol, cross in mezzo dalla sinistra, difesa del Messina che perdeva totalmente Lipani che di controbalzo, insaccava la rete che riapriva nuovamente il match. Nella ripresa, partiva forte il Monterosi, al 55′ ci provava Lipani dalla lunga distanza, sfera non troppo alta sopra la traversa. Secondo tempo a ritmi molto più bassi rispetto al primo tempo. Al 69′ chance ghiotta per i laziali, Santarpia conduceva un contropiede 4 contro 2, era egoista nel cercare la conclusione e la sfera terminava alta. Al 74′ Carlini andava via sulla sinistra, palla messa in mezzo per il piattone di Verde, parava Lewandowski. All’84’ Balde servito da Fofana, faceva tutto bene ma poi scivolava dopo aver scartato Alia, pallone che restava lì e a provarci era Napoletano, con un tocco sporco, ma salvava sulla linea Lipani. All’89’ Mbende provava di testa, pallone comodo per la presa di Lewandowski. Si materializzava così la terza vittoria stagionale per i peloritani che facevano un balzo in classiifca, lasciando lo scomodo ultimo posto della graduatoria alla Fidelis Andria.
VIRTUS FRANCAVILLA – AUDACE CERIGNOLA: salomonico pareggio fra Virtus Francavilla e Audace Cerignola alla “Nuovarredo Arena”, frutto di un tempo per parte: meglio i gialloblù nella frazione inaugurale, ripresa ad appannaggio dei brindisini. Pazienza lasciava immutati gli interpreti della sfida con la Turris, era 3-5-2 con il tandem Malcore-D’Andrea in avanti. Stesso modulo anche per Calabro, che rilanciava Tchechoua in mediana e si affidava in attacco a Patierno e Murilo. L’equilibrio veniva rotto dagli ospiti alla prima occasione utile, al minuto 13: D’Ausilio rientrava dalla sinistra e crossava, trovando liberissimo Tascone che insaccava di testa alle spalle di Avella in area piccola, per il secondo gol consecutivo. Tre giri di lancette più tardi, Malcore in contropiede saltava anche il portiere ma perdeva l’attimo, consentendo a Idda qualche metro prima della linea di porta di respingere la sua conclusione. Intorno a metà frazione, la Virtus perdeva per infortunio Murilo, rilevato da Perez: il Cerignola affondava più volte nella spaesata retroguardia di casa, Malcore metteva Tascone nuovamente nelle condizioni di colpire a rete, la puntata però era fiacca e Avella bloccava. Il numero uno degli imperiali si distendeva anche sul diagonale di Malcore al 41’, giusto al 45’ invece la grossa chance per la squadra di Calabro: Perez si insinuava nelle maglie avversarie ma davanti a Saracco alzava troppo la mira da favorevole posizione. Si andava all’intervallo con gli ofantini avanti di misura. C’era Di Marco al rientro dagli spogliatoi, per un Francavilla che partiva a sprone battuto, mentre l’Audace cercava di contenere le folate rivali. Sinistro a lato di Maiorino al 63’, break delle ‘cicogne’ con una girata di Malcore su invito dalla destra murata da un difensore. Patierno per poco non approfittava di una disattenzione di Ligi, Saracco attento da corta distanza: il piglio tambureggiante dei biancazzurri trovava soddisfazione quando scorreva il 75’. Cisco sgusciava via sulla destra aggirando Giofrè, il centro era raccolto da Perez sul primo palo che superava Saracco per l’1-1. La formazione di Pazienza aveva l’opportunità del colpaccio, Ruggiero innescava Achik bravo nel controllo, meno nella conclusione alta sopra la traversa (87’) per l’ultima annotazione del match, nonostante uno spezzone finale aperto a qualsiasi soluzione. Francavilla che otteneva il secondo pareggio consecutivo ma doveva rinviare il ritorno alla vittoria, Cerignola che usciva indenne da un campo difficile e dava continuità all’affermazione con la Turris.
FOGGIA – AVELLINO: si decide tutto nei primi sette minuti di gioco. Pronti, via e subito i padroni di casa andavano in vantaggio: sulla prima incursione dei rossoneri, Marco Garetto atterrava un avversario sotto gli occhi del signor Giaccaglia di Jesi che indicava il dischetto del rigore. Dagli undici metri, Davide Petermann non sbagliava, regalando la gioia al pubblico dello “Zaccheria”. I biancoverdi, tuttavia, non si scomponevano e, quattro minuti più tardi, pareggiavano i conti: lo stesso Garetto veniva steso da Giacomo Sciacca al limite dell’area, intervento che sollevava le proteste dei calciatori biancoverdi, desiderosi anch’essi del penalty. Ma la rete arrivava lo stesso, dall’inventiva di Raffaele Russo che, da conclusione diretta, sorprendeva Tommaso Nobile. Al 18′, i Lupi tornavano vicini al gol, con Federico Casarini che, servito ottimamente da Marcello Trotta, calciava con un diagonale in porta, costringendo Nobile agli straordinari. Al 32′, tremava la difesa biancoverde: da un tiro deviato dalla difesa biancoverde, Alessandro Garattoni (in posizione dubbia) caricava il sinistro e colpiva il palo. La palla, arrivava, dunque, sul sinistro di Filippo Costa che, con una rasoiata in diagonale, faceva la barba al palo sinistro della porta difesa da Pane. Le scintille, dal campo, si spostavano sugli spalti: i 300 supporters dell’Avellino, giunti allo “Zaccheria” con mezz’ora di ritardo, ingaggiavano un vero e proprio duello, a colpi di fumogeni e petardi, contro la tifoseria foggiana assiepata nel settore adiacente. Le intemperanze tra le due opposte fazioni costringeva il signor Giaccaglia a sospendere la gara per sei minuti. Alla ripresa del gioco, i Satanelli sfioravano la rete del nuovo vantaggio in due occasioni: prima, al 44′, con il tiro di Derdan Vuthaj, sul quale Pasquale Pane abbrancava la sfera in due tempi, non senza qualche difficoltà iniziale nella presa; e poi, sei giri di lancette più tardi, al quinto minuto di recupero, con Alessandro Garattoni che mandava al lato un pallone servito dalla sinistra da Filippo Costa e mancato inizialmente da Roberto Ogunseye. Nella seconda frazione, gli uomini di mister Rastelli partivano con maggior convinzione e sfioravano il sorpasso con una doppia ghiotta chance: Agostino Rizzo, dalla destra, faceva partire un tiro cross che mette in difficoltà Nobile. Sull’azione successiva, Diego Gambale attendeva la sfera e la colpiva di sinistro al volo, ma finiva sul petto di Alberto Rizzo. I calciatori in maglia biancoverde recriminavano un possibile tocco di braccio del centrale rossonero, ma il signor Giaccaglia lasciava proseguire. Quattro minuti più tardi, il capitano dei Satanelli, Davide Di Pasquale, rischiava di farla grossa allorquando, sul tentativo di Fabio Tito, da calcio piazzato, di mettere la sfera in mezzo, il difensore del Foggia non rischiava di siglare un’autorete di testa, sibilando il palo alla sinistra di Nobile. Verso il quarto d’ora della ripresa, provava a farsi vedere il neoentrato Jacopo Murano, subentrato a Marcello Trotta, ma la conclusione dell’attaccante potentino era facile preda dell’estremo difensore rossonero. Ciononostante, i padroni di casa non mollavano e, tra il 17′ e il 21′, provavano a sfruttare due palle inattive, entrambe maturate sugli sviluppi di tiri dalla bandierina. La prima di queste portava Derdan Vuthaj, servito dalla sponda di Roberto Ogunseye, a calciare a rete, neutralizzato da un attento Pasquale Pane, con la complicità di Diego Gambale posizionato sulla linea di porta; la seconda capitava sulla testa dello stesso attaccante albanese che, indisturbato sul cross battuto da Filippo Costa, non riusciva però ad angolare la sfera, controllata dal numero uno biancoverde. I minuti scorrevano, fino al 36′, quando gli uomini di mister Gallo si rendevano nuovamente pericolosi: Davide Petermann lanciava in situazione di contropiede Alessandro Garattoni che provava a servire subito in mezzo Derdan Vuthaj. L’attaccante albanese, per un pelo, non arrivava in spaccata sulla sfera che si perde sul fondo. Il tempo passava fino al 46′, momento in cui il signor Madonia di Palermo indicava quattro minuti di recupero sulla tabella luminosa. L’Avellino tremava: dalle retrovie, partiva un lancio preciso sui piedi del neo entrato Eugenio D’Ursi che aveva tutto il tempo per battere Pane, ma il fantasista rossonero si lasciava prendere dalla foga e sparava, a distanza ravvicinata, un missile che si infrangeva sull’esterno della rete. Non accadeva più nulla e, tra Foggia e Avellino, non c’erano né vincitori, né vinti. Terminava in pareggio una partita con tante emozioni e mille capovolgimenti di fronte sul campo, tra due squadre in netta ripresa ed entrambe desiderose di ritornare protagoniste del girone meridionale.
ACR PICERNO – TARANTO: al Curcio di Picerno, i melandrini di Longo ed il Taranto di Capuano si affrontavano in un match delicato e molto importante per entrambe le formazioni. I rossoblù giungevano in Lucania, in condizioni abbastanza difficile, causa l’alto numero di in disponibili, assenti per infortuni e squalifiche, Altri atleti quelli recuperati erano messi in campo, grazie al certosino lavoro effettuato dallo staff medico sanitario del club. La gara inizialmente viveva di una fase di studio, in cui la forte iniziativa dei rossoblù locali era abbastanza contenuta dalla retroguardia ionica fino a quando al 17°, quando Reginaldo si ergeva a protagonista. Il brasiliano penetrava sulla destra, conclude battendo Vannucchi, forse beffato da una deviazione. la sterilità offensiva ionica, veniva interrotta al 38° 38°, quando un preciso assist di Mastromonaco per Labriola, consentiva al centrocampista rossoblù ionico, di battere Crespi con un chirurgico pallonetto. Nela ripresa, le due squadre si affrontavano con un piglio diverso, ovvero il Picerno aumentava il forcing alla ricerca della rete del vantaggio, il Taranto, attendista aspettava di trovare l’occasione per colpire la retroguardia picernese. Atteggiamento questo della formazione di Capuano che stava iniziando a dare i frutti, con il cronometro che iniziava a corree, ma al 59°, un cross di Novella dalla destra, era allontanato dalla difesa rossoblù, ma sui piedi di Emmanuele e Esposito, da posizione defilata, superava Vannucchi con una conclusione al volo. Da quel momento in poi il Taranto cercava di trovare la rete del pareggio, ma la cronica sterilità offensiva, nonostante i cambi effettuati, non portava ai risultati sperati. All’88°, il “fattaccio” che se sanzionato avrebbe potuto portare gli ionici, al pareggio, probabilmente il giusto risultato del match. Un lancio a scavalcare la difesa locale era preda di Tommasini e, solo davanti al portiere, era nettamente affondato da Allegretto, impendendo allo stesso attaccante ionico la conclusione. L’arbitro, Carrione di Castellammare di stabia, lontano dall’azione, negava il penalty sacrosanto e con la mancata concessione del tiro dagli 11 metri sfumavano le ultime possibilità di raddrizzare la partita e, al fischio finale, una testata rifilata da Kouda, comportava la sua espulsione e per Vannucchi per presunte reciproche scorrettezze con il picernese. Finiva così la deludente gara dei rossoblù, ma la rabbia per il finale, poneva all’ambiente rossoblù, il caso dell’ennesima “svista” arbitrale del fischietto di turno, apparso altamente insufficiente per la gestione di un incontro che avrebbe preteso sicuramente una direzione più esperta e soprattutto attenta ai dettagli che , alla fine, hanno evitato che il verdetto del campo fosse il più giusto, ovvero la spartizione dei punti.
VITERBESE – POTENZA: allo Stadio Rocchi la Viterbese subiva un pareggio dal Potenza dell’ex tecnico Giuseppe Raffaele. 3 reti segnate per Semenzato e compagnia, tre reti subite che grazie alle funamboliche parate di Fumagalli evitavano una sconfitta assurda a dir poco incredibile. Primo brivido del match creato dal Potenza al 3’ con la discesa di Volpe il cui cross veniva mancato da un soffio da Caturano. Sullo stesso binario si ripeteva l’azione in fotocopia. Questa volta era bravo Fumagalli a parare in due tempi. Al 22’ affondo di Di Grazia che in diagonale colpiva il palo esterno. Fondamentale il disturbo di Monteagudo al momento della conclusione. La Viterbese al 26’ passava in vantaggio: cross di Andreis torsione perfetta di Marotta con la sfera che toccava il palo interno e finiva in rete. Risposta Potenza al 35’ con il sinistro di Sandri deviato in corner da Fumagalli il quale si superavasul colpo di testa di Emmausso nell’angolo successivo. La Viterbese era cinica: al 38’pt Semenzato rubava palla a trequarti campo, assist per Volpicelli che con un potente sinistro batteva Gasparini per la seconda volta. Era il raddoppio dei leoni di mister Filippi. Il Potenza non mollava ed al 41’ riapriva la partita prima dell’intervallo con un colpo di testa di Girasole sul terzo corner Rossoblu. Si andava al riposo sul 2-1. Nella ripresa la Viterbese si faceva subito pericolosa al 7’st: Andreis rubava palla, cost to cost palla a Polidori e sinistro al volo sopra la traversa. Rispondeva il Potenza al 10’ con il neo entrato Del Sole di pochissimo alla destra di Fumagalli. I galloblù erano micidiali ed al 13’ su un’azione insistita di Volpicelli la palla arrivava sul sinistro di Federico Mungo che la infilava all’angolino. Filippi inseriva Mbaye e Nesta per Semenzato ed Andreis. Ultimo quarto d’ora finale di sofferenza per i padroni di casa perché al 29’st Emmausso con un preciso pallonetto riapriva la partita. La Viterbese veniva beffata a due minuti dalla fine ancora su un calcio piazzato dove Caturano sbucava sul secondo palo e batteva Fumagalli per il 3-3 insperato fino a qualche minuto prima del Potenza. I gialloblu giocavano il recupero anche in inferiorità numerica per il secondo giallo a Mbaye. Al Rocchi tra Viterbese e Potenza terminava 3-3, con tanto rammarico per i padroni di casa.
Fabrizio Di Leo













