Il delicato compito del traghettatore e l’orgoglio ostentato di una missione interpretata nel migliore dei modi. Forse. Perché Gianmarco Dibenedetto, tecnico ad interim dell’Altamura, non si accontenta ed avrebbe desiderato una svolta più clamorosa in quel periodo di transizione inaugurato domenica scorsa, dopo l’esonero di Claudio De Luca in seguito alla sconfitta nel derby col Bitonto. “Un pareggio ottenuto in maniera quasi rocambolesca, ma nei secondi 45 minuti di gioco siamo stati sempre nella metà campo del Taranto- esordisce- Penso che il risultato sia giusto, eppure se una squadra avesse dovuto vincere ai punti, sarebbe stata l’Altamura. Mi preme ringraziare tutti e ventiquattro i ragazzi, che hanno dato anima e cuore per questa maglia oggi”. Prova ad identificare la situazione in casa murgiana, mister Dibenedetto: “Probabilmente era stata smarrita un po’ di tranquillità: questa è la stessa squadra che era prima in classifica ad inizio torneo- commenta e precisa- Si tratta di un organico giovane, impreziosita da qualche elemento di personalità e maggiore esperienza: ha sofferto oltremodo le pressioni dell’ambiente e della città. Ragazzi per bene, che hanno profuso energie anche nel periodo più buio che, probabilmente, non è ancora passato. Se avessimo vinto, i calciatori sarebbero stati più sereni, ed affronterebbero la prossima trasferta in maniera decisamente con maggiore consapevolezza”. In attesa delle decisioni dirigenziali in merito alla nuova guida tecnica in casa biancorossa: “La società mi ha chiesto di portare a casa questa partita, insieme con un gruppo che si è rivelato splendido ed ha meritato il plauso di tutti i tifosi”. Reazione ed intraprendenza sono state le armi decisive della compagine barese vista all’opera contro gli ionici di Panarelli: “L’Altamura ha espresso un bel calcio, è stata persino punita nel doppio svantaggio, poiché il Taranto ha calciato circa tre volte verso la nostra porta- analizza senza remore Dibenedetto- Sono convinto che il secondo gol ionico sia viziato da una trattenuta di Favetta ai danni di Ferrante. Forse c’era un rigore per noi nel secondo tempo, e vorrei rivedere le immagini. Nel corso della ripresa, però siamo sempre stati in attacco, abbiamo messo in area almeno undici cross, fatta eccezione per i cinque minuti finali, in cui fra falli laterali e calci d’angolo, il Taranto ci ha creato pressione”. Epilogo incandescente per il debuttante allenatore: “Ho superato la linea dell’area tecnica e l’arbitro ha ritenuto opportuno allontanarmi: non è accaduto nulla di grave, ero in una fase concitata”. Una chiosa che equivale ad una severa sentenza per l’avversario ionico, quella dispensata da Gianmarco Dibenedetto: “Il Taranto possiede grandissime individualità, non si discute: Manzo, Marsili che oggi era assente, Massimo, D’Agostino, Oggiano, Di Senso per citarne alcuni. L’organico è composto da “doppioni”, ovvero alternative per ogni ruolo in ogni reparto. E’ una squadra di altissimo livello, costruita esclusivamente per vincere il campionato. Penso che laddove non ci riuscisse, sarebbe un mezzo fallimento, se non un fallimento intero”.
Alessandra Carpino













