Il Taranto preso in dote da Luigi Panarelli, in quattro partite ufficiali, ha mostrato chiari aspetti positivi. Tra questi la forza dei rossoblu sulle palle inattive, da cui sono derivati la maggior parte dei gol in attivo, il buon numero totale di gol realizzati (10 marcature), la qualità della panchina e la forza scaturita dai cambi effettuati a partita in corsa che hanno fatto vincere il Taranto tre volte su quattro. Un altro aspetto fondamentale è la voglia di vincere, la determinazione del Taranto, guardasi le due vittorie ottenute allo scadere, contro Fasano e Gragnano.
In mezzo a queste limpide qualità un piccolo buco nero di lacune e disattenzioni che ancora non fanno spiccare il volo al promettente club Ionico. Lo abbiamo ribadito in più occasioni, il Taranto pecca di tenuta mentale. Ed è stato anche ufficialmente dichiarato da Panarelli in sede di conferenza stampa post Taranto-Gragnano. Come accaduto in altre circostanze, il Taranto dopo il vantaggio cala preoccupantemente di intensità di gioco permettendo agli avversari di prendere coraggio. Così, dopo pochi minuti dalla realizzazione del 2 a 0 in favore dei rossoblu, il Taranto cedeva mentalmente lasciando l’iniziativa totalmente all’avversario.
Ma veniamo con ordine e analizziamo gli eventi. Il Taranto aveva di fronte un “antipatico” Gragnano, squadra tipica della categoria. Fatta da un mix di elementi di esperienza e giovani di prospettiva, tra tutti Gassamà. Pronti, via e il Taranto si porta subito in vantaggio con, neanche a dirlo, un colpo di testa di Lanzolla sugli effetti di un calcio d’angolo battuto da Di Senso. Il Taranto, non pago, continua nel suo momento positivo trovando la rete del 2 a 0 con D’Agostino (in crescita). Dopodichè, come successo in casa col Bitonto, come successo in trasferta con i giovanissimi della Sarnese e, in verità, come successo parzialmente nelle amichevoli precampionato, il Taranto spegne la luce.
Un calo di concentrazione e di gioco che rimette in carreggiata gli uomini di Campana che trovano la prima rete con Pozziello, su dormita generale del Taranto, a cui c’è da aggiungersi l’errata lettura del fuorigioco della difesa (Pelliccia scala maldestramente in avanti perdendo l’uomo alle sue spalle). Il Taranto prova una timida reazione, ma è il Gragnano che sugli effetti di un corner insacca di nuovo, ancora con Pozziello che con un morbido pallonetto di testa batte Pellegrino (non eccezionale la sua performance).
Quello che accade, ancora una volta, è che il Taranto, sinceramente più forte degli avversari fino ad ora affrontati, cade nell’errore di dare all’avversario l’entusiasmo e le armi migliori per rendersi pericolosissimo. Dare coraggio ad un avversario calcisticamente “moribondo” concedendogli la possibilità di farti poi del male. Quello che è successo con il Gragnano stava per mettere fuori pista il Taranto. Perché il Gragnano, a pareggio ottenuto, aveva tutto dalla sua parte: l’aspetto psicologico, l’aspetto tattico (mettere il cosiddetto “pullman davanti alla porta” e colpire in contropiede con Gassama), l’aspetto temporale (i minuti che scorrevano via veloci tra una perdita di tempo e l’altra).
Il Taranto letteralmente prestato il fianco all’avversario, quando invece avrebbe dovuto assumere l’atteggiamento da padrone del campo e del risultato. Panarelli ha anche più volte dichiarato che il Taranto spesso manca, nei momenti topici, di quella scaltrezza ed esperienza (sintetizzata splendidamente con l’espressione “ignoranza calcistica”) che ti permettono di rifiatare e sfiancare l’avversario. La fortuna è che, dalla parte del Taranto, ci sono tanti aspetti positivi che abbiamo accennato inizialmente. Il Taranto dispone di una rosa forte e completa che insieme ad una forte voglia di vincere ha fatto accadere il piccolo miracolo sull’angolo battuto da Marsili direttamente in rete.
E c’è da scommetterci che dopo il 2 a 2, contro quel Gragnano, sarebbe stata un’impresa titanica fare gol. Il Taranto ha cambiato pelle, mettendosi alla fine con un atipico quanto iper offensivo 3-2-4-1 inserendo tutti gli over d’attacco della panchina (a proposito, complimenti a Panarelli ad aver letto la necessità di portarsi in panchina tutti gli over d’attacco). E’ stato provato il tutto e per tutto. Ed in verità, altra dote da menzionare, il Taranto non ha mai perso la testa, rimanendo lucido e cercando il gol con la manovra di gioco.
Il Taranto ha infine vinto 3 a 2, portando a casa 3 punti fondamentali. Alla luce della partitissima con il Cerignola (fermo a 4 punti), ci si augura di vedere un Taranto più costante e senza i vuoti psicologici che, quasi, ci sono costati la vittoria domenica scorsa. Con la speranza che i ragazzi abbiano imparato la lezione.
Paolo Fine













