di Giuseppe Di Cera – Corriere dello Sport
Sulla torta su cui ha soffiato lo scorso 27 marzo c’erano 30 candeline da spegnere. Solo quelle, perché l’età e la nuova occasione nella Gioiella Prisma Taranto hanno lasciato accese tutte le ambizioni proprie di un giocatore esperto. Lo spagnolo Angel Trinidad de Haro sarà il faro del sestetto rossoblu, che coach Vincenzo Mastrangelo deciderà di mandare in campo. Dalle sue idee e dai suoi passaggi dipende ranno gli attacchi di una squadra destinata, per come è stata costruita, a fare bene.
De Haro, dieci anni fa lasciò Vibo Valentia e l’Italla per Iniziare un lungo giro europeo. Ora e tornato, perché?
«Dopo Vibo, ho scelto di conoscere l’Europa. Alla fine della passata stagione ho avuto la bella opportunità di tomare in Italia con Taranto e l’ho presa al volo.
Del progetto Taranto cosa l’ha convinta?
«La società mi ha spiegato le sue intenzioni e ho capito che si trattasse di un bel progetto del quale mi sarebbe piaciuto fare parte».
Pensa che questi gruppo possa ambire ai playoff?
«Non è possibile dirlo prima, perché questo è un campionato veramente forte e io e tutti i miei compagni sappiamo che bisognerà lottare partita dopo partita. Soltanto alla fine del campionato sapremo – sorride, ndr – se ci saremo arrivati o meno».
Nell’ultimo allenamento congiunto con Castellana è arrivata unasconfitta: cosae successo?
«Sicuramente è stata una partita strana. La settimana prima era andata meglio al torneo che avevamo giocato (“Del Codex e del Castello”, ndr) ma all’inizio della stagione può capitare: un giorno va bene e un altro no.
Anche perché dopo Corigliano non abbiamo mai pensato di essere già nei playoff e dopo Castellana non possiamo pensare di retrocedere. Dobbiamo vede re ogni cosa in modo obiettivo».
Che tipo di gioco le ha chiesto di fare coach Mastrangelo?
«Non mi ha chiesto nulla di particolare. Partiremo in una certa maniera, poi eventualmente correggeremo, sempre che ce ne sia necessita, in corso d’opera».
Qual è Il suo modo di giocare e di servire i compagni?
«Dipende dall’opposto. Ho giocato con diverse tipologie di opposto: c’è chi ti chiede una palla veloce o una più lenta, dipende dalla loro esigenze».
Il 22 ottobre giocherete con Verona la prima giornata di campionato: per quel giorno in quale percentuale sarete pronti?
«Adesso non siamo al cento per cento, ma prima di pensare a Verona, dobbiamo essere concentrati sul torneo (“Spirito di squadra” a Gubbio, ndr) di questo fine settimana».
Lei ha giocato in Belgio, Francia e Polonia: tutti i campionati sono uguali o vi sono delle differenze?
«No, sono diversi. In Belgio si gioca una pallavolo particolare. In Francia non c’è una così grande differenza tra la prima e l’ultima in classifica. Tre anni fa un club ha vinto in campionato e l’anno scorso è retrocesso. In Polonia va tutto più veloce, forte e più alto».
Come ha scelto di diventare palleggiatore?
«Non è stata una scelta mia. Ho iniziato a giocare tardi a pallavolo. Avevo 14 anni e dove abitavo non vi era una squadra completa della mia categoria, quindi dovevo giocare in squadre con altri giocatori più grandi e mi sono adattato nel ruolo di palleggiatore».
Lei è nativo di Marbella, cittadina che si affaccia sul mare Mediterraneo: può aver influito sulla scelta di Taranto?
«Sono abituato al freddo e a non vedere il sole, ma essere qui a Taranto con il mare a disposizione è un di più di cui ho tenuto conto».













