di Annarita Di Giorgio
Il sindaco Melucci non è mai stato un tifoso del Taranto calcio. Non è un mistero e neppure lui lo ha mai voluto nascondere. Anzi lo ha palesato, con un affronto impareggiabile, andando via durante il primo tempo dell’unica partita che ha visto allo Iacovone, pochi minuti prima che la Curva Sud (ancora oggi sotto sequestro) andasse a fuoco per colpa dei rotoli di gomma che il Comune da lui amministrato aveva accatastato sotto quel settore. Quegli stessi rotoli di gomma con cui qualche giorno prima, il suo Assessore ai Lavori Pubblici dell’epoca, Mattia Giorno, si era fotografato pavoneggiante. Mancando però poi di dirci come quei rotoli fossero transitati dal suo selfie sotto ai gradoni della Curva. E al netto del parere della commissione pubblici spettacoli, la stessa che ora dovrà dirci (e non si capisce perchè ancora non lo abbia fatto, dopo una riunione convocata a metà luglio) se lo stadio sarà fruibile durante i lavori di ristrutturazione. Come accaduto in tutti gli altri stadi d’Italia, da ultimo quello di Firenze.
Come dicevamo, Melucci non è un tifoso del Taranto, lo ha mostrato chiaramente durante questi anni di mandato, costringendo anche i suoi Assessori, persino quelli che tifosi del Taranto lo sono davvero, a intervenire duramente attaccando la società calcistica.
Lo ha fatto prima Fabiano Marti, quando con le sue letterine minacciava il presidente Giove di non rinnovare la convenzione d’uso, lo ha fatto il Vqicesindaco Azzaro chiedendogli di portare il titolo sportivo a Palazzo di Città.
Tutto per aizzare la risposta in autotutela di Giove, seguita, da copione, dall’intervento diretto, sempre a gamba tesa, di Rinaldo Melucci in persona.
L’ultimo, quello di stamattina, a seguito delle dimissioni del Presidente.
“Da nessuna parte si è mai vista una simile incresciosa gestione del calcio e tanta insolenza nei confronti della pubblica amministrazione” scrive Melucci a Giove.
A dire il vero ciò che non si è mai visto, in nessun Comune al mondo, è una tale insolenza della pubblica amministrazione, anzi, del sindaco, contro la squadra di calcio della città. A Bari ad esempio, solo per restare vicini geograficamente e politicamente, Antonio Decaro ha concesso lo stadio a De Laurentis in maniera totalmente gratuita. E stiamo parlando del San Nicola, non di uno stadio in pessime condizioni come è stato finora lo Iacovone. Con l’amministrazione che reclamava minacciosa le quote non pagate, nonostante i gradoni incendiati e un manto erboso ripetutamente rifatto ma mai in maniera adeguata. Come, del resto, strade e marciapiedi della città.
Ma analizziamo punto per punto la lettera di Melucci a Giove: “Il presidente dimissionario onorasse contratti e stipendi ai propri tesserati”. Ma il sindaco perchè si preoccupa degli stipendi dei tesserati del Taranto F C., e non dei dipendenti comunali che da giorni protestano perchè ignorati dall’amministrazione, tanto che Cgil, Cisl e Uil in un duro comunicato hanno chiamato Melucci “da padre padrone a padre assente”?.
Scrive Melucci: “Partiamo da un dato di fatto, il Taranto F.C. 1927 è una società di diritto privato. Non è nel ruolo della pubblica amministrazione ingerire in questioni private, ancorché connesse a situazioni di un certo interesse per la collettività”. E’ interesse della comunità invece finanziare, come ha fatto la sua amministrazione altrettante società private, o Aps, come ad esempio, da ultimo, stornare 100 mila euro dei fondi di Ilva in as (dedicati per decreto legge ai bambini di Taranto) per un festival con cene da 200 euro (per i paganti)? Mentre la stessa amministrazione non ha più concretizzato l’investimento promesso di 50 mila euro per portare allo stadio bambini socialmente svantaggiati? Per quei bambini è più consono fargli vedere le partite della squadra della città, o cofinanziare cene da 200 euro?
“Evitando di perpetrare quell’immorale andazzo tutto tarantino che salda politica e calcio”, ovunque nel mondo politica e calcio sono saldate, lo stiamo vedendo anche alle Olimpiadi, tranne, appunto, a Taranto con l’amministrazione Melucci.
Andiamo avanti a leggere la lettera del sindaco: “Lo stadio è ancora lì e forse sarebbe stato solo saggio eseguire una buona programmazione finanziaria” dice quello che non ha programmato, in 4 anni, i lavori dello Iacovone. E’ solo per inseguire il suo irreale progetto dello stadio con centro commerciale e hotel da 80 metri di altezza, presentato in pompa magna in piena campagna elettorale, che ci ritroviamo costretti a rifare uno stadio in un anno, cacciando l’unica squadra che lo vive e i suoi tifosi.
“Peraltro, sono ancora freschi nella memoria di tutti i tentativi di strumentalizzazione di una parte della tifoseria contro le istituzioni, “colpevoli” di aver dopo decenni finanziato il progetto per un nuovo moderno stadio per il calcio ionico”. L’unica istituzione contestata dai tifosi è il sindaco Melucci, che in migliaia lo hanno insultato quando dopo diverse settimane dall’incendio dei rotoli comunali sotto la curva, ancora non riusciva a riaprire lo stadio. Ma, diversamente da quanto scrive il sindaco, e da quanto promesso nel masterplan di candidatura ai giochi, non è il comune di Taranto che li finanzia.
La lettera del sindaco si chiude con l’ennesima minaccia: “gli suggeriamo ancora una volta prudenza, poiché siamo al lavoro con gli avvocati anche noi, dato che ci siamo stufati di questa continua irresponsabile e strumentale aggressione”.
Ora minaccia anche Giove, dopo aver minacciato di querela Eziolino Capuano. Il mister che, da solo, è riuscito non solo a riportare allo stadio diecimila spettatori, ma anche a far parlare di Taranto tutta l’Italia. Cosa che Melucci da quando è sindaco non è mai riuscito a fare, tranne per barzellette che hanno fatto il giro di tute le redazioni, come l’assessore dimissionato mentre era in volo per Genova, o il parco della musica con divieto di musica. Qualunque amministratore sarebbe corso a farsi un selfie con Eziolino Capuano, come fanno bambini e tifosi di tutta italia, solo il sindaco di Taranto è stato capace di querelarlo, forse con l’invidia per l’unico vero capopopolo che avevano trovato i tarantini. Un uomo, Eziolino Capuano, che ha saputo conquistarli con la sua coriacità, simpatia, umiltà, e illimitato perbenismo. Mentre Melucci non cammina solo per strada.
Non è da meno Michele Emiliano, che nella sua comparsata con Gabriele Gravina al campo di Faggiano aveva promesso: “Siccome ero al corrente della situazione, avevo lanciato un’idea, condivisa dal sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, all’interno del primo Comitato organizzatore dei Giochi del Mediterraneo, nel quale la Regione Puglia aveva un ruolo: utilizzare il milione e mezzo di euro di avanzo del primo Comitato, che non dovrebbe avere più nessuna funzione, per risarcire la squadra del Taranto nel caso di sfratto da parte del secondo Comitato organizzatore dei Giochi, guidato da Massimo Ferrarese. Questi soldi sono lì, appartengono al primo Comitato e potrebbero non essere sufficienti, ma la Regione Puglia è disponibile, assieme ad altri soggetti, a incrementare questa somma per realizzare un progetto già in corso tra il Taranto e il Comune di Faggiano”. Che fine ha fatto quella promessa?
Infine, quanto al sindaco Melucci, non può dire che l’amministrazione non centra nulla con la squadra di calcio perché è una società privata. E’ la squadra della città, di cui è Sindaco, tutti i sindaci sono i primi tifosi delle squadre delle città che amministrano, e lui avrebbe dovuto fare in modo che la squadra giocasse a Taranto durante i lavori, come hanno fatto tutte le amministrazioni d’Italia: Firenze, Bergamo, Udine,Ascoli…
Mentre ci troviamo senza stadio, senza squadra, e senza società, proprio perchè per quattro anni ha millantato un progetto faraonico che non c’era.
Certo non è un mistero che la società guidata da Giove abbia problemi economici. Ma è l’unico imprenditore che a Taranto, negli ultimi anni, con le condizioni antieconomiche che comporta oggi gestire una società in Serie C, si è fatto avanti. Mentre gli altri, nella stagione post ilva, preferiscono farsi belli presiedendo a vita associazioni di categoria, partecipando a convegni, e tenendo bordone a Melucci che non riesce neppure a rompere al primo colpo una bottiglia inaugurale sulla carena di una nave.
Il presidente Giove per due anni ha ripetuto che poter contare sulle partite in casa allo stadio Iacovone, avrebbe consentito di far cassa. E il ministro Abodi, e Malagò, glielo avevano promesso. A Giove come a Eziolino Capuano, che senza stadio, senza il suo popolo, non sarebbe mai rimasto a Taranto. E invece ora, nel fuggi fuggi generale, è l’unico costretto a restare da un regolamento capestro. Ed è quello che, più di tutti, non lo meritava.
A questo riguardo bisogna ricordare che lo stesso Giove lo scorso anno ha rinunciato a notevoli introiti non facendo minutaggio assecondando la volontà di mister Capuano che voleva portare in alto il Taranto come chiedevano i tifosi. Mentre il suo consulente Galigani, come egli stesso ha dichiarato, considerava inutile “arrivare secondi in classifica, se non si fanno quadrare i conti”.
Una scelta coraggiosa del presidente e del mister, volta solo a portare in alto la squadra per provare a renderla degna del suo popolo. Che avrebbe meritato ben altra accoglienza da una amministrazione al minimo storico di popolarità, non solo nella tifoseria. E se il presidente Giove alla fine ha lasciato, ancora invece non si vedono le dimissioni del sindaco Melucci.














