Taranto torna ad avere una guida politica scelta dai cittadini dopo circa quattro mesi di commissariamento.
Durante la campagna elettorale, come CGIL Taranto, abbiamo incontrato i candidati sindaci per discutere di temi che riguardano la vita reale delle persone: le vertenze ancora aperte, che raccontano la precarietà e le difficoltà di tante lavoratrici e lavoratori; la condizione dei quartieri; il lavoro all’interno del sistema dei trasporti; i servizi sociali; le infrastrutture; i Giochi del Mediterraneo; e gli investimenti pubblici per la transizione industriale.
Su questi temi ci confronteremo nel merito con il neosindaco Piero Bitetti e con la sua amministrazione. Ma è bene chiarire subito alcuni aspetti.
Il primo: il tema delle relazioni sindacali sarà centrale. La disponibilità al confronto determinerà tanto la qualità del metodo di governo quanto la capacità di affrontare le priorità in campo.
Il secondo: sarà necessario partire dalla realtà concreta e dalle difficoltà vissute quotidianamente dai cittadini. Senza questa consapevolezza, si rischia di intervenire in maniera astratta o inefficace.
Il terzo: le politiche per la transizione industriale non potranno essere affrontate in solitudine. Immaginare di essere autosufficienti è un errore che rischia di rendere Taranto irrilevante nei processi decisionali più ampi.
Nel frattempo, rivolgiamo un augurio di buon lavoro al sindaco Piero Bitetti e alla nuova amministrazione comunale.
Tuttavia, non possiamo ignorare un dato allarmante: ha votato solo il 47% degli aventi diritto, meno della metà. Questo dato merita un’analisi sociologica seria, per comprendere quanto pesino oggi la disaffezione da un lato e l’indifferenza dall’altro.
Noi lo sappiamo bene: lo abbiamo visto nei recenti referendum abrogativi, che puntavano a cancellare cinque leggi ingiuste su lavoro e cittadinanza. La partecipazione si è fermata al 30% a livello nazionale, al 34% sul nostro territorio – anche per effetto del ballottaggio a Taranto e Massafra.
Non abbiamo raggiunto il quorum, è vero. Ma resta un dato da cui partire: circa 15 milioni di persone in tutta Italia, di cui 155mila sul nostro territorio, hanno votato, e in maggioranza si sono espresse per il Sì. È un patrimonio umano e civico che rappresenta un punto di partenza, una responsabilità per noi del sindacato: aprirci ancora di più all’ascolto, rappresentare le lavoratrici, i lavoratori, i giovani, le pensionate e i pensionati.
Credo che questo referendum faccia bene anche a noi, a chi sceglie di assumersi la responsabilità di essere davvero rappresentativo delle istanze dei più deboli.
Anche a Taranto vale lo stesso principio, nonostante la politicizzazione del Governo, che ha partecipato attivamente al comitato del “chissenefrega”, invitando i cittadini a non votare.
Se sarà un buongiorno per Taranto, lo dirà il tempo. Di certo, servirà tanto impegno. Buon lavoro a tutte e tutti noi, da ogni postazione di azione.













