“Il fenomeno delle lavoratrici fantasma riguarda quelle donne che, pur lavorando, risultano invisibili nel mercato del lavoro a causa di contratti precari, lavoro sommerso o condizioni che le costringono ad abbandonare l’occupazione”. A denunciarlo è Carmela Tiso, portavoce nazionale dell’Accademia IC e presidente dell’Associazione Bandiera Bianca, che sottolinea come la questione sia oggi più che mai urgente e necessiti di risposte concrete.
Secondo Tiso, molte donne sono costrette a lasciare il lavoro dopo la maternità, soprattutto per la mancanza di servizi adeguati come asili nido e strutture di supporto alla famiglia. Chi resta attiva nel mercato del lavoro spesso deve accettare impieghi part-time con stipendi troppo bassi per garantire una reale indipendenza economica. Particolarmente colpito da questa situazione è il settore del lavoro domestico, dove la piaga del lavoro nero è ancora molto diffusa.
“Questo scenario – afferma Tiso – contribuisce ad alimentare il divario occupazionale e salariale tra uomini e donne, facendo registrare in Italia uno dei tassi di occupazione femminile più bassi d’Europa e una disparità salariale significativa”.
I fattori che condizionano il lavoro femminile sono molteplici e strutturali: dal divario occupazionale al fenomeno del “soffitto di cristallo”, che ostacola l’accesso delle donne ai ruoli apicali e decisionali; dal gender pay gap alle forti disparità territoriali tra Nord e Sud; dall’impatto della maternità fino al peso del lavoro sommerso, che continua a interessare migliaia di donne, soprattutto nel Sud e nei settori a più bassa tutela.
“Alla luce di tutto questo – prosegue Tiso – il tasso di occupazione femminile resta nettamente inferiore rispetto a quello maschile, aggravato dalla diffusione del part-time involontario e dal lavoro nero, che colpisce in modo particolare il settore domestico. A ciò si aggiungono le difficoltà legate alla mancanza di servizi di supporto alle famiglie, che rappresentano ostacoli enormi alla continuità lavorativa delle donne”.
Per affrontare questa emergenza sociale e occupazionale, Tiso indica alcune priorità imprescindibili:
- Incentivi concreti alle aziende per favorire l’assunzione e la stabilizzazione delle lavoratrici.
- Potenziamento dei servizi sociali, in particolare asili nido e strutture per la cura familiare, per favorire la conciliazione tra lavoro e vita privata.
- Misure efficaci contro il gender pay gap, attraverso strumenti legislativi e premianti per le aziende virtuose.
- Contrastare il lavoro nero e il sommerso, con controlli più efficaci e politiche di emersione.
“Il miglioramento della parità di genere nel lavoro – conclude Tiso – non è soltanto una questione di equità sociale e diritti, ma rappresenta anche una straordinaria opportunità economica per il nostro Paese. L’Italia ha bisogno di tutte le sue energie, e lasciare ai margini il talento femminile significa rinunciare a una parte fondamentale dello sviluppo economico e sociale”.













