di Luca Pietranelli
Il Taranto si presenta al ritorno di Coppa Italia contro il Brindisi con alle spalle un percorso iniziale fatto di quattro vittorie consecutive e un pareggio a Galatina che ha rallentato, ma non fermato, la crescita della squadra di Danucci. Le ultime due uscite raccontano l’attuale momento dei rossoblù: un centrocampo più incisivo e brillante, ma un attacco che alterna fiammate a pause preoccupanti.
Contro l’U.C. Bisceglie, il Taranto ha impressionato nei primi 45 minuti: squadra compatta, difesa granitica e un centrocampo guidato da un Di Paolantonio in grande spolvero, capace di dettare i tempi e illuminare la manovra. La prova di Etchegoyen, autore del secondo gol consecutivo, ha dato la sensazione di un reparto finalmente completo, aggressivo e con idee. La squadra ha mostrato in quella prima frazione la miglior versione di sé stessa. Nella ripresa, però, il calo fisico si è fatto sentire, con più confusione, tante occasioni sprecate e poca freddezza sotto porta. È mancata la capacità di chiudere la partita in anticipo, sebbene i cambi abbiano dato nel finale l’ennesima scossa positiva.
La trasferta di Galatina ha invece messo in luce le difficoltà di un gruppo che ha giocato cinque gare in appena quattordici giorni. Dopo un avvio complicato, il Taranto è riuscito a riprendere in mano la gara, trovando il pari con Dammacco su rigore e sfiorando anche il sorpasso. La difesa ha confermato affidabilità e compattezza, guidata dall’esperienza di Delvino e dalla concretezza di Brunetti e De Rosa. A fare la differenza, ancora una volta, è stato Di Paolantonio: un regista che illumina il gioco, capace di dare geometrie e sicurezza a tutta la squadra. L’attacco resta un rebus: Imoh corre e lotta ma non è sempre lucido, Russo alterna lampi a pause, Vukoja si accende a sprazzi. Qui serviranno risposte immediate.
Resta aperta la questione under. La rosa è corta in quel senso, le alternative sono poche e in alcuni ruoli i giovani disponibili non sembrano ancora pronti a prendersi responsabilità pesanti. Danucci ha già dovuto adattare più volte i suoi uomini, ma il rischio è di arrivare a gare decisive con pochissime opzioni, soprattutto sugli esterni. Un limite strutturale che, alla lunga, potrebbe pesare più della condizione atletica.
La Coppa Italia servirà a testare la maturità del gruppo. Il Taranto ci arriva con motivazioni pesanti, dettate non solo dalla posta in palio ma anche dalla voglia di riscatto per la gara d’andata in cui ha raccolto sicuramente meno di quanto seminato. Contro il Brindisi serviranno freddezza, qualità e scelte giuste negli ultimi venti metri. Ma al di là dell’esito della qualificazione, il percorso stagionale non potrà e non dovrà essere condizionato da questa partita: il campionato è appena iniziato e, alla fine, lo vincerà chi sbaglierà meno e soprattutto chi saprà mantenere costanza di rendimento.













