Dopo mesi di scioperi, sit-in, ricorsi e carte bollate, arriva una vittoria significativa per i circa 500 lavoratori della sede tarantina di Network Contacts. Il Tribunale di Trani ha infatti annullato il cosiddetto contratto “pirata” applicato dall’azienda, riconoscendo come antisindacale il comportamento della società che aveva cambiato unilateralmente il contratto senza coinvolgere le organizzazioni sindacali.
A commentare la sentenza è Tiziana Ronsisvalle, segretaria generale della SLC CGIL Taranto:
«La lotta paga: un giudice ha restituito dignità ai lavoratori, costretti da mesi sotto un contratto peggiorativo. Dal prossimo mese torneranno a percepire le retribuzioni e a godere dei diritti previsti dal Contratto nazionale delle Telecomunicazioni, sottoscritto dai sindacati maggiormente rappresentativi».
Il Tribunale ha sottolineato come il passaggio al nuovo CCNL BPO tra gennaio e febbraio 2025 fosse avvenuto «malgrado l’obbligo del datore di lavoro di coinvolgere i sindacati» e senza alcun confronto con le sigle impegnate nel rinnovo del CCNL TLC. Una condotta che, secondo i giudici, ha leso le prerogative sindacali e aggravato la posizione di debolezza dei lavoratori.
«Quell’atto unilaterale – prosegue Ronsisvalle – ha riportato indietro le lancette dei diritti di almeno vent’anni. L’azienda oggi difende ancora quel contratto, ma la sentenza ristabilisce un principio fondamentale: i diritti non si cancellano con un atto arbitrario».
Sulla vertenza è intervenuto anche Giovanni D’Arcangelo, segretario generale CGIL Taranto:
«Grazie a questa decisione della Magistratura vengono ripristinati i diritti contrattuali di chi lavora in Network Contacts. Ma il nodo resta politico: senza una legge sulla rappresentanza continueremo a doverci rivolgere ai tribunali per affermare diritti che dovrebbero essere garantiti per legge. Il governo Meloni continua a ignorare questa necessità».














