Con una comunicazione datata 22 aprile 2026, Tiscali ha notificato il trasferimento di sede a Bari, con decorrenza 13 maggio, per 17 lavoratrici e lavoratori rimasti nel sito di Taranto.
Si tratta degli ultimi dipendenti rimasti dopo anni di ridimensionamenti: secondo le organizzazioni sindacali SLC CGIL e FISTEL CISL, il sito tarantino contava circa 140 addetti, poi progressivamente ridotti tra incentivi all’esodo e uscite volontarie.
I sindacati definiscono il provvedimento un “atto di forza” che rischia di svuotare definitivamente il presidio produttivo, legato al più ampio processo di crisi dell’azienda e alla procedura di cessione del ramo d’impresa al gruppo Canarbino.
Secondo le sigle sindacali, il trasferimento imposto avrebbe anche un impatto sociale significativo, considerando i bassi livelli salariali e le difficoltà economiche dei lavoratori coinvolti. Viene inoltre denunciata l’assenza di prospettive chiare sul futuro occupazionale nell’ambito delle interlocuzioni ministeriali in corso.
Le istituzioni locali hanno espresso sostegno alla vertenza. Il sindaco di Taranto Piero Bitetti ha annunciato l’avvio di interlocuzioni con Governo e Regione, sottolineando la priorità della tutela occupazionale in un territorio già segnato da fragilità economiche.
Anche il deputato Vito De Palma ha dichiarato l’impegno a sollecitare il Ministero delle Imprese e del Made in Italy in vista dei prossimi tavoli di crisi.
Nel frattempo, SLC CGIL e FISTEL CISL hanno annunciato un sit-in di protesta davanti alla sede operativa di Tiscali a Taranto, previsto in concomitanza con il vertice ministeriale del 25 maggio.













