«Ogni volta che la nostra comunità viene colpita da episodi di violenza, degrado o criminalità giovanile, assistiamo allo stesso copione: indignazione, rabbia, accuse reciproche e promesse di intervento. Ma il problema è molto più profondo e riguarda il modello di società che abbiamo costruito».
È la riflessione di Ivano Mignogna di Casartigiani Taranto, intervenuto sul tema del disagio giovanile e delle recenti vicende che hanno colpito il territorio ionico.
«Troppo spesso – afferma Mignogna – si parla genericamente di degrado sociale, ma oggi dobbiamo avere il coraggio di parlare di degrado umano, culturale ed economico. Per anni interi quartieri e intere generazioni sono stati lasciati senza prospettive concrete. Quando un giovane cresce vedendo soltanto precarietà, povertà, disoccupazione o illegalità diffusa, rischia di convincersi che il rispetto si conquisti con la forza e che il futuro passi fuori dalle regole».
Secondo Casartigiani Taranto, il tema non può essere affrontato esclusivamente sotto il profilo della sicurezza o della repressione.
«Servono certamente controlli e legalità – continua Mignogna – ma serve soprattutto creare sviluppo, lavoro ed economia reale. La vera battaglia sindacale e sociale oggi è dare ai giovani opportunità legali, dignitose e concrete per costruirsi un futuro. Non possiamo chiedere ai ragazzi di credere nelle istituzioni e nella legalità se poi il territorio non offre alternative credibili».
Per Mignogna, le imprese artigiane, il commercio, la formazione professionale e il lavoro autonomo devono tornare al centro delle politiche pubbliche.
«Dove nasce impresa sana nasce inclusione sociale, nasce dignità e nasce libertà. Ogni corso professionale, ogni bottega che apre, ogni giovane che decide di imparare un mestiere rappresenta un presidio di legalità. Dobbiamo investire nella cultura del lavoro, nell’artigianato e nelle competenze, perché senza sviluppo economico il disagio continuerà ad alimentarsi».
Casartigiani Taranto chiede inoltre l’apertura di una nuova stagione di confronto tra istituzioni, scuola, associazioni datoriali e realtà sociali del territorio.
«Non possiamo limitarci a indignarci dopo ogni tragedia – conclude Mignogna –. Occorre costruire una visione. Taranto ha bisogno di crescita, investimenti, infrastrutture, formazione e sostegno alle imprese. Solo così possiamo restituire ai giovani la possibilità di scegliere la strada della legalità e della realizzazione personale.
Il rischio più grande è abituarsi al fallimento sociale come se fosse normale. Noi, invece, dobbiamo tornare a credere che offrire opportunità, lavoro e prospettive sia il più grande investimento di sicurezza e civiltà che una comunità possa fare».














