Fabio Brini non ha dimenticato Taranto. A oltre vent’anni dalla sua esperienza sulla panchina rossoblù, l’ex allenatore continua a seguire le vicende del club ionico e guarda con amarezza all’attuale realtà dell’Eccellenza. Un sentimento forte, raccontato in un’intervista pubblicata da L’Edicola e firmata da Giuseppe Di Cera.
Brini guidò il Taranto nel biennio 2002-2004, in una fase particolare della storia societaria, segnata dai cambi di presidenza tra William Uzzi e Vincenzo Stanzione. Arrivato dopo l’esperienza alla Juve Stabia, il tecnico marchigiano portò in Puglia la cultura del sacrificio maturata da calciatore tra Ascoli e Udinese, dove condivise lo spogliatoio anche con il campione brasiliano Zico e con Franco Selvaggi, ex attaccante rossoblù e campione del mondo nel 1982.
Guardando al presente, Brini invita tutto l’ambiente a non sottovalutare le difficoltà del campionato: «Pensare che sia tutto facile è sbagliato. Serve lucidità in qualsiasi categoria». Parole riportate da L’Edicola nell’intervista a cura di Giuseppe Di Cera, nella quale l’ex tecnico sottolinea anche la solidità della proprietà: «So che la società può contare su una proprietà importante, con voglia di fare bene. Vedere Taranto in Eccellenza dà fastidio e per questo bisogna continuare a investire per riportare il club in alto».
L’allenatore, però, predica calma e pazienza, soprattutto in vista della semifinale d’andata dei playoff nazionali in programma a Massafra: «Le condizioni non cambiano in cinque minuti. Questa squadra è partita più tardi rispetto alle altre e i tifosi devono starle vicino. Quando si lavora con serenità, i risultati arrivano».
Nel corso dell’intervista concessa a L’Edicola e firmata da Giuseppe Di Cera, Brini ha ripercorso anche il suo passato tarantino, ricordando con affetto il rapporto con città e tifoseria: «A parte il secondo anno, chiuso in anticipo per problemi societari e con le mie dimissioni, sono stati anni stupendi. Ancora oggi sento tanti tarantini con grande piacere».
Non manca poi una riflessione critica sul calcio moderno. Secondo Brini, il sistema attuale avrebbe penalizzato fortemente i vivai italiani: «Il calcio di oggi non mi piace perché ha distrutto i settori giovanili. Non ho nulla contro gli stranieri, ma se il 70 per cento dei giocatori non è italiano, diventa difficile anche per la Nazionale trovare talenti. Qualcosa evidentemente non funziona».
Infine, un messaggio rivolto direttamente ai sostenitori rossoblù, nel segno della sincerità: «Con i tifosi ho sempre avuto un grande rapporto. In ogni piazza conta la trasparenza, altrimenti la gente si sente presa in giro. Ho sempre cercato di dire la verità e ne vado orgoglioso».














