Nella mattinata del 3 giugno, i militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Taranto hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone, emessa dal GIP del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
Il provvedimento si inserisce nell’ambito di un procedimento penale coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e dalla Procura della Repubblica di Taranto e coinvolge complessivamente dodici indagati, accusati, a vario titolo, di concorso in estorsione ambientale pluriaggravata, detenzione e porto di arma da fuoco in concorso aggravati dal nesso teleologico.
L’attività rappresenta un ulteriore sviluppo investigativo dell’operazione “Argan”, eseguita nel dicembre scorso, e punta a contrastare presunte dinamiche criminali che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero consentito a soggetti appartenenti a un consolidato contesto malavitoso operante nel territorio ionico di esercitare forme di controllo e condizionamento sull’economia locale.
Le indagini, sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione, acquisizioni documentali e attività di polizia giudiziaria, avrebbero consentito di ricostruire un sistema caratterizzato da condotte intimidatorie finalizzate all’affermazione di una posizione di supremazia criminale e all’assoggettamento di imprenditori e operatori economici.
Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero fatto leva sul prestigio criminale maturato nel tempo da alcuni appartenenti al gruppo, sulla notorietà delle loro pregresse vicende giudiziarie e sulla diffusa percezione della capacità di esercitare violenza e ritorsioni. Un contesto che avrebbe indotto numerosi soggetti a conformarsi alle richieste avanzate.
Le presunte estorsioni ai danni di imprenditori
Tra gli episodi contestati figurano due distinte vicende estorsive aggravate dal metodo mafioso.
Nel primo caso, le persone offese sarebbero i titolari di una società operante nel settore delle costruzioni e di una nota struttura alberghiera della litoranea ionica. Le indagini avrebbero documentato incontri durante i quali sarebbero state avanzate richieste di denaro, giustificate dalla necessità di sostenere spese legali e peritali legate a procedimenti giudiziari in corso.
Pur in assenza di minacce esplicite, secondo l’accusa la richiesta sarebbe risultata particolarmente coercitiva a causa della fama criminale attribuita agli indagati e del contesto ambientale nel quale si sarebbe sviluppata la vicenda. Tale condizione avrebbe indotto uno degli imprenditori a consegnare una rilevante somma di denaro.
Nel secondo episodio, le presunte vittime sarebbero riconducibili alla dirigenza di un’importante società operante nel settore dell’impiantistica e dei servizi. Anche in questo caso, le richieste economiche sarebbero state avanzate sfruttando il peso criminale attribuito al gruppo e la conseguente capacità di intimidazione esercitata sul territorio.
Per gli investigatori, tali episodi non rappresenterebbero fatti isolati, ma farebbero parte di una strategia più ampia finalizzata ad assoggettare il tessuto economico locale e a imporre una forma sistematica di prelievo illecito di risorse ai danni degli imprenditori.
Il collegamento con altre inchieste
Nel corso delle indagini è emerso inoltre che il principale indagato risulta già coinvolto in un altro procedimento penale relativo all’omicidio di un imprenditore edile avvenuto nel 2013. Secondo la recente svolta investigativa, l’uomo sarebbe ritenuto dagli inquirenti il presunto mandante e, al tempo stesso, il presunto esecutore materiale del delitto.
L’operazione rappresenta un ulteriore intervento di contrasto alla criminalità organizzata nel territorio ionico e mira, secondo gli investigatori, a tutelare la libertà d’impresa e la legalità economica.
Si precisa che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e che le contestazioni formulate costituiscono ipotesi accusatorie attualmente al vaglio dell’Autorità giudiziaria. Per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.














