Una protesta durissima, affidata a un lungo e amaro comunicato intriso di ironia, quella dei tifosi del Taranto residenti fuori sede dopo il divieto che impedirà loro di assistere alla trasferta di Aversa.
La decisione ha scatenato l’indignazione di decine di sostenitori rossoblù sparsi in tutta Italia, da anni presenti sugli spalti di ogni stadio per seguire la squadra nonostante sacrifici economici, viaggi interminabili e trasferte organizzate con largo anticipo.
«Desideriamo ringraziare sentitamente chi ha deciso il divieto di trasferta per i soli tifosi fuorisede», scrivono sarcasticamente i sostenitori, sottolineando come il provvedimento sembri volerli “proteggere” dalla fatica dei viaggi, dalle spese sostenute ogni settimana e persino dalle conseguenze sulla vita familiare.
Dietro l’ironia, però, emerge tutta la rabbia di una tifoseria che non comprende le motivazioni di una misura ritenuta ingiustificata. I tifosi ricordano infatti di non essere mai stati protagonisti di episodi problematici durante le trasferte, ma al contrario di aver sempre rappresentato un esempio di aggregazione positiva, organizzando iniziative sociali, raccolte benefiche e momenti di condivisione legati esclusivamente alla passione per il Taranto.
La contestazione si concentra soprattutto sulla natura del provvedimento. «Quale sarebbe la logica di una decisione che colpisce esclusivamente i tifosi fuorisede?», si chiedono i sostenitori. «Per quale motivo dovrebbe essere considerato pericoloso chi parte da Milano, Roma o Torino e non chi parte da Taranto?».
Ad alimentare ulteriormente le polemiche c’è il dato relativo alla vendita dei tagliandi. Il settore ospiti è andato completamente esaurito in meno di tre ore, con circa 850 biglietti polverizzati immediatamente dai tifosi rossoblù. Numeri che testimoniano ancora una volta l’enorme attaccamento della piazza tarantina alla propria squadra e che rendono ancora più difficile da accettare l’esclusione di una parte della tifoseria.
Secondo i sostenitori, si tratta dell’ennesima scelta che limita indiscriminatamente il diritto di seguire la propria squadra senza fornire motivazioni concrete e comprensibili. Una decisione che viene definita «illogica, discriminatoria e priva di valide ragioni», mentre il malcontento cresce tra chi, da anni, percorre centinaia di chilometri per sostenere il Taranto nel pieno rispetto delle regole.
Il grido finale dei tifosi è netto e senza appello: «Vergognatevi».














