Ormai ci siamo. Il traguardo è a un passo. E basta ripensare ai ripetuti momenti di difficoltà che il Taranto si è trovato ad affrontare nel corso della stagione per comprendere che ritrovarsi oggi nella condizione di poter conquistare la Serie D non era affatto scontato. Tutt’altro.
Ci sono state fasi in cui l’obiettivo della promozione appariva pressoché irraggiungibile, trasformandosi quasi in un sogno, in un’utopia. Proprio per questo, la prima considerazione che mi sento di fare è doverosa: desidero ringraziare quanti, e non sono pochi, non hanno mai smesso di crederci, continuando a dare il massimo – ciascuno per la propria parte – pur di mantenere accesa una fiammella che sembrava affievolirsi sempre di più.
Non posso che iniziare dalla società, dalla famiglia Ladisa, da una proprietà che non ha mai lesinato risorse, impegno e determinazione, anche quando c’era da remare controcorrente. I fatti ci hanno mostrato fin da subito che vincere il campionato di Eccellenza pugliese, pur chiamandosi Taranto, non sarebbe stato semplice, per una serie di ragioni.
Mi preme ricordare il ritardo con cui la nostra missione è partita, quando gli altri erano già pronti, rodati e agguerriti. È stato un gap enorme che abbiamo cercato faticosamente di colmare, andando incontro anche a situazioni spiacevoli, incomprensioni ed errori, inevitabili quando ci si ritrova a dover recuperare terreno rispetto ad avversari avvantaggiati da circostanze oggettive. Eppure, il Taranto non ha mai smesso di lottare e non si è mai rassegnato al peggio.
Mi sento, quindi, di condividere con tutta la città un plauso alla squadra, in tutte le sue componenti. Il lavoro dello staff guidato da mister Danucci è sotto gli occhi di tutti: oggi i ragazzi esprimono un calcio di alto livello, come ha confermato anche la prestazione di Aversa, che avrebbe meritato un risultato migliore.
A me, però, resta impressa soprattutto la superiorità tecnica e tattica mostrata dai nostri, che hanno avuto il solo limite di non riuscire a concretizzare quanto prodotto. Un gioco organizzato, piacevole da vedere e, oserei dire, di categoria superiore, come forse avrebbe dovuto riconoscere anche il tecnico avversario, invece di soffermarsi sull’unica occasione costruita dalla sua squadra, peraltro nata da una nostra clamorosa leggerezza.
Le ultime partite hanno testimoniato in maniera inequivocabile la crescita del Taranto, lasciando forse qualche rimpianto per gli incidenti di percorso che, nei mesi precedenti, avevano rallentato questo processo di maturazione.
A conferma di quanto questa squadra sia oggi competitiva e determinata, c’è anche il grande entusiasmo esploso nella tifoseria. I tarantini possono dirsi orgogliosi di sostenere una formazione che risponde finalmente alle loro aspettative e che, probabilmente, se fosse partita con queste qualità fin dall’inizio, avrebbe potuto giocarsi fino in fondo anche la promozione diretta, con tutto il rispetto per Brindisi e Bisceglie, che hanno preceduto i rossoblù al termine della stagione regolare.
Ma tutto questo appartiene ormai al passato ed è un bagaglio di esperienza che sarà utile al Taranto. Adesso c’è soltanto da vivere questa vigilia con concentrazione, ma anche con serenità, da parte di tutto l’ambiente: società, squadra e tifoseria.
Siamo tutti convinti di potercela fare, pur sapendo che il Gladiator venderà cara la pelle e saprà creare difficoltà. La mia impressione, da vecchio cuore rossoblù, è che il Taranto riuscirà a conquistare ciò che merita: una Serie D che dovrà rappresentare soltanto il punto di partenza verso un futuro all’altezza della straordinaria passione che i tarantini nutrono per i propri colori.
E l’idea di poter affrontare e vivere questo futuro nella cornice spettacolare del nuovo stadio Erasmo Iacovone mi fa già venire i brividi.
Forza Taranto.
Giuseppe Merico
Presidente onorario Taranto Calcio














