La sospensione temporanea della ricezione di nuove domande per gli avvisi PIA Taranto e MiniPIA Taranto decisa dalla Regione Puglia riaccende il dibattito sull’efficacia e sulla direzione degli investimenti finanziati attraverso il Just Transition Fund. A intervenire è Confartigianato Imprese Taranto, che attraverso il segretario generale Fabio Paolillo invita a una riflessione più ampia sul futuro economico del territorio.
Secondo l’associazione, la sospensione non rappresenta una sorpresa, ma conferma una criticità evidenziata sin dalle prime fasi di attuazione del programma. «È corretto che la Regione verifichi la disponibilità effettiva delle risorse, lo stato delle istruttorie e il fabbisogno generato dalle domande presentate», osserva Paolillo. «Tuttavia, il dato impone oggi una riflessione più profonda».
Per il solo MiniPIA Taranto risultano infatti presentate 115 istanze, per circa 110 milioni di euro di investimenti complessivi e oltre 65 milioni di contributi richiesti, a fronte di una dotazione iniziale di 40 milioni di euro. Numeri che testimoniano il forte interesse del sistema produttivo locale, ma che rendono necessaria una valutazione sulle eventuali risorse aggiuntive da destinare alla misura.
Per Confartigianato, tuttavia, la questione centrale riguarda la mancanza di un quadro pubblico e aggiornato sugli effetti concreti che questi investimenti stanno producendo sul territorio. L’associazione chiede infatti di conoscere la tipologia delle attività finanziate, i settori coinvolti, le previsioni occupazionali, la provenienza degli investitori e il livello di coinvolgimento delle imprese locali.
«È fondamentale capire se gli investimenti stiano favorendo la nascita di nuove filiere produttive capaci di generare valore aggiunto oppure se si tratti di iniziative isolate, prive di connessioni strategiche e di una visione complessiva di sviluppo», sottolinea Paolillo. Altrettanto importante, secondo Confartigianato, è comprendere quale quota delle risorse ricada effettivamente sull’economia locale attraverso il coinvolgimento di imprese e professionalità del territorio.
L’associazione evidenzia come, nel corso dei lavori del Forum “Taranto può farcela, se…”, sia emersa una sostanziale assenza di sistemi pubblici in grado di monitorare le ricadute reali degli investimenti. In particolare, mancherebbero dati sistematici sul numero di imprese locali coinvolte nella realizzazione degli interventi e sulla quota di manodopera del territorio effettivamente impiegata.
Per Confartigianato si tratta di informazioni decisive per valutare il successo della transizione economica. La finalità originaria del Just Transition Fund, ricorda Paolillo, non è semplicemente quella di distribuire risorse, ma di accompagnare Taranto oltre la monocultura dell’acciaio, favorendo la diversificazione produttiva e creando nuove opportunità occupazionali per i lavoratori interessati dai processi di transizione ecologica e decarbonizzazione.
Da qui la scelta di proseguire il lavoro di approfondimento che porterà alla stesura del Manifesto conclusivo del Forum, un documento che intende offrire una visione concreta e realistica delle prospettive di sviluppo della città. Nel frattempo, restano aperte numerose questioni, dal futuro dello stabilimento siderurgico alle scelte energetiche, fino all’individuazione del nuovo modello economico destinato a guidare il territorio nei prossimi anni.
«Le richieste di contributo hanno già superato la dotazione iniziale delle agevolazioni. Le risorse si stanno impegnando. Ma non è ancora chiaro quale economia stiamo costruendo», afferma Paolillo, evidenziando quella che definisce una contraddizione da affrontare con urgenza.
Per questo Confartigianato chiede la pubblicazione periodica e trasparente degli indicatori più rilevanti relativi agli investimenti finanziati dal JTF, così da comprendere se le risorse stiano realmente ampliando la base produttiva del territorio e creando nuove opportunità di lavoro oppure se rischino di concentrarsi in attività già presenti sul mercato, con possibili effetti di concorrenza nei confronti delle imprese esistenti.
Un’attenzione particolare viene inoltre riservata agli investitori provenienti da altre aree e alla capacità dei loro progetti di generare collaborazioni e opportunità per il tessuto imprenditoriale locale. «Il successo della transizione non si misura dal numero delle aziende finanziate, ma dalla capacità di creare nuova economia, nuovo lavoro e nuovo valore per Taranto», ribadisce il segretario generale.
Infine, Confartigianato richiama l’attenzione sul tema della formazione professionale. Secondo l’associazione, i percorsi formativi destinati ai lavoratori coinvolti nella transizione industriale dovrebbero essere costruiti partendo dai fabbisogni professionali espressi dagli investimenti effettivamente programmati, evitando il rischio di disperdere risorse senza generare concreti sbocchi occupazionali.
Per tutte queste ragioni, l’organizzazione rinnova la richiesta di istituire un sistema permanente di monitoraggio pubblico delle ricadute economiche, occupazionali e territoriali degli investimenti finanziati dal Just Transition Fund. «La vera sfida non è spendere i fondi disponibili – conclude Paolillo – ma capire se quelle risorse stanno davvero contribuendo a costruire il futuro economico di Taranto».














