Una settimana dopo la cocente delusione della finale playoff contro il Gladiator, in casa Taranto il clima resta segnato dall’amarezza. La mancata promozione in Serie D continua a pesare come un macigno sull’ambiente rossoblù, lasciando in eredità non soltanto una ferita sportiva difficile da rimarginare, ma anche una serie di conseguenze che rischiano di condizionare la prossima stagione.
Come riportato da Vito Di Noi sulle colonne de Il Quotidiano, la proprietà ha scelto finora la strada del silenzio. Secondo indiscrezioni vicine alla società, la delusione dei fratelli Ladisa sarebbe stata enorme. Gli imprenditori tarantini, infatti, non avrebbero mai immaginato che gli investimenti e gli sforzi profusi nel corso della stagione non sarebbero bastati per riportare il Taranto fuori dai confini del calcio regionale.
Nonostante la battuta d’arresto, però, l’intenzione sarebbe quella di ripartire con rinnovata determinazione. Il progetto per il futuro dovrà essere costruito con un obiettivo chiaro: vincere il campionato di Eccellenza e riconquistare sul campo la Serie D. Tuttavia, resta aperta anche la strada del ripescaggio, ipotesi che la società continua a monitorare con attenzione.
Secondo quanto evidenziato da Vito Di Noi su Il Quotidiano, la possibilità di un eventuale ripescaggio appare tutt’altro che semplice. Il prestigio della piazza conta relativamente nei criteri di valutazione e il Taranto, essendo una realtà societaria di recente costituzione, non può beneficiare di particolari vantaggi legati alla storicità dell’affiliazione federale.
Uno degli elementi sui quali il club potrebbe fare leva è rappresentato dal fondo perduto richiesto per la presentazione della domanda di ripescaggio, pari a 50 mila euro. Una cifra che non rappresenterebbe un problema per la proprietà rossoblù, considerati gli investimenti già sostenuti, ma che potrebbe invece costituire un ostacolo significativo per altre società interessate alla stessa procedura. Eventuali modifiche ai parametri economici, al momento considerate improbabili, potrebbero comunque incidere sugli equilibri della graduatoria.
In attesa di sviluppi sul fronte federale, il Taranto mantiene inevitabilmente in sospeso alcune scelte tecniche. L’orientamento della società, tuttavia, sembrerebbe già delineato: costruire una squadra competitiva sia in ottica Eccellenza sia in caso di approdo in Serie D. Una programmazione che dovrà necessariamente tenere conto delle diverse eventualità.
Nel frattempo il panorama dell’Eccellenza pugliese si prepara a vivere una stagione di alto livello. Diverse società stanno già muovendo passi importanti sul mercato e nell’organizzazione societaria. Tra le realtà più ambiziose figurano Canosa, Trani e Squinzano, quest’ultimo ancora in attesa dell’ufficializzazione del proprio ripescaggio, senza dimenticare Acquaviva e Ostuni, indicate come possibili sorprese del prossimo campionato.
Il Taranto, però, dovrà fare i conti anche con alcune pesanti eredità disciplinari. La squadra partirà infatti con due punti di penalizzazione e sarà costretta a disputare le gare interne fino al 15 novembre in campo neutrale e a porte chiuse. Sanzioni che rappresentano una conseguenza diretta di quanto accaduto al termine della sfida playoff contro il Gladiator.
Proprio su questo fronte potrebbero arrivare novità nelle prossime settimane. Sempre secondo quanto riferito da Vito Di Noi su Il Quotidiano, la società avrebbe affidato ai propri legali il compito di impugnare la decisione del Giudice Sportivo. L’obiettivo sarebbe ottenere una significativa riduzione delle sanzioni, puntando in particolare a eliminare la penalizzazione e ad alleggerire le restrizioni relative alle gare interne.
Si profila dunque un’altra estate intensa e ricca di interrogativi per il calcio tarantino. Tra ricorsi, possibili ripescaggi e programmazione sportiva, il futuro del Taranto resta ancora tutto da scrivere.














