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Taranto–Canosa 2-0, festa allo Stadio Italia: rossoblù alla fase nazionale

Foto Aurelio Castellaneta

Taranto, tra speranze e realtà: l’ipotesi di ripescaggio non deve fermare la programmazione

La doppia domanda presentata dal club è un segnale di determinazione, ma in attesa delle decisioni federali resta fondamentale continuare a costruire il futuro senza farsi condizionare dall'incertezza.

di Maurizio Mazzarella

Il Taranto ha deciso di giocarsi tutte le carte a disposizione. La conferma della presentazione di una doppia domanda di ripescaggio in Serie D rappresenta una scelta legittima e, per certi versi, inevitabile. Quando il regolamento offre una possibilità, è comprensibile che una società provi a percorrerla fino in fondo, soprattutto quando alle spalle c’è una piazza che non ha mai smesso di credere nel proprio rilancio.

Questo, però, non significa che si debbano alimentare aspettative eccessive. Al contrario, è il momento di mantenere equilibrio e realismo.

La procedura ordinaria di ripescaggio presenta ostacoli evidenti. La graduatoria viene determinata attraverso criteri ben precisi e il Taranto, tra penalizzazioni maturate e la mancanza dei riconoscimenti previsti, non parte da una posizione favorevole. I numeri sono quelli che sono e suggeriscono prudenza, pur lasciando aperto ogni discorso fino a quando la Federazione non avrà assunto le proprie decisioni.

C’è poi la strada della richiesta di un intervento straordinario rivolta al presidente federale Giovanni Malagò. La società ha scelto di evidenziare aspetti che vanno oltre il semplice punteggio in graduatoria: la solidità economica della proprietà, il valore storico del club, il peso della piazza, la disponibilità di uno stadio completamente rinnovato e il particolare momento che la città si appresta a vivere con i Giochi del Mediterraneo. Sono elementi che il Taranto ritiene possano rafforzare la propria posizione e che ora saranno valutati dagli organi competenti.

Ad oggi, tuttavia, è impossibile sbilanciarsi. Sarebbe poco corretto sostenere che il ripescaggio sia irrealizzabile, così come sarebbe altrettanto imprudente considerarlo già alla portata. La verità è che, fino alle decisioni ufficiali, tutto resta nel campo delle possibilità.

Proprio per questo motivo, la società farebbe bene a non rallentare il proprio lavoro. La costruzione della squadra, il progetto tecnico affidato ad Alberto Giuliatto, la pianificazione del settore giovanile e l’organizzazione della stagione devono proseguire senza attendere il verdetto federale. Programmare oggi pensando all’Eccellenza non significa rinunciare alla Serie D, ma semplicemente essere pronti a qualsiasi scenario.

Accanto alla programmazione, però, servirà anche maggiore compattezza. Nel corso della passata stagione, troppi spifferi hanno finito per condizionare il clima attorno alla squadra e, ancora oggi, indiscrezioni su vicende interne e di mercato continuano a circolare con troppa facilità. In una fase così delicata, la società dovrà saper fare quadrato: la riservatezza è spesso un alleato prezioso per evitare tensioni e inutili distrazioni.

Anche le prime mosse di mercato sembrano andare in questa direzione. Il Taranto sta cercando di costruire una base solida, con giocatori che possano essere competitivi sia in Eccellenza sia, eventualmente, in una categoria superiore. Una scelta di buon senso che consentirebbe di intervenire con pochi correttivi qualora dovesse arrivare una risposta positiva.

Le prossime settimane saranno inevitabilmente decisive. È giusto seguire con attenzione l’evolversi della situazione, senza spegnere la speranza ma anche senza trasformarla in una certezza.

Se il ripescaggio dovesse arrivare, il Taranto si ritroverebbe con un’opportunità importante da sfruttare. Se invece la risposta fosse negativa, il lavoro svolto in queste settimane non andrebbe disperso, perché sarebbe comunque la base su cui costruire una stagione da protagonista.

In fondo, è proprio questo l’aspetto più importante: al di là della categoria in cui i rossoblù giocheranno, il futuro del Taranto dipenderà soprattutto dalla continuità del progetto, dalla solidità della società e dalla capacità di trasformare la programmazione in risultati. Il verdetto federale potrà cambiare il punto di partenza, ma non dovrà cambiare la direzione del percorso. Perché, qualunque sarà la categoria, il Taranto avrà bisogno soprattutto di organizzazione, unità d’intenti e programmazione: tre elementi che valgono molto più di qualsiasi verdetto atteso nelle prossime settimane.

E poi ci sono i doppi moralisti dalla dubbia identità, che provano a farsi vedere solo quando il sole splende, ma questa è un’altra storia e resta un male oscuro difficile da debellare.

Tags: tar
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