di Massimiliano Paluzzi
La domanda è destinata a far discutere: alla sinistra interessa davvero raccontare i fatti per quello che sono oppure prevale, troppo spesso, la tentazione di trasformare ogni episodio in un’arma politica contro l’avversario?
A finire al centro del dibattito sono due momenti che hanno visto protagonista la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, prima a Taranto, in occasione della cerimonia inaugurale dei Giochi del Mediterraneo, e poi ad Amatrice, nella giornata dedicata alla commemorazione delle vittime del terremoto del 24 agosto 2016.
A Taranto, durante la cerimonia, si sono registrati alcuni fischi rivolti alla premier. L’episodio ha immediatamente alimentato il dibattito politico e sui social, diventando per molti una sorta di termometro del consenso nei confronti del governo e della maggioranza. Successivamente, secondo quanto riportato nel dibattito politico locale, quei fischi sarebbero stati riconducibili a esponenti dei comitati No Ilva e sarebbe emerso anche il coinvolgimento di un consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, che avrebbe rivendicato l’organizzazione della contestazione.
La lettura politica dell’episodio, tuttavia, è andata ben oltre la cronaca della serata. Sui social e sulla stampa, soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle, la contestazione è stata utilizzata per sostenere la tesi di un presunto calo di consenso della premier e del centrodestra. Una narrazione che, secondo i sostenitori del governo, avrebbe finito per attribuire a pochi fischi un significato politico generale, ignorando gli applausi e la partecipazione della maggioranza del pubblico.
Poche ore dopo, ad Amatrice, il quadro è apparso completamente diverso. Durante la visita della premier in occasione del decimo anniversario del terremoto, Meloni è stata protagonista di un momento particolarmente emozionante: l’abbraccio con un anziano presente alla commemorazione, che l’ha ringraziata e salutata con commozione. La scena, accompagnata dagli applausi dei presenti, è stata rilanciata dall’Ansa e successivamente da numerose televisioni e piattaforme social.
Questa volta, però, la lettura politica dell’immagine è stata decisamente più contenuta. Il centrodestra non ha trasformato l’episodio in una prova definitiva del consenso nei confronti della premier, mentre dalle opposizioni non sono arrivati commenti altrettanto significativi.
Ed è proprio questo doppio metro di giudizio a rappresentare il cuore della polemica. Se un gruppo di contestatori può diventare la dimostrazione di un presunto crollo del governo, perché un’accoglienza calorosa non dovrebbe essere considerata, con la stessa logica, un segnale positivo?
Naturalmente, né i fischi di Taranto né gli applausi di Amatrice possono, da soli, rappresentare una fotografia scientifica del consenso politico nazionale. La popolarità di un governo si misura attraverso elezioni, sondaggi, risultati amministrativi e andamento nel tempo, non attraverso una singola manifestazione pubblica.
Resta però il tema della comunicazione politica. In una fase internazionale particolarmente complessa, il governo italiano continua a mantenere, almeno secondo le rilevazioni elettorali e demoscopiche, una posizione relativamente solida. Ed è proprio questo elemento a rendere ancora più acceso il confronto tra maggioranza e opposizioni.
Taranto e Amatrice, dunque, diventano due fotografie diverse della stessa giornata politica: da una parte i fischi trasformati in una possibile pro














