Nella stagione 1990/91 il Taranto si appresta a disputare nuovamente il campionato di Serie B dopo un solo anno d’assenza. Il presidente Carelli decide di eseguire un avvicendamento in panca, ingaggiando il giovane Walter Nicoletti chiamato a sostituire l’esperto Clagluna. Il tecnico romagnolo ha infatti ben figurato nella stagione precedente, nella quale ha condotto un ottimo campionato con la matricola Giarre terminato addirittura con il quarto posto. Nella campagna acquisti su tutti spicca il nome di Davide Zannoni, pagato la bellezza di trecento milioni annui, che dopo qualche problema con le visite mediche riesce finalmente ad avere il via libera per iniziare la sua avventura tarantina.
Ad inizio campionato il clima in città è dei migliori non solo per il fulmineo ritorno in cadetteria, ma anche per la stupefacente vittoria in Coppa Italia con il risultato di due a uno contro la Juventus del “Divin Codino” Roberto Baggio, campione in carica della competizione.
Il torneo inizia bene e dopo quattordici giornate il Taranto si trova in quarta posizione, un piazzamento che fa sognare i tifosi e dà fiducia alla squadra rossoblu. La sconfitta per due a zero a Modena, però, riporta tutti con i piedi per terra ed in vista c’è un impegno che non sarà di certo più semplice. Il 30 dicembre il Taranto ospiterà infatti il fortissimo Foggia, agli inizi della tanto acclamata “Zemanlandia”. Il favoloso tridente composto da Signori, Rambaudi e Baiano sta guidando i satanelli in un campionato esaltante, una vera e propria cavalcata che sembra poter culminare con la promozione in Serie A. Il Taranto tuttavia giunge al match senza timori reverenziali ed è determinato a conquistare il sentitissimo derby pugliese. Per l’occasione la società ionica decide di indire la giornata “pro Taranto”, incassando la bellezza di duecentotrentacinque milioni di Lire, per un totale di quasi quindicimila tagliandi staccati.
Mister Nicoletti si affida alla consueta formazione, fatta eccezione per Luca Brunetti che dovrà scontare una squalifica. Gli undici titolari sono Spagnulo, Mazzaferro, Filardi, Evangelisti, Cossaro, Zaffaroni, Turrini, Raggi, Giacchetta, Zannoni e D’Ignazio.
Zdenek Zeman risponde con Mancini, List, Codispoti, Manicone, Bucaro, Padalino, Rambaudi, Porro, Baiano, Barone e Signori.
Il match è duro e combattutissimo fin dalle prime battute, a farne le spese è Zaffaroni che al ventitreesimo viene inspiegabilmente espulso dopo un normalissimo scontro di gioco dal sig. Guidi di Bologna, palesemente non in giornata di grazia. Il Foggia, già leggermente favorito, vede spianarsi la strada della vittoria.
Alla mezzora esatta piove sul bagnato per gli ionici, con un’azione che ha del tragicomico: Filardi affida comodamente di testa un pallone innocuo a Cossaro che senza alcun apparente motivo scaglia una pregevole conclusione verso Spagnulo, freddato dallo sconsiderato mancino del proprio compagno. Uno a zero per i rossoneri e partita che assume un risvolto totalmente inaspettato, soprattutto per il modo in cui sta maturando tale risultato.
In apertura di ripresa è ancora il Foggia a rendersi pericoloso con un’uscita errata di Spagnulo che Baiano non riesce a sfruttare. Poco dopo è Rambaudi, servito splendidamente da Signori, a sprecare una ghiotta circostanza tentando un velleitario pallonetto che termina alto. Spagnulo-Rambaudi è ormai un duello personale, ancora una volta è il portiere rossoblu ad avere la meglio respingendo in uscita una conclusione ravvicinata del numero sette foggiano. Il match è ormai diventato un tiro a segno, con il Foggia che assedia nella propria area il Taranto.
Cossaro prova a scuotere i suoi, sfiorando una “doppietta” non convenzionale, ma il suo colpo di testa viene neutralizzato da Mancini. All’ottantaquattresimo il Taranto può recriminare ancora nei confronti del sig. Guidi che decide di ammonire Turrini per simulazione, non assegnando un calcio di rigore che ai supporters ionici sembrava netto. Due minuti più tardi il Foggia raddoppia: calcio d’angolo corto di Barone, List corregge verso il centro dell’area e Rambaudi indisturbato riesce a battere Spagnulo con un potente colpo di testa.
Il due a zero, maturato probabilmente anche a causa di un arbitraggio che parrebbe di parte, scatena la rabbia di alcuni facinorosi nel settore di Curva Nord che mettono in scena una vergognosa sassaiola con annesso lancio di fumogeni sul terreno di gioco. Vittima involontaria Turrini, colpito sul capo da una pietra che gli procura una ferita, suturata con tre punti. Ne consegue inevitabilmente l’interruzione della gara per sette minuti, con successiva squalifica dello “Iacovone” per tre turni, poi ridotti a due. Il match si chiude senza ulteriori note, nè di cronaca sportiva e nè fortunatamente di cronaca nera.
Titoli di coda su un derby disputato in malo modo dalla squadra rossoblu e perso nettamente soprattutto sugli spalti.
Gabriele Campa















