Sei mesi nel Taranto nel 2006 sotto la presidenza Blasi e la guida tecnica di mister Papagni. Centrocampista che nel corso della sua carriera ha militato anche in serie B con la maglia del Catania e che si faceva apprezzare nel campo soprattutto per il suo attaccamento alla professione, per l’applicazione e per la grinta da vendere; insomma un vero combattente pronto a rispondere presente nel momento di necessità. Ha incrociato il Taranto lungo il suo percorso da calciatore sia da avversario, nell’infausta finale con il Catania del nove Giugno duemiladue che vide gli etnei festeggiare la serie B proprio allo Iacovone. Ma dopo cinque anni, come spesso accade ne calcio ha voluto che in un’altra finale play-off, questa volta valida per la promozione nell’allora C1 lui facesse parte di quel Taranto, protagonista dell’ultima promozione sul campo dei rossoblù negli ultimi quattordici anni. Parliamo ovviamente della sfida sotto il diluvio contro il Rende. L’ex calciatore ij questione è Andrea Bussi, quest’oggi allenatore del Pomezia nel girone E della LND. Lo abbiamo contattato per una chiacchierata tra amarcord, presente e futuro.
Presto un fiocco rosa: “ In famiglia e personalmente vivo questa situazione come tutti gli italiani. Per fortuna io e la mia famiglia stiamo bene e sono ancora più felice perché presto diventerò padre di un’altra figlia. Mi spiace per il momento difficilissimo a livello sociale che sta vivendo il nostro popolo. Noi italiani sappiamo sempre reagire alla grande e confido in questo ma la situazione è davvero difficile.”
Esperienza a Pomezia: “Ho preso il Pomezia in Eccellenza e sono arrivato sino alla finale play-off contro il Mestre per l’approdo in serie D. A Abbiamo disputato una grande partita in un ambiente bellissimo li a Mestre con tanti tifosi, siamo stati poco cinici e sfortunati a non concretizzare le tantissime occasioni create. Tuttavia grazie a quella finale siamo stati ripescati. Quest’anno stavamo facendo fatica in una categoria nuova. Io mi ero dimesso dopo tre partite disputate molto bene nel girone dello Scandicci, Monterosi e il Grosseto. Dopo un breve periodo mi hanno richiamato ed eravamo in lotta nei play-out, sono certo che questa squadra non avrebbe mollato e ci saremmo potuti salvare tranquillamente. La fatica l’abbiamo riscontrata nell’allestimento della squadra in quanto il ripescaggio è arrivato tardi. Ma i ragazzi mi hanno dato soddisfazione fino all’ultimo anche quest’anno.
Under da scovare in casa: “Questo è un lavoro che deve nascere proprio dal sistema calcio, quello di creare e crescere talenti. É difficile perché bisogna fare grossi investimenti come stanno facendo in Germania e Spagna mentre in Italia questo aspetto viene trascurato. Quest’anno ho deciso che farà il direttore tecnico della squadra del Pomezia e andrò a lavorare sui tecnici della scuola calcio. In Olanda e Portogallo spendono milioni di euro per impianti e settori giovanili”
Differenze fra gironi: “La differenza è principalmente ambientale. Al sud c’è più gente allo stadio che ti da stimoli mentre al centro-nord un calciatore deve essere bravo a darsi da solo la carica necessaria. A Parte qualche piazza come Grosseto non c’è paragone con la piazza di Taranto a livello di calore. Cambia la pressione delle piazze verso la squadra ma la velocità di gioco e la qualità sono le stesse.”
Periodo nel Taranto: “ Di quel periodo ho ricordi bellissimi. Avevamo una squadra che per la C2 penso fosse imbattibile. Probabilmente riuscirebbe a vincere a mani basse la serie D di oggi, se consideriamo che il livello si è abbassato molto. Taranto ha rappresentato un punto alto per la mia carriera, una piazza così, con la cultura calcistica che ha credo possa fare la serie A. Non sono da sottovalutare il blasone del club , la fame di calcio e il calore della gente. Si è trattata di una stagione che ha arricchito notevolmente il mio curriculum; non capita a tutti di giocare a Taranto e vincere un campionato.”
Forza di quel Taranto: “Senza fare un torto ad altri miei ex compagni penso che quando giochi con giocatori come Prosperi, Pastore, Toledo, De Florio, Mancini, Ambrosi, Cejas, De Liguori, Catania, puoi solo ritenerti fortunato. Era una squadra e un gruppo fantastico tecnicamente e umanamente. Quando parlo di Taranto dico quello che penso. Mi dispiace tanto che non riusciamo a vederla nella categoria che merita.
Semifinale Taranto- Melfi: “All’andata a Melfi ero in panchina; fu una partita giocata male da parte nostra ma che fu condizionata dal rigore che subimmo all’inizio con l’infortunio di Martinelli che causò rigore e subì l’espulsione. In dieci tutto sembrava compromesso visto il risultato finale. Anche la situazione ambientale fu caratterizzata da qualche tensione. Per quanto riguarda la partita del ritorno, invece, sembravamo assatanati. Credo di non aver mai visto una squadra correre e insistere alla ricerca del gol come quella domenica. Faceva molto caldo ma noi correvamo e giocavamo come fossimo il Barcellona. Vincemmo due a zero ma in virtù di quanto creammo avremmo potuto vincere almeno 5-0.”
A Cosenza un tripudio rossoblù:“La finale di andata contro il Rende disputata a Cosenza fu proprio la conferma di quanto dicevo prima. Vedere oltre cinquemila tifosi in un settore ospiti stracolmo che sostengono la squadra e la spingono con cori e colori di simile intensità fu davvero impressionante, tanta roba davvero. É stato un altro punto molto alto della mia carriera. E questa è proprio la differenza fra le piazze del sud e quelle del centro nord. Al Nord sono poche le piazze così, forse solo Livorno e Pisa.”
Pressione e temperamento: “La pressione che proviene dagli spalti e nei vicoli o nei bari di una città sta al giocatore saperla gestire. Questo è un aspetto soggettivo. Se c’è pressione non tutti la sopportano allo stesso modo e può capitare, a me è capitato di conoscere giocatori molto più bravi di me che non riuscivano ad esprimersi a Catania o Terni o Taranto come ho fatto io. Taranto è l’esempio perfetto. Arrivai a gennaio e feci fino a Maggio solo 8 partite; poi nel corso dei play-off il mister mi ha messo nella mischia. La semifinale che dovevamo rimontare di due gol mister Papagni mi fece giocare titolare, idem la finale. Specialmente nelle partite dentro o fuori il carattere conta tanto. Un giocatore che incarnava perfettamente quelle caratteristiche, di grande tempra e forza è stato Alessandro Ambrosi, con cui ho giocato insieme anche a Catania. E posso dire che anche a Taranto è stato decisivo.”
Iacovone talismano: “Lo Iacovone è il mio stadio, posso dire di non aver sbagliato una partita né con la maglia del Taranto nè da avversario. É un campo stupendo che mi ha portato fortuna. Ma adesso prometto di tornarci, eventualmente, solo sulla panchina rossoblù (ride). A parte gli scherzi non conosco la presidenza attuale però sicuramente ci vuole un’organizzazione societaria, una struttura economica e una squadra importante che trascini tutta la piazza. Gli allenatori hanno anche bisogno di sentire fiducia intorno a sé. Oggi invece dopo due pari e una sconfitta ti esonerano. Credo che un’altra parola chiave sia continuità. In fine non credo alla riforma dei campionati, bisogna prima vedere se ripartiamo. Per me non è giusto ripartire, ci sono cose più importanti da sistemare. Ma se proprio si dovesse ripartire spero lo si faccia nel rispetto di tutte le norme sanitarie. A mio avviso anche la preparazione adesso è approssimativa, l’ideale sarebbe ripartire a settembre facendo le cose con calma.”
Andrea Loiacono













