Taranto rischia di dover affrontare una nuova emergenza sul fronte occupazionale. Dopo anni segnati dalla crisi dei grandi comparti industriali, l’allarme riguarda questa volta il settore dei call center e, più in generale, quello del CRM e del BPO, alle prese con una fase di profonda trasformazione legata alla contrazione delle commesse e all’introduzione delle nuove tecnologie.
A richiamare l’attenzione sulla situazione è la SLC CGIL di Taranto, che guarda con particolare preoccupazione alle prospettive della sede ionica di Konecta Italia, azienda che attualmente impiega 76 lavoratrici e lavoratori sul territorio.
«A livello nazionale la società Konecta Italia ha già annunciato dei tagli relativi alle sedi decentrate, e Taranto che attualmente occupa 76 addetti potrebbe esserne impattata», afferma la segretaria generale della SLC CGIL di Taranto, Tiziana Ronsisvalle. Secondo la dirigente sindacale, l’eventuale coinvolgimento della sede ionica rappresenterebbe un ulteriore elemento di fragilità per un territorio già segnato da numerose vertenze industriali e occupazionali.
Il nodo dell’intelligenza artificiale
Il tema centrale della vertenza riguarda anche il rapporto tra innovazione tecnologica e occupazione. Secondo la SLC CGIL, il processo di trasformazione del settore rischia di tradursi in una riduzione degli organici qualora l’intelligenza artificiale venga utilizzata principalmente per sostituire le attività oggi svolte dagli operatori.
«La gestione degli esuberi rischia di essere fatta prediligendo l’intelligenza artificiale al posto delle persone e delle loro famiglie», sottolinea Ronsisvalle.
Negli incontri avviati in questi giorni nelle sedi delle associazioni datoriali, spiega il sindacato, non sarebbero ancora emerse indicazioni definitive sul futuro degli organici. La preoccupazione, tuttavia, resta alta in attesa di un quadro più preciso sulle eventuali riorganizzazioni.
Una crisi che riguarda l’intero comparto
Per la SLC CGIL, il caso Konecta rappresenterebbe soltanto una parte di una crisi più ampia che interessa il settore dei servizi di customer relationship management e business process outsourcing.
Tra i fattori indicati dal sindacato figurano la riduzione delle commesse da parte delle grandi aziende dei settori delle telecomunicazioni, dell’energia e dei servizi, oltre alle dinamiche delle gare al massimo ribasso che, secondo la lettura della categoria, finiscono per incidere sul costo del lavoro e sulle condizioni occupazionali.
A questi elementi si aggiunge l’introduzione dell’intelligenza artificiale, rispetto alla quale la SLC CGIL chiede un utilizzo regolamentato, anche per quanto riguarda la gestione e la tutela dei dati sensibili degli utenti.
«Tutto ciò sta facendo esplodere vertenze di gravissima entità su cui Taranto non può farsi trovare impreparata», sostiene Ronsisvalle.
L’appello alle istituzioni
Di fronte allo scenario delineato dal sindacato, la SLC CGIL ha deciso di coinvolgere direttamente le istituzioni e la politica. L’organizzazione sindacale ha annunciato di aver scritto ai gruppi parlamentari di Camera e Senato, chiedendo attenzione sulla situazione del settore e possibili interventi sul piano legislativo.
«Chiediamo a tutti i rappresentanti istituzionali del territorio di fare scudo rispetto al destino di questi lavoratori», afferma Ronsisvalle. L’obiettivo indicato dal sindacato è quello di evitare che la trasformazione tecnologica e la crisi delle commesse si traducano in nuovi posti di lavoro persi sul territorio.
«Servono interventi legislativi urgenti, altrimenti saremo travolti», conclude la segretaria generale della SLC CGIL di Taranto.
La vicenda resta dunque in evoluzione. Per i 76 lavoratori della sede tarantina di Konecta, e più in generale per l’intero comparto dei call center, le prossime settimane potrebbero essere decisive per comprendere quale impatto avranno riorganizzazioni aziendali, andamento delle commesse e innovazione tecnologica sull’occupazione.















